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Un varco nell’arte contemporanea italiana. Intervista a Marco Crispano

Marco Crispano è un giovane promettente che si sta ritagliando il suo spazio all’interno della scena dell’arte contemporanea di Roma e d’Italia. Arrivato nella Capitale quasi 10 anni fa per studiare e laurearsi in economia, si è poi avvicinato al mondo dell’arte. Una volta scattata la scintilla non poteva che divampare un incendio creativo…

Marco Crispano è un giovane promettente che si sta ritagliando il suo spazio all’interno della scena dell’arte contemporanea di Roma e d’Italia. Arrivato nella Capitale quasi 10 anni fa per studiare e laurearsi in economia, si è poi avvicinato al mondo dell’arte. Una volta scattata la scintilla non poteva che divampare un incendio creativo. Con le sue opere ad olio e acrilici ha intrapreso un personalissimo percorso artistico dove la realtà è sempre al centro di tutta la sua produzione. E’ uno degli “ambasciatori” di Be**pArt, la più grande mostra d’arte collettiva al mondo ideata dall’Atelier Montez di Giò Montez. Ma è anche curatore, artista e fondatore dell’hub creativo Il Varco. Lo abbiamo incontrato per fargli alcune domande, per conoscerlo meglio e avere la sua personale visione sullo stato dell’arte oggi.

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Marco Crispano, ti va di scattare una istantanea sullo stato attuale dell’arte?

Parlando di stato dell’arte vorrei limitarmi a quelli che sono i due mondi che più mi appartengono: quello romano e quello social. Riguardo lo stato della scena dell’arte contemporanea romana penso che ci siano artisti con delle qualità e nell’ultimo periodo si sta sviluppando un fermento indipendente; tuttavia, manca una unità d’intenti da parte del sistema. Roma mi sembra frazionata in una infinità di gruppi, spazi e realtà indipendenti che rappresentano una buona palestra per un giovane artista, ma è ben lontana dal poter rappresentare qualcosa di solido. Le gallerie che propongono e riescono a vendere artisti emergenti sono poche e le possibilità istituzionali a supporto dei giovani artisti sono ancora meno. Basterebbe poco alle istituzioni per rendere agibili strutture abbandonate e offrire studi d’artisti a giovani, creando dei distretti creativi e dando possibilità reali di vivere della propria arte.

Per quanto riguarda l’arte sui social network mi piacerebbe parlarne a lungo, ma per brevità mi limito a dire che se da un lato la democratizzazione dell’accesso alle immagini ha permesso agli artisti di proporsi su larga scala e al pubblico di conoscere opere provenienti da ogni dove, dall’altra la dipendenza vanitosa dall’apprezzamento di un pubblico con scarsa educazione all’immagine spesso porta l’artista a banalizzare il proprio processo creativo, tentando di accontentare un audience di bambini isterici alla ricerca della novità e insensibile alla qualità. Se nell’era analogica il primo approccio all’arte era tramite l’ammirazione di opere reali tecnicamente valide, intellettualmente complesse e emotivamente spontanee, oggi un adolescente può avvicinarsi al mondo dell’arte tramite immagini di opere senza spessore, imitazioni di imitazioni senza concetto.

Il COVID-19 e la conseguente pandemia globale ha modificato la nostra realtà e quotidianità. In che modo pensi che questo odiatissimo virus abbia cambiato il mondo dell’arte e il modo in cui noi la fruiamo?

Sicuramente il Covid ci ha allontanati per un periodo dall’arte materiale e ci ha obbligati a divorare una enorme quantità di immagini digitali. Da ogni cosa derivano effetti opposti e questa virtualizzazione del mondo dell’arte ha dato una grande accelerata alla sua globalizzazione. Le domande a cui l’arte tenta
di dare risposta si sono diffuse e ibridate capillarmente, dando vita a tendenze e quindi linguaggi transnazionali. Questa perdita di contatto col reale e conseguente aumento di consumo di immagini digitali ci ha esposti, come artisti e come pubblico, a una quantità di immagini che satura le nostre necessità con materiale spesso mediocre. Il mondo dell’arte dopo il Covid mi sembra un mondo più complesso e con più possibilità.

Per te che che cos’è l’Arte? Puoi darci la tua definizione di questo sconfinato concetto?

Per me l’arte è un concetto fluido. Attualmente per me è un mezzo di indagine, di esplorazione personale e della realtà che mi circonda. Tramite l’arte conosco i miei difetti e le mie virtù, i miei interessi e sviluppo il mio
pensiero.

Olii e acrilici. Spesso interpreti, fotografi e racconti la realtà con la tua sensibilità e grazie al sapiente uso di questi materiali. Cosa ti emoziona nella pittura ancora oggi?

Ciò che più mi emoziona del dipingere è il rapporto creativo con la materia. Per me la creazione è un rapporto diretto fra il mio inconscio e la tela, un continuo domandarsi e rispondersi. Il fatto di compiere un’azione fisica veicolata dal rapporto fra il mio io e il mio inconscio che ha degli effetti reali e che posso valutare mi emoziona. Mi permette di gioire o di arrabbiarmi, di stupirmi o di rendermi conto dei miei processi mentali. Guardare opere di altri artisti invece mi emoziona più raramente, penso di essere uno spettatore esigente. Ciò che mi emoziona è il connubio fra l’emotività che l’artista esprime nelle sue rappresentazioni e la qualità del suo gesto creativo.

Racconta al pubblico di Uozzart.com che cos’è “Il Varco”.

Il Varco è un Hub Creativo fondato anni fa con Andrea Gatopoulos, regista. La nostra attività principale è la produzione cinematografica, ma siamo attivi nel campo dell’arte in maniera trasversale. Nel campo cinematografico, oltre alla produzione, ci occupiamo di post-produzione, distribuzione e di organizzazione d’eventi. Organizziamo eventi anche di arti visive e di fotografia. Ci piace considerarci un luogo dove artisti possono approdare per migliorare e diffondere la propria arte.

Al momento a cosa stai lavorando? Che progetti hai per l’imminente arrivo del 2022?

Al momento sto lavorando allo sviluppo di “Questa non è più la tua carne”, mostra di Prisma Art Prize, premio d’arte sviluppato con Il Varco del quale sono direttore artistico e curatore della mostra e che si terrà all’Atelier Montez a Febbraio 2022. Sto inoltre organizzando il tragitto espositivo di un mio percorso pittorico, che ho completato da pochi mesi, quindi sono alla ricerca di spazi espositivi in giro per l’Italia.

Hai dei sogni segreti che vorresti realizzare quanto prima?

Nulla di diverso da ciò che faccio, al momento voglio solo continuare a produrre e divulgare arte. I sogni segreti restano segreti.

Chi è Marco Crispano

Marco Crispano nasce a Pescara nel 1994, si trasferisce a Roma nel 2014 per iniziare studi economici. Si laurea in Scienze aziendali presso l’università La Sapienza. Nel frattempo si avvicina al mondo dell’arte, fondando l’Hub creativo “Il Varco” (https://www.ilvarco.net/) , realtà che si occupa di produzione e distribuzione cinematografica e editoriale e di organizzazione di eventi festivalieri di cinema, arte figurativa e fotografia.

Fonda nel 2018 i Prisma Art Prize (https://www.prismaartprize.com/) , dei quali è direttore artistico, concorso d’arte con premio in denaro, giuria composta da artisti internazionali e che conclude le sue annualità con una mostra collettiva presso il Contemporary Cluster di Palazzo Brancaccio. È curatore di Be**pArt, la più grande mostra d’arte collettiva al mondo ideata dall’Atelier Montez di Giò Montez che conta circa di 1000 artisti da ogni parte del mondo (https://montez.it/bepart/ ).

Parallelamente alla sua attività di divulgazione e produzione nel campo artistico, inizia la sua attività pittorica nel 2014, prendendo lezioni dal maestro Giorgio Dante, dal quale si distacca stilisticamente dopo poco tempo. Continua la sua ricerca da autodidatta, esplorando il mondo della figura, del colore e della materia per esprimere le sue emozioni e conoscersi.

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