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La leggenda della Porta Alchemica di Roma e il segreto della pietra filosofale

Last Updated on 19/11/2020

Uno dei luoghi più misteriosi di Roma: la Porta Alchemica fu edificata tra il 1655 e il 1680 dal marchese di Pietraforte nella sua residenza, Villa Palombara, oggi Piazza Vittorio. Secondo la leggenda fu un modo per celebrare una riuscita trasmutazione avvenuta nel laboratorio di Palazzo Riario

Uno dei luoghi più misteriosi di Roma: la Porta Alchemica, detta anche Porta Magica o Porta dei Cieli, è un monumento edificato da Massimiliano Savelli Palombara, marchese di Pietraforte nella sua residenza, villa Palombara, sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino. Quasi nella stessa posizione in cui si trova ora, corrispondente all’odierna Piazza Vittorio. E’ la sola, delle cinque porte della villa, a essere sopravvissuta. Sull’arco della porta perduta sul lato opposto vi era un’iscrizione che permette di datarla al 1680; vi erano poi altre quattro iscrizioni perdute sui muri della palazzina all’interno della villa.

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Gli alchimisti di Palazzo Riario e la trasmutazione nel laboratorio

L’interesse del marchese Savelli di Palombara per l’alchimia nacque probabilmente per la sua frequentazione, sin dal 1656, della corte romana della regina Cristina di Svezia a Palazzo Riario (oggi Palazzo Corsini) sulle pendici del colle Gianicolo, oggi sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Cristina di Svezia era un’appassionata cultrice di alchimia e di scienza e possedeva un avanzato laboratorio gestito dall’alchimista Pietro Antonio Bandiera. In Palazzo Riario nacque un’accademia a cui si collegano i nomi di personaggi illustri del Seicento. Secondo una leggenda la porta fu edificata nel 1680 come celebrazione di una riuscita trasmutazione avvenuta nel laboratorio di Palazzo Riario.

Il segreto della pietra filosofale

A tramandarci questa leggenda fu, a partire dal 1802, Francesco Girolamo Cancellieri. Secondo questa un pellegrino chiamato stibeum fu ospite nella villa per una notte. Costui, identificabile con l’alchimista Francesco Giuseppe Borri, la trascorse nei giardini alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l’oro. Il mattino seguente qualcuno lo vide scomparire per sempre attraverso la porta. Lasciò però dietro di sé alcune pagliuzze d’oro, frutto di una riuscita trasmutazione alchemica. Nonché una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale.

Il marchese cercò inutilmente di decifrare il contenuto del manoscritto con tutti i suoi simboli ed enigmi, finché decise di renderlo pubblico facendolo incidere sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri della magione, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a comprenderli. Forse l’enigmatica carta potrebbe riferirsi al misterioso manoscritto Voynich, che faceva parte della collezione di testi alchemici donati da Cristina di Svezia al suo libraio Isaac Vossius, finiti nelle mani dell’erudito Athanasius Kircher, insegnante del Borri nella scuola gesuitica.

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