Last Updated on 09/05/2019
Caravaggio, Guido Reni, Guercino, Salvator Rosa e Luca Giordano: cinque grandi nomi (e altrettante opere) del Seicento italiano
Il Seicento è dominato da diverse tendenze: alla pittura di stampo naturalista e verista si affianca infatti il classicismo bolognese, in un insieme di personalità sui generis.
Caravaggio e Guido Reni
Caravaggio (1571-1610) è uno dei più grandi esponenti del Seicento italiano. Egli recepisce la corrente verista lombarda e il Rinascimento veneto. L’opera David con la testa di Golia (1609-10), conservata presso la Galleria Borghese di Roma, stupisce per i suoi toni umili e drammatici, declinati secondo un’intensa espressività. Eloquente la sigla che compare sull’arma utilizzata per la decapitazione: H-AS OS, Humilitas Occidit Superbiam (l’umiltà uccise la superbia).

Guido Reni (1575 – 1642), pittore classicista, si muove tra il mito e il contesto storico-sociale in cui vive. In tal senso, Il suicidio di Cleopatra (1625-26) alla Bildergalerie di Potsdam, in Germania, presenta la regina tolemaica con sontuose vesti seicentesche. La teatrale espressione della donna, con gli occhi rivolti verso l’alto, ricerca la partecipazione del lettore, come previsto dalla trattatistica controriformata.

Guercino, Salvator Rosa e Luca Giordano, altri tre grandi nomi del Seicento italiano
Anche Guercino (1591-1666) è un esponente del succitato classicismo. Se l’uso dei contrasti di luce tipici del Caravaggio è impiegato con intento plastico, gli studi guercineschi in materia sono invece fini a sé stessi. Ciò è evidente anche nella tela Gesù e la samaritana al pozzo (1640 -41), al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. Il dipinto colpisce per quella «gentile grazia morale» lodata da Goethe, per la resa particolareggiata e tridimensionale del drappeggio e per il paesaggio sfumato sullo sfondo.

Salvator Rosa (1615 – 1673) ha una pennellata densa e materica, peculiarità di cui si avvale per composizioni ardite, sulla scia del caravaggismo dello Spagnoletto. In un secolo dominato dal peso della Controriforma, le sue streghe incarnano quelle seduzioni della carne associate al male. L’artista, mettendole in mostra, le vuole esorcizzare. Ecco, dunque, in Scene di stregoneria (1646), visibile alla National Gallery di Londra, nudità femminili sordide e ripugnanti, tra paioli, fiaccole e animali mostruosi e visionari.

Luca Giordano (1634 -1705) spazia dalla verità pittorica di Ribera alla palette aurea veneziana, fino al monumentalismo di Rubens. Costante, tuttavia, è l’attenzione al dato reale e la trattazione spaziale illusionistica. Nel San Gennaro intercede presso la Vergine, Cristo e il Padre Eterno per la peste, (1656?), al Museo Nazionale di Capodimonte, a Napoli, la bipartizione del dipinto è frutto di uno studio di gusto scenografico. Ciò crea un evidente contrasto: vividezza e colloquio sopra, cupezza e rigor mortis in basso.

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Classe 1991, sono laureata in studi storico – artistici e svolgo l’attività di curatrice, art advisor e critica d’arte. Scrivo per l’Atlante dell’Arte contemporanea Giunti editore, all’interno del quale firmo inoltre degli speciali di moda e fotografia. Come membro di redazione di tale pubblicazione, ho tenuto delle lectiones magistrales di autori di arti visive al Metropolitan Museum di New York ed ho fornito il mio supporto per lo stand della suddetta società nell’ambito di Art Basel Miami 2024. Sono nel comitato scientifico di diversi padiglioni alla Biennale di Venezia Arte e dell’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma.


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