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Intervista a Tiziana Vanetti: “Da piccola i dipinti erano come realtà parallele”

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“L’arte per me è una forma di vita quotidiana, dove in pratica tutto ruota intorno ad essa, alla creazione artistica”

Tiziana Vanetti, nata a Bengasi, in Libia, attualmente docente presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, è una dei due protagonisti della nuova mostra della galleria romana SpazioCima, “Urbani per natura”, curata da Roberta Cima. E visitabile sino all’11 aprile. Lei, insieme a Gabriele Buratti, ha dato la sua personale visione e rappresentazione pittorica della natura. Riconducendola, però, ad una contestualizzazione urbana e contemporanea.

Tiziana Vanetti
Tiziana Vanetti

La mostra di Tiziana Vanetti a SpazioCima

Per lei la natura è intesa come spazio vissuto, espressione di sé stessa e della propria dimensione emotiva. Si affida per rappresentarla a pennellate veloci, fluide, gocciolanti. Delineando le masse e non i particolari. Così da esaltare la natura come pure oggetto estetico. E puntando alle emozioni che le provocano le immagini a lei care, tra ricordi e fotografie.

Abbiamo colto l’occasione per porre cinque domande a Tiziana Vanetti. Per conoscerla di più. Per scoprire da cosa nasca questo suo bisogno di fare arte, partendo proprio dalla natura. Raccontandola e amandola.

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Cosa è l’arte per Tiziana Vanetti?

L’arte per me è una forma di vita quotidiana, dove in pratica tutto ruota intorno ad essa, alla creazione artistica. Insomma, una forma esistenziale, dove ricerca,  vita personale e tutto il resto, coincidono all’idea di Arte e Vita.

Qual è stato il preciso momento in cui ti sei sentito, anche se a livello primordiale, artista?

Mi sono sentita con tale approccio primordiale artistico quando ho iniziato da piccola ad osservare i dipinti, come delle realtà parallele alla nostra.Un mondo dove potevo entrarci ed immaginare ciò che poteva accadere.

Da cosa (o da chi) trai spunto per la tua arte?

Mi piace trarre spunto dalle sensazioni ed emozioni intime, anche dal confronto delle immagini visive, qualunque esse siano, opere d’arte,  letture e immagini quotidiane. A tale riferimento la serie Wild nasce  dopo aver letto e subito il fascino della descrizione, in parte conturbante, che William Shakespeare fa della foresta e del bosco nel “Sogno d’una notte di mezza estate”. Perciò  sono andata a ritrovare nel bosco quelle sensazioni e precisi riferimenti,  che poi ho tradotto e continuo a fare nella pittura.

Le tre opere che ti rappresentano di più e perchè.

Le opere scelte mi rappresentano per diversi motivi, ma pur legati tra di loro in una condizione intima dei ricordi. L’interno familiare, per la fragilità della vita, ma eterno nella memoria. La città di Bengasi è un omaggio alla mia cara citta Natale. Vista in un periodo di quiete tra gli anni ’60 e ’70, quando io e la mia famiglia vi vivevamo. Wild il bosco come proiezione di una realtà immaginata, i luoghi della mia infanzia quando sono arrivata in Italia.

Prossimi progetti.

Sono molteplici. Innanzitutto accompagnano la mia attività di insegnante all’Accademia. Ma riguardano anche varie collaborazioni con altri artisti protagonisti della scena artistica italiana. In particolare (per scaramanzia non dico ne luoghi ne artisti coinvolti) si tratta delle realizzazioni che hanno per tema l’Uomo e la Natura, da farsi in prestigiosi ambienti storici artistici.

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