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La vera storia di Pasquino e le altre statue parlanti di Roma

Quella di Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della città fra il XVI ed il XIX secolo. Oggi si trova su un lato di Palazzo Braschi, vicino a Piazza Navona. E racconta una storia che rimanda addirittura allo stadio di Domiziano…

Una figura nota tra i romani, ma non ancora abbastanza tra le nuove generazioni. Quella di Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della città fra il XVI ed il XIX secolo. Oggi si trova su un lato di Palazzo Braschi a Roma, vicino a Piazza Navona.

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Le statue parlanti diffusori della satira locale

Le statue parlanti di Roma sono una serie di statue, si crede siano sei, su cui, fin dal XVI secolo, i Romani affiggevano, ma accade tuttora, messaggi anonimi, contenenti per lo più critiche e componimenti satirici contro i governanti, messaggi spesso detti “pasquinate” dalla statua parlante più nota, il Pasquino. Da questi emergeva il malumore popolare nei confronti del potere e l’avversione alla corruzione ed all’arroganza dei suoi rappresentanti. Le altre cinque statue parlanti sono Madama Lucrezia, Marforio, il Babuino, il Facchino, l’Abate Luigi.

La vera storia di Pasquino

Pasquino, tra le più celebri statue della città, rappresenta probabilmente un eroe dell’antica Grecia. Qualcuno suppone Menelao, Aiace o Ercole. Purtroppo non si può affermare con certezza, perché la statua risale al III secolo d.C. e ad oggi non ci sono né le braccia, né le gambe e in più il volto è danneggiato. Fu ritrovata nel 1501 durante alcuni lavori di ristrutturazione, della pavimentazione stradale del Palazzo Orsini, (oggi Palazzo Braschi). Divenne celebre tra il XVI e il XIX secolo grazie alla sua storia di statua “parlante”.

Forse era utilizzata come ornamento dello Stadio di Domiziano

È probabile che si tratti del frammento di un gruppo dello scultore Antigonos raffigurante Menelao che sostiene il corpo di Patroclo morente, del quale esistono numerose repliche, tra cui una pressoché completa in marmo conservata nella Loggia dei Lanzi a Firenze. Secondo le prime interpretazioni, si ritenne che fosse impiegata per l’ornamento dello Stadio di Domiziano, oggi coperto dalla piazza.

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