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L’analfabeta di Agota Kristof: la recensione del libro

Last Updated on 29/04/2021

Tempo di Natale, tempo di regali, l’occasione giusta per riscoprire un piccolo libro donatomi qualche tempo fa da una persona amica: “L’analfabeta”, l’autobiografia della scrittrice ungherese Agota Kristof, pubblicata in Italia da Casagrande.

Tempo di Natale, tempo di regali, l’occasione giusta per riscoprire un piccolo libro donatomi qualche tempo fa da una persona amica: “L’analfabeta”, l’autobiografia della scrittrice ungherese Agota Kristof, pubblicata in Italia da Casagrande.

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La trama del libro

Undici capitoli per undici episodi della sua vita, dalla bambina che divora i libri in Ungheria alla scrittura dei primi libri in francese. L’infanzia felice, la povertà del dopoguerra, gli anni di solitudine in collegio, la morte di Stalin, la lingua materna e le lingue nemiche (il tedesco, il russo e in un certo senso anche il francese), la fuga in Austria e l’arrivo a Losanna, profuga con un bebè. Quella che Agota Kristof ci racconta ne “L’analfabeta” è una storia tenera e spiritosa, asciutta, senza una parola di troppo.

Prima di tutto, naturalmente, bisogna scrivere. Dopo di che bisogna continuare a scrivere. Anche quando non interessa a nessuno. Anche quando si ha l’impressione che non interesserà mai a nessuno. Anche quando i manoscritti si accumulano nei cassetti e li si dimentica, pur continuando a scriverne altri … Si diventa scrittori con pazienza e ostinazione, senza mai perdere la fiducia in quello che si scrive”

Memorie dell’infanzia

“L’analfabeta” è un libro piccolo, che si legge in un’ora, in cui la Kristof racconta la propria vita attraverso l’amore per la lettura e poi per la scrittura. Una testimonianza breve, che rappresenta però una chiave importante per comprendere il suo modo di scrivere, il suo modo di essere.

Quelle della Kristof sono memorie dell’infanzia, dello stato di profuga, della non appartenenza ad alcun paese, del “deserto” attraversato per raggiungere l’integrazione – l’assimilazione – nella sua nuova nazione, della perdita della propria lingua d’origine parlata e scritta: perché la disperazione ha un nome ed è la vita stessa, la lingua che parliamo o che non riusciamo a parlare.

Ma è anche il ricordo della salvezza trovata, non senza difficoltà, nella scrittura. Una rivincita con se stessa, cresciuta attraverso la progressiva padronanza di questa nuova lingua che inizialmente sente nemica. Parlare, leggere, scrivere. Fino a diventare una scrittrice in lingua francese.

Questa lingua, il francese, non l’ho scelta io. Mi è stata imposta dal caso, dalle circostanze. So che non riuscirò mai a scrivere come scrivono gli scrittori francesi di nascita. Ma scriverò come meglio potrò. È una sfida. La sfida di un’analfabeta”

Col suo consueto stile essenziale ne “L’analfabeta” la Kristof srotola la vita e le sue sorprese amare

Col suo consueto stile essenziale ne “L’analfabeta” la Kristof srotola la vita e le sue sorprese amare, attraverso la variante del racconto autobiografico. Un resoconto scarno, misurato, didascalico, ma non per questo scevro di poesia. Piuttosto, al contempo, ironico e toccante. Secco, come cicatrici di ferite profonde e antiche. Un testo scritto come se l’autrice fosse un attore neutro, per questo insolito e dirompente.

“L’analfabeta” è una lettura tanto veloce, non impegnativa, quanto dal punto di vista emotivo è invece densa. È un concentrato di materia primordiale. Incandescente, eppure addomesticata. Un segno di intelligenza e sensibilità in risposta alle ferite subite, al dolore patito. Un esercizio di forza interiore che si fa narrazione della propria verità. Affermazione di dignità.

Come ogni dono è accompagnato da un biglietto di auguri, sulla mia copia personale c’è una dedica che dice: “A Michele, perché non perda mai la fiducia”. Ecco, che si voglia diventare o meno scrittori, che si abbia o meno il conforto di credere in una fede, in vista del nuovo anno, in questo periodo in cui tutti ci stiamo riscoprendo un po’ “analfabeti”, auguro che ognuno possa prendere esempio da Agota Kristof, non perda mai la fiducia. Non perda mai la speranza. Buon Natale!

Chi è Agota Kristof

Scrittrice ungherese. Nel 1956 è spettatrice dell’invasione del suo paese da parte dei carri armati sovietici. Fuggita con la famiglia in Svizzera, trova un impiego presso una fabbrica di orologi. Comincia a scrivere nella sua lingua di adozione, il francese, prima testi per il teatro, poi romanzi che la impongono all’attenzione del grande pubblico: Il grande quaderno (1987), La prova (1990), La terza menzogna (1992) – che nella traduzione italiana confluiscono a formare La trilogia della città di K (1998) – in cui le storie parallele di due gemelli, Klaus e Lucas, si dipanano in un labirinto di disperazione morale e bruciante dolcezza, sullo sfondo di una guerra divoratrice.

Anche nelle opere successive (Ieri, 1995, portata sul grande schermo dal regista Silvio Soldini con il titolo Brucio nel ventoL’analfabeta, 2004; Dove sei Mathias?, 2006) la sua prosa scarna e tagliente scandisce i battiti di un mondo allucinato e crudele, consegnando al lettore una testimonianza impietosa, venata di dolente nostalgia. Tra i libri pubblicati in italiano, ricordiamo anche la raccolta di racconti La vendetta (Einaudi 2005) e Chiodi, edito da Casagrande nel 2018. Muore a Neuchâtel – era naturalizzata svizzera – il 27 luglio 2011.

Scheda del libro

Titolo: L’analfabeta
Autore: Agota Kristof
Editore: Casagrande
Anno edizione: 2005
Pagine: 53 p.
ISBN: 9788877134264
Prezzo: € 12,00.

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