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Storia della letteratura latina (3) – Vita e opere di Tito Lucrezio Caro e Marco Tullio Cicerone

Il nostro viaggio nella letteratura latina continua. Dopo Cesare e Catullo conosceremo altri due importanti autori, Tito Lucrezio Caro e Marco Tullio Cicerone, e ne scopriremo le principali opere…

Il nostro viaggio nella letteratura latina continua. Dopo Cesare e Catullo conosceremo altri due importanti autori: Tito Lucrezio Caro e Marco Tullio Cicerone.

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Il De rerum natura di Lucrezio

“Madre degli Eneadi, voluttà degli uomini e degli dèi, alma Venere…” inizia così, con l’invocazione alla dea Venere, il capolavoro di Lucrezio: il De rerum natura. Il De rerum natura è un poema in esametri con lo scopo di divulgare i principi della filosofia epicurea. È diviso in sei libri: i primi due trattano i principi della fisica epicurea, i secondi due l’antropologia e gli ultimi due la cosmologia.

L’epicureismo è una filosofia che fa capo all’insegnamento di Epicuro di Samo e che propugnava idee in netto contrasto con il mos maiorum e la religione romana come ad esempio l’allontanamento dall’impegno politico e sociale e l’indifferenza degli dei verso le vicende umane. Nonostante ciò l’epicureismo riuscì comunque a diffondersi, anche grazie al poema di Lucrezio.

Epicuro e a filosofia in versi: una scelta inaspettata

La scelta di adottare la poesia per esporre l’epicureismo rappresenta una novità rispetto alla filosofia epicurea. Epicuro infatti si era espresso negativamente nei confronti della poesia in quanto provocava turbamenti ed emozioni che distoglievano l’uomo dal cammino verso la sapienza. Lucrezio giustifica la sua scelta poetica con una celebre similitudine in cui paragona al miele la dolcezza della poesia che rende più appetibile l’amara medicina, cioè la complessa materia filosofica.

Anche la dedica del poema ad un uomo politico, Gaio Memmio, sembra andare contro ai dettami epicurei ma potrebbe essere un tentativo di Lucrezio di fare breccia nella classe dirigente romana.

Lucrezio e Cicerone

Il poema di Lucrezio fu probabilmente letto da Marco Tullio Cicerone che in una lettera al fratello Quinto scrive “l’opera poetica di Lucrezio è proprio come tu mi scrivi: rivela uno splendido ingegno ma anche una notevole abilità artistica”. Questa frase, seppur molto discussa, potrebbe rivelare un certo apprezzamento, se pensiamo che Cicerone era avverso all’epicureismo, considerandolo un fattore di corruzione dei valori tradizionali.

Marco Tullio Cicerone, un grande uomo politico

Marco Tullio Cicerone, grande intellettuale e uomo politico, è una figura fondamentale della storia e della letteratura latina. Egli è stato testimone e interprete di un periodo storico delicato e cruciale: la fine della repubblica e il preludio al principato augusteo.

Nato ad Arpino nel 106, nel 63 ottenne il consolato, vincendo così contro il suo rivale Lucio Sergio Catilina, il quale uscì sconfitto anche alle elezioni consolari dell’anno successivo. A questo punto Catilina ordì una congiura per impossessarsi del potere con la forza, congiura che fu gloriosamente sventata da Cicerone.

Cicerone e Catilina

Cicerone infiammò il senato pronunciando la sua prima orazione contro Catilina in cui lo attaccò violentemente e denunciò pubblicamente i suoi piani criminosi. Celeberrimo è l’incipit della prima Catilinaria: “Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora cotesta tua condotta temeraria riuscirà a sfuggirci? A quali estremi oserà spingersi il tuo sfrenato ardire?”. Catilina fu costretto ad abbandonare Roma e gli altri congiurati furono arrestati. Nella seduta del senato in cui si doveva discutere dei provvedimenti da prendere contro i congiurati, Cicerone fu a favore della condanna a morte sostenuta poi da Catone. Questa posizione gli procurò nel 58 la condanna all’esilio in Grecia, da cui tornò dopo sedici mesi grazie all’intervento di Pompeo e altri.

La vita tormentata di Cicerone

Nel 51 fu proconsole in Cilicia e allo scoppio della guerra civile tra Cesare e Pompeo, Cicerone si schierò dalla parte di Pompeo. Dopo la sconfitta dei pompeiani a Farsalo Cicerone si riconciliò con Cesare. Fu un periodo difficile per Cicerone anche a livello personale: divorziò dalla moglie Terenzia e perse la sua amata figlia Tullia. Dopo l’assassinio di Cesare, si schierò dalla parte dei cesaricidi e poi appoggiò Ottaviano nel conflitto che iniziò a delinearsi tra Ottaviano e Antonio. Ma quando i due avversari si allearono nel secondo triumvirato, Cicerone fu inserito nella lista di proscrizione voluta da Antonio e fu assassinato nei pressi di Formia il 7 dicembre del 43. La sua testa e le sue mani mozzate furono portate ad Antonio ed esposte nel Foro romano, dove spesso Cicerone aveva pronunciato le sue orazioni.

Le orazioni di Cicerone: Verrine, Catilinarie e Filippiche

Cicerone esordì come oratore con le Verrine, sette orazioni per il processo per concussione contro il governatore della Sicilia Gaio Verre, accusato di innumerevoli soprusi e ruberie. Tra le orazioni più famose ci sono le già citate Catilinarie, quattro discorsi pronunciati nei febbricitanti giorni della scoperta e della repressione della congiura di Catilina e le invettive contro Marco Antonio, chiamate dallo stesso Cicerone Filippiche perché accostate per la loro veemenza ai discorsi che l’oratore greco Demostene rivolse contro il re della Macedonia Filippo.

Non solo orazioni: Cicerone tra retorica, politica e filosofia

La produzione artistica di Cicerone è vastissima: oltre alle orazioni scrisse anche opere di carattere retorico, politico-filosofico, di divulgazione filosofica e un ricco epistolario. Tra le opere di carattere retorico ricordiamo il De oratore e l’Orator. Tra quelle politico-filosofiche il De republica e il De legibus e infine tra le opere di divulgazione filosofica il De finibus bonorum et malorum, le Tusculanae disputationes e il Laelius de amicitia. Quest’ultimo è un dialogo in cui viene rievocata l’amicizia tra Scipione l’Emiliano e Gaio Lelio. Una profonda riflessione sull’amicizia che ancora oggi fa riflettere.

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