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Intervista a Sirante- La street art di chi non ha volto, ma tante cose da dire

Last Updated on 12/02/2021

Nello sfaccettato e variegato mondo della street art si aggira, da qualche anno, una misteriosa entità conosciuta con il nome di Sirante. L’intervista che segue è frutto della curiosità di comprendere meglio la street art attraverso le parole di chi la vive in maniera diretta…

Nello sfaccettato e variegato mondo della street art si aggira, da qualche anno, una misteriosa entità conosciuta con il nome di Sirante. L’intervista che segue è frutto della curiosità di comprendere meglio la street art attraverso le parole di chi la vive in maniera diretta. Tante domande e altrettante risposte, dunque, che provano ad accendere i riflettori sul controverso Sirante, un enigma che abbiamo cercato di risolvere.

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Ho molte cose da chiederti, ma iniziamo subito con la presentazione di rito. Raccontaci chi sei e cosa fai.

Sirante non è. Forse, al massimo, siamo. Non è importante sapere quello di cui mi/ci occupo/occupiamo. Ho/abbiamo fatto quello che ho/abbiamo fatto fino ad ora, ma in futuro chissà.

Nota del Redattore: a seguito di questa risposta abbiamo deciso di considerare Sirante come un’entità singola, indipendentemente dal fatto che sia una sola persona o un collettivo. Questo anche per rendere più leggibile e scorrevole il testo.

Come ti sei avvicinato alla street art?

Alle medie ho iniziato a fare delle tag e realizzavo degli adesivi con gli stencil. Per vari motivi, ho sempre taggato su cassonetti, parchimetri, cassette Acea, ecc. Mai o quasi mai sui muri. Mi ricordo anche che al liceo personalizzavo i banchi dei miei compagni. Terminata la scuola, per studio e poi per lavoro, ho smesso. Ma sai, come si dice, tutto torna.

Che ricordi hai delle tue prime esperienze in strada?

I ricordi sono legati principalmente all’andare in giro per la città con gli amici, squeezer marker in tasca, e via a fare tag!

La tua identità resta avvolta nel mistero. Come mai? Che vantaggi e svantaggi ci sono nel rimanere nell’anonimato, nel non poterti accostare ad un volto o ad un nome?

Perché mi piace vedere Sirante come una condivisione di idee, di pensieri e di proposte. Sono costantemente alla ricerca del Bello. Quando parlo del Bello intendo tutto ciò che ci circonda e che è stato creato, sia esso di origine organica che inorganica. Di certo non mi riferisco alle “opere” di Sirante.

Durante il primo e il secondo lockdown molti street artist hanno continuato ad agire in strada, perché tu no?

È un po’ complicato rispondere a questa domanda. Posso dirti che ci sono una serie di motivi alla base di questa decisione. Un tema sociale, un proprio interesse o altro, anche se magari lo sento molto vicino a me non deve diventare necessariamente un “lavoro di street art”.

Durante la fase preparatoria di questa intervista mi hai parlato di un progetto/performance che avresti realizzato a breve e che ho avuto modo di seguire tramite i social. Sto parlando di Just Art. Raccontaci tutto di questo progetto, la sua genesi e il suo sviluppo.

Just Art è nato mentre stavo lavorando ad un altro progetto. Ragionando sulla chiusura dei musei ho deciso di portare l’arte direttamente a casa. Ho scelto tre opere che facevano riflettere sui temi che hanno caratterizzato questo ultimo anno. Le persone hanno quindi potuto scegliere un’opera tra quelle da me proposte che poi gli è stata recapitata a domicilio, esattamene come quando ordiniamo a casa del cibo o altri prodotti.

Le opere sono state confezionate nelle classiche scatole della pizza corredate da una breve descrizione dell’opera. Just Art nasce perché ritengo che si è superato il limite di tempo che può trascorrere dall’ultima osservazione di un’opera d’arte dal vivo da parte di una persona. Io non ce la facevamo più a resistere a questa nostra stessa situazione.

Immagina che ho fatto più di 65 consegne, il tutto in maniera completamente gratuita. Le persone non hanno pagato né l’opera né il recapito a domicilio perché questa è stata un’azione improvvisa e non era previsto un suo sviluppo futuro. Ora, vista la continua richiesta di opere, vorrei creare un collettivo, ossia un gruppo di persone che semi-volontariamente lavorano a questo progetto. Semi-volontariamente perché, per ovvie e banali ragioni economiche, non posso portare avanti Just Art in maniera completamente gratuita. Cercherò di mantenere il prezzo il più basso possibile per far sì che il progetto si possa autofinanziare.

Prima di Just Art la tua produzione ha riguardato molto spesso la politica. A tuo parere cosa lega l’arte alla politica?

Arte e politica sono da sempre legate e dialogano costantemente. L’arte, come ogni altra forma di espressione, è utilizzata più o meno volontariamente per lanciare e trattare anche dei messaggi politici.

Matteo Salvini è uno dei tuoi “bersagli” preferiti. Ti puoi dunque definire un’artista schierato politicamente?

Visto che per me tutto è politica, se vogliamo, posso dire di sì.

Nei tuoi lavori spesso prendi ispirazione dall’arte “alta”, dai grandi maestri del passato. Pensi che le opere del passato, ricontestualizzate, possano aiutarci a comprendere meglio il mondo in cui viviamo?

L’arte del passato è troppo bella. Molte di queste opere non hanno neanche bisogno di essere ricontestualizzate. Erano attuali già al tempo e lo sono ancora oggi.

L’idea di street art è molto controversa. Ci sono diversi modi di interpretare questo fenomeno. Dunque, per te, cos’è la street art?

Condividere un pensiero, un’idea, una proposta. Di sicuro è un grido. Non solo mio, ma speriamo anche di altri.

Da quando hai iniziato com’è cambiato, se lo ha fatto, il fenomeno dell’arte urbana?

A mio modo di vedere è diventato molto più mediatico, di moda e forse anche molto banale. Ricordiamoci che state intervistando me (ndr, ride).

Cosa pensi dei grandi murales che sempre più spesso vengono commissionati da privati o dalle varie Amministrazioni pubbliche?

Sono molto belli. Decorano l’ambiente urbano, riqualificano e raccontano anche delle storie. A volte denunciano situazioni sociali difficili e portano colore dove, spesso, ci sono solo distese di grigio.

Per via di questa crescente popolarità la street art ha creato, soprattutto negli ultimi anni, un vero e proprio mercato. Sempre più spesso, infatti, le gallerie propongono esposizioni di opere realizzate da street artist. Tu cosa pensi al riguardo?

Credo che sia normale. Generalmente si vende tutto ciò di cui c’è richiesta. Non trovo nulla di strano al riguardo.

Legale Vs. illegale. La street art sembra viaggiare su ambo questi binari. Qual è il tuo punto di vista sulla questione?

Semplice. Se sta in strada è street art.

Pensi che potresti lavorare sotto commissione?

Se credo nel progetto o mi interessa l’idea, perché no.

Che cosa riserva il futuro a Sirante?

Ho tante idee, forse troppe. Solo il tempo potrà dire se si concretizzeranno oppure no. Chissà.

Le opere di Sirante


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