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L’eclettismo di Davide Cocozza, tra pittura e performance. L’intervista all’artista

Il barese Davide Cocozza non è un “semplice” artista contemporaneo. E’ anche un arteterapeuta, un docente e un curatore. Nel corso della sua giovane ma intensa vita ha sperimentato molti linguaggi tra cui la pittura, la video arte e l’arte digitale. Ma è forse nelle performance che Cocozza trova il suo personale e intimo modo di esprimersi al meglio...

Il barese Davide Cocozza non è un “semplice” artista contemporaneo. E’ anche un arteterapeuta, un docente e un curatore. Nel corso della sua giovane ma intensa vita ha sperimentato molti linguaggi tra cui la pittura, la video arte e l’arte digitale. Ma è forse nelle performance che Cocozza trova il suo personale e intimo modo di esprimersi al meglio. Cocozza, attualmente uno degli “artisti e ambasciatori” di be**pART, la collettiva più grande di sempre in corso a Pietralata, vanta collaborazioni con molti artisti contemporanei. E le sue opere sono state utilizzate anche nel mondo del cinema e della moda. Tra una lezione al liceo dove insegna, la curatela di diversi progetti e la realizzazione di nuove opere ci siamo inseriti noi di Uozzart con qualche domanda, per conoscere meglio lui e la sua straordinaria arte.

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Davide Cocozza, ci farebbe piacere se potessi fare una foto sullo stato attuale dell’arte?

Oggi l’arte ha un carattere nuovo, si è trasformata. La diffusione dei mezzi di comunicazione, dei social, ha fatto si che moltissime persone hanno deciso di intraprendere l’esperienza artistica. In passato l’arte si tramandava e si esaltavano le eccellenze. Oggi si diffonde autonomamente, spesso gratuitamente, ancora più spesso si trasforma in bisogno espressivo, in moda o tendenza momentanea. Ognuno è creativo grazie anche alla facilità con cui si ha accesso a funzioni creative gestite da applicazioni. Ogni accessorio può divenire arte, anche un filtro di tik tok nelle mani giuste si trasforma in arte. Ma realmente pochi sono coloro che lanciano movimenti, pulsioni, onde che si propagano e diffondono, gli altri seguono, ripubblicano e rivivono l’esperienza primaria lanciata da poche menti. L’arte vera è universale e la si percepisce con o senza filtri. Rimane questa l’unica vera certezza.

La pandemia globale che ci vede, purtroppo, ancora oggi tutti coinvolti a tuo parere sta cambiando l’arte contemporanea? Se sì in che modo?

La pandemia ha dato un’occasione a tutti; avere più tempo per se stessi, elaborare, far manifestare la propria espressione e voce. Il tempo è il regalo più grande che ogni artista può ricevere. Di certo oggi il bombardamento mediatico influenza in qualche maniera le nostre vite, la paura a volte, l’incertezza, la sfiducia. Questa situazione però è anche stimolante. Molte sono le iniziative che hanno ricevuto forza propulsiva, ispirazione e slancio da questo momento storico. Il cambiamento c’è sicuramente ed è positivo, visionario ed onirico.

Parlando sempre di COVID credo che, tra le altre cose, ci ha mostrato come a relazionarci con l’arte in maniera nuova, per certi versi diversa da quella eravamo abituati. Qual è, dunque a tuo modo di vedere il futuro dell’arte?

Durante le prime fasi della pandemia ho lanciato delle dirette video su instagram, dove intervistavo personalità artistiche. Questo avvicinava più di una mostra reale, il pubblico all’artista. Ognuno poteva porre direttamente domande e confrontarsi instaurando uno scambio autentico senza quell’atmosfera elitaria che si ha spesso in questi ambienti. Tornare a visitare esposizioni oggi è comunque importante e necessario perché l’arte va guardata da vicino, respirata, ascoltata spesso in silenzio, spesso in un gran baccano. Il futuro dell’arte ha uno sguardo a tre teste, come l’allegoria della prudenza di Tiziano Vecellio. Le diverse esperienze del tempo, passato, presente e futuro convivono in ogni elemento artistico e produzione artistica. L’artista dipinge ciò ha imparato da ciò che ha vissuto e vive; lo esprime attraverso il sentire presente; ricalcando un immaginazione che precede il gesto concreto proiettandosi nel divenire. Il futuro dell’arte è ancora di più abituarsi ed allenarsi a sentire.

Che significato ha per Davide Cocozza la polivalente parola Arte?

La parola polivamente ha per me diversi significati. Di sicuro un opera d’arte è di per se legata alla moltitudine dei sensi e delle esperienze. Oggi più che mai le arti si fondono e confondono, spesso poeticamente, rivelando ancora di più e pienamente il senso dell’arte, dell’artista che non è bidimensionale ma vive un esperienza multidimensionale in ogni istante. L’arte deve essere immersiva, essere vita, potersi sentire. Essere polivalente, multidirezionale, sconfinata.

L’essere umano è costantemente al centro della tua arte. Persone comuni e personaggi famosi. Volti e corpi. Che cosa affascina Davide Cocozza e cosa lo disturba in una persona (non solo sotto l’aspetto fisico)?

L’essere umano è la forma che abito, voglio sentire e capire. M’incuriosisce ogni persona, il proprio vissuto; vorrei ascoltare racconti di persone diverse, senza filtri, lucide o sbronze. Ogni esperienza è meravigliosa e piena di ipotetica ispirazione. Il mio percorso artistico mi ha portato a sperimentare diverse forme di rappresentazione, interpretazione e visione dell’essere umano. Provando a dipingere in maniera raffinata un volto od a trasformarlo in una linea, od a sentirlo soltanto attraverso il contatto di un abbraccio. L’essere umano è sensazione, battito, pulsione, profumo, dramma, emozione, poesia; tutto ciò per me è materiale, medium, supporto, carta o pennello.

La mia azione non vuole solo fermarsi alla rappresentazione ma vuole in qualche modo portare alla trasformazione all’interno dell’altro. L’artista che compie il cambiamento negli altri porta la sua arte nelle cellule e nei pensieri. Come Piero Manzoni o Picasso mi interessa passare attraverso il corpo fisico, mentale e spirituale del visitatore o del fruitore. Trasmettere valori positivi attraverso la propria arte, fare vivere esperienze costruttive con operazioni artistiche fa si che si possa agire sulla società per eliminare le parti di “disturbo” che ritrovo in alcuni atteggiamenti dell’essere umano (violenza, terrore, intolleranza, razzismo, ed ogni forma di odio).

Fare performance artistiche è un’altra delle tue cifre stilistiche. In un mondo dove tutto ormai è un evento, dal tuo punto di vista, siamo ancora capaci di stupirci? Quali messaggi e sensazioni vorresti suscitare nelle persone che assistono ad una tua performance?

Per me la performance è la più grande opportunità di fare arte per comprendere. Performance uguale esperienza, vita. Attraverso di essa sperimento situazioni che probabilmente nella vita di tutti giorni non mi lascerebbero fare per strada. Il contesto artistico permette di realizzare sogni. “L’arte mette a nudo”; questo il titolo di una mia performance è un’esperienza in cui artista e modella sono entrambi nudi. In cui ognuno è nudo dinanzi a se stesso ed agli altri; privo di ogni impedimento fisico (vestiti) psicologico (pregiudizi); l’ambiente della nudità fisica e mentale, è un ambiente naturale, libero e spontaneo. Ne consegue che il segno pittorico diviene primordiale, vivo e forte. Una danza gestuale e tribale carica di adrenalina ed esplosiva in quanto ad emozioni. L’emozione è nei performer, forse nel pubblico, ma prima di tutto è un’ esperienza emotiva di chi realizza una performance; diviene una traccia nella memoria; un salto di consapevolezza. Ne ho fatte diverse come ”compassion recharge” o “heal me”; alla base vi è una ricerca basata sulla cura, l’ascolto, l’empatia, la compassione. Cerco in ogni modo di trasmettere un valore positivo da portare a casa, anche solo come pensiero. Il mio percorso artistico si è arricchito nel 2007 del master in Artiterapie presso la LUMSA di Roma; questo ha sicuramente influenzato la mia arte. Dedicarmi agli altri anche generando performance od opere per diffondere messaggi positivi è tra le mie scelte.

Parlaci dei tuoi progetti futuri. Cosa bolle in pentola? Al momento a cosa sta lavorando Davide Cocozza?

Da quando sono padre (di una meravigliosa bambina, Sofia Bianca Piuma, promettente stella dell’arte) e sono docente di discipline pittoriche, grafiche e scenografiche del liceo artistico devo ritagliarmi il tempo di produrre e partorire arte; il contatto con gli studenti, con menti fresche ed inesplorate stimola molto. Ho la possibilità di lanciare idee che non avrei il tempo di fare e vederle germogliare spontaneamente negli altri; è bello vedere della terra pronta ad accogliere, coltivare e far nascere. L’arte è anche un pensiero che si semina con coscienza ed amore anche per farlo fiorire negli altri. Oggi continuo a partecipare ad iniziative, eventi, mostre come artista o come direttore artistico e curatore. Quest’anno è il ventennale del MArteLive; un evento a Roma a cui sono particolarmente legato; li ho performato per la prima volta nel 2001; e li anche quest’anno porterò la mia visione e performance. Naturalmente continuo a ricercare nuove, più complesse e complete forme di espressione (miscelando video, animazioni, disegno e tanto altro), nuovi linguaggi di me; mi cimento in luoghi che non conosco per fare esperienza, cosi come il primo giorno in cui ognuno nasce; così come ogni giorno in cui ognuno crea la propria esistenza, camminata, arte.

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