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I capolavori di Roma: la Fontana dei Quattro fiumi, tra storia, leggende e… piccioni

Last Updated on 08/05/2020

Si trova al centro di Piazza Navona ed è uno è dei massimi capolavori di Roma. La Fontana dei quattro Fiumi è stata ideata e plasmata da Gian Lorenzo Bernini tra il 1648 e il 1651. Si dice che questa guardi con disprezzo la chiesa del Borromini, ma è vero? Inoltre, in un restauro di dieci anni fa, è stato installato uno strano impianto “elettrico”…

Foto tratta da Wikipedia

Si trova al centro di Piazza Navona, davanti alla chiesa di Sant’Agnese in Agone di Francesco Borromini, ed è uno è dei massimi capolavori di Gian Lorenzo Bernini. La Fontana dei quattro Fiumi è stata da quest’ultimo ideata e plasmata tra il luglio 1648 ed il giugno 1651, su commissione di papa Innocenzo X. Venne realizzata nel punto in cui fino ad allora si trovava un “beveratore”, una semplice vasca quadrata per l’abbeveraggio dei cavalli.

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La descrizione dell’opera

Opera di architettura e di scultura, la Fontana dei Quattro Fiumi realizza lo straordinario supporto alla copia romana di un obelisco egizio, proveniente dal Circo di Massenzio. Mette in mostra un vero e proprio artificio barocco, nell’appoggio dell’obelisco sul vuoto. Le quattro figure umane che emergono da un paesaggio di rocce e caverne simboleggiano i grandi fiumi dei quattro continenti noti a quell’epoca, il Nilo, il Gange, il Danubio e il Rio de la Plata.

Artificio del barocco tendente al “capriccio”

Per la fontana vige l’impostazione classica, ma con una tendenza al “capriccio”. Il Danubio indica uno dei due stemmi dei Pamphili presenti sul monumento come a rappresentare l’autorità religiosa del pontefice sul mondo intero. Il Nilo si copre il volto con un panneggio, facendo riferimento all’oscurità delle sue sorgenti, rimaste ignote fino alla fine del XIX secolo. Il Rio della Plata possiede un sacco traboccante di monete d’argento, a simboleggiare il colore argenteo delle acque. Infine il Gange regge un lungo remo che suggerisce la navigabilità del fiume. Sulla fontana, inoltre, sono raffigurati sette animali, oltre alla colomba bronzea in cima all’obelisco: il leone, il coccodrillo, il serpente di mare, il cavallo, il serpente di terra, il delfino e il drago.

Foto tratta da Wikipedia

La leggenda che riguarda il Nilo e il Borromini

C’è chi racconta che il personaggio raffigurante il Nilo si nasconda gli occhi per non vedere la chiesa di Sant’Agnese in Agone di Francesco Borromini, suo grande rivale. In realtà il gesto, come già detto, è un’allusione alle allora ignote sorgenti del Nilo. Si tratta inoltre di un evidente anacronismo storico, poiché la fontana fu realizzata tra il 1648 e il 1651, mentre la chiesa di Sant’Agnese in Agone fu iniziata dal Borromini non prima del 1652.

Quel restauro che allontana i piccioni

L’ultimo restauro risale al 2009, al termine di due anni di lavori. La fontana era in pessime condizioni sia per cause atmosferiche sia per la gran quantità di escrementi dovuti alla massiccia presenza di piccioni nella piazza. Fu pertanto installato un impianto, assolutamente invisibile a chiunque, capace di emettere piccole cariche elettriche quando i volatili si avvicinano. Limitandone di fatto la presenza.

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