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Storia della letteratura latina (2) – L’età cesariana, Cesare e Catullo

Dopo avere raccontato gli inizi della letteratura latina, il focus stavolta sarà su Caio Giulio Cesare, grande uomo politico, letterato e storico, e Gaio Valerio Catullo, famoso per le sue poesie nugae e per i carmina docta

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei capolavori della letteratura latina. Dopo averne raccontato gli inizi, il focus stavolta sarà su Caio Giulio Cesare, grande uomo politico, letterato e storico, e Gaio Valerio Catullo, famoso per le sue poesie nugae e per i carmina docta.

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Cesare uomo politico

“In Cesare non era solo un nome e una gloria di capo, ma un valore instancabile, ed unica vergogna vincere senza combattere, fiero e indomito, dovunque lo chiamava la speranza o l’ira, portava la mano…”. Con queste parole Lucano nel primo libro del Bellum civile descrive Caio Giulio Cesare, figura fondamentale nella storia di Roma. Cesare ebbe una fulgida carriera politica. Nel 63 a.C. fu pontefice massimo, nel 61 fu propretore nella Spagna Ulteriore. Poi nel 60 stipulò il primo triumvirato con Pompeo e Crasso, nel 59 fu console e nel 58 ottenne il proconsolato della Gallia Cisalpina e della Gallia Narbonese.

Nel 49, con l’audace atto di varcare con l’esercito armato il confine simbolico del fiume Rubicone, Cesare diede inizio alla sanguinosa guerra civile che si concluse nel 48 sui campi di Farsalo (Grecia) dove sbaragliò l’esercito di Pompeo e dei suoi seguaci. Il suo nemico Pompeo fu assassinato in Egitto dai consiglieri del faraone. Nel 45 Cesare sconfisse a Munda (Spagna) i figli di Pompeo e altri pompeiani, anche se con grandissime perdite umane. Napoleone, grande ammiratore di Cesare, scrisse di lui che «è stato per sei mesi padrone del mondo». Riferendosi al periodo tra la fine dell’estate del 45, quando fece ritorno a Roma dalla Spagna, e le Idi di marzo. Alla vigilia della spedizione contro i Parti, alle Idi di marzo del 44, Cesare fu ucciso in una congiura ordita da Bruto, Cassio e altri.

Segni premonitori

Secondo Svetonio l’aruspice Spurinna avrebbe messo in guardia Cesare contro un pericolo che sarebbe giunto non oltre le Idi di marzo e sua moglie Calpurnia sognò la casa in rovina e il marito assassinato. Alle Idi di marzo Cesare era stato a lungo incerto se recarsi in Senato ,ma fu poi convinto ad andarvi da Decimo Bruto, uno dei congiurati. Sempre secondo Svetonio trascurò di leggere un biglietto che gli fu consegnato da uno sconosciuto che lo informava della congiura e non tenne conto degli infausti presagi dei sacrifici agli dei.

Cesare, Catone e Catilina

Cesare probabilmente ebbe un qualche ruolo nella congiura di Catilina del 63. Nella seduta del senato in cui si doveva discutere dei provvedimenti da prendere contro i congiurati, Cesare dichiarò di essere contrario alla pena capitale. Propose per loro la confisca dei beni e il carcere, ma prevalse l’opinione di Catone che convinse l’aula a votare a favore della condanna a morte.

Cesare fu anche un grande letterato e storico. Le sue opere più importanti furono il De bello Gallico e il De bello civile. Entrambe sono scritte in terza persona. Nel De Bello Gallico Cesare narra le vicende della conquista della Gallia, dal 58 al 52. Essa ha il duplice scopo di giustificare la conquista della Gallia e accrescere la sua popolarità con il racconto delle sue imprese militari. Cesare descrive strategie e tattiche militari, ma offre anche notizie sulla geografia dei territori e sull’organizzazione politica e sociale, sugli usi e i costumi delle popolazioni conquistate. Nel De Bello civile Cesare narra gli avvenimenti politici e militari del 49-48 nell’ottica della giustificazione della sua condotta.

Catullo e i poetae novi

Delle imprese di Cesare non importava nulla a Gaio Valerio Catullo. Almeno a giudicare da quanto scrive nel carme 93 “Non mi preoccupo troppo di piacerti, Cesare, né di sapere se sei bianco o nero”. Catullo è uno dei più celebri poeti della letteratura latina. Egli fa parte del movimento letterario dei cosiddetti poetae novi -come li definì con un certo sprezzo Cicerone-, un gruppo di poeti che condividevano gusti e programmi poetici palesemente ispirati ai principi poesia alessandrina, specialmente quella di Callimaco, ovvero la raffinatezza stilistica, la dottrina e la brevità.

Le nugae e l’amore per Lesbia

Catullo definisce le sue poesie nugae, cioè “poesie leggere”, ma probabilmente questa definizione si applica solo ad una parte delle sue poesie: si tratta di poesie disimpegnate, ispirate alla concezione alessandrina della poesia come gioco, leggere e raffinate. Le tematiche spaziano dagli attacchi contro i politici, all’amicizia e agli affetti familiari.

Un gruppo importante di carmi catulliani ruota attorno a Lesbia, pseudonimo che allude a Lesbo, patria della poetessa greca Saffo, altro importante modello letterario di Catullo e dietro al quale si cela la figura di Clodia. Da questi carmi emerge un rapporto appassionato, totalizzante e burrascoso, espresso con grande intensità raffinatezza. Nel celeberrimo carme 85, Odi et amo, si rivela in modo incisivo tutta l’ambivalenza della passione “Odio e amo. Forse mi chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così, e mi tormento” (trad. S. Quasimodo).

I carmina docta

I cosiddetti carmina docta sono un gruppo di poesie catulliane più lunghe, che presentano tematiche mitologiche e un linguaggio più spiccatamente ricercato, sulla scia della poesia alessandrina. Un esempio è il carme 64, in cui vengono narrati in circa 400 versi le nozze tra l’eroe Peleo e la dea Tetide, o il carme 66, traduzione e rielaborazione della Chioma di Berenice di Callimaco.

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