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Storia della letteratura latina (6) – I capolavori di Ovidio, dagli Amores alle Metamorfosi

Last Updated on 29/07/2022

Dopo Quinto Orazio Flacco scopriamo un altro autore della letteratura latina di età augustea: Publio Ovidio Nasone, il quale però, a differenza dei suoi predecessori, non ebbe un buon rapporto con Augusto…

Dopo Quinto Orazio Flacco scopriamo un altro autore della letteratura latina di età augustea: Publio Ovidio Nasone, il quale però, a differenza dei suoi predecessori, non ebbe un buon rapporto con Augusto…

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“Ancora prega, che un torpore profondo invade le sue membra, il petto morbido si sfascia in fibre sottili, i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami; i piedi, così veloci un tempo, s’inchiodano a pigre radici, il volto svanisce in una chioma: solo il suo splendore conserva. (…) E allora il dio: se non puoi essere la sposa mia, sarai almeno la mia pianta.”

Le Metamorfosi, il capolavoro di Ovidio

È uno degli episodi più celebri del capolavoro di Ovidio: le Metamorfosi. Dafne, mentre corre trafelata inseguita dal dio Apollo, innamorato di lei, invoca l’aiuto del padre, il dio Peneo, e viene trasformata in alloro (in greco dàphne) che da allora diventa la pianta sacra ad Apollo, destinata a incoronare guerrieri valorosi e poeti ispirati. La spettacolarità e la vividezza di questa scena sarà trasferita su marmo da Gian Lorenzo Bernini nella celebre statua Apollo e Dafne, conservata a Roma nella Galleria Borghese.

Le Metamorfosi sono un poema epico in esametri in quindici libri, di argomento mitologico, costituito da tante storie indipendenti tra loro ma accomunate da un unico tema: le metamorfosi, cioè le trasformazioni di personaggi in animali, piante e fenomeni naturali. Le figure mitiche, private di ogni sacralità e solennità assumono passioni e comportamenti tipicamente umani.

Al tema delle metamorfosi si unisce e si sovrappone un altro tema: l’amore, calato nell’universo del mito e degli eroi. Anche la storia di Apollo e Dafne è una storia d’amore: quello, non ricambiato, del dio Apollo per la bella Dafne. E poi come non ricordare gli amori infelici di Piramo e Tisbe e di Orfeo ed Euridice? Piramo, credendo che la sua amata Tisbe sia stata sbranata da una leonessa, si uccide. Quando Tisbe lo vede, anche lei si dà la morte con lo stesso pugnale di Piramo. “Ti seguirò nella morte”, dice, “e si dirà che sventuratissima io sono stata la causa e la compagna della tua fine”.

L’esordio: gli Amores

Il tema amoroso è sempre stato centrale nell’orizzonte poetico di Ovidio a partire dalla sua opera d’esordio, gli Amores. Si tratta di una raccolta di elegie di argomento amoroso in cui l’esperienza d’amore è concepita in modo molto diverso rispetto ai poeti precedenti: non è più passione totalizzante descritta con toni patetici, ma un gioco (lusus) galante analizzato in toni ironici; la donna amata (che per Ovidio è Corinna) non è più figura centrale come lo era Lesbia per Catullo, ma intermittente ed evanescente, anzi, Ovidio dichiara addirittura di non accontentarsi di un unico amore.

All’amore Ovidio ha dedicato non solo elegie, ma interi manuali: l’Ars amatoria, i Remedia amoris e i Medicamina faciei feminae.

L’Ars amatoria è un poemetto erotico-didascalico, forse l’unico esempio nell’antichità di un vero e proprio manuale d’amore. Fornisce nel primo libro consigli agli uomini su come guadagnarsi l’amore delle donne, nel secondo su come mantenerlo e nel terzo su offre consigli, questa volta alle donne, su come sedurre gli uomini. Ovidio consiglia di lodare costantemente la donna e ammirare i suoi vestititi e gioielli, badando bene a non sembrare di fingere, e di non criticare mai i difetti della donna e anzi di “addolcirli con il nome”, ad esempio, “ se è magra e assai consunta la chiamerai sottile (…) se appare grassa la dirai fiorente”.

Nei Remedia Amoris invece Ovidio offre suggerimenti su come liberarsi dalla passione amorosa individuando diverse soluzioni a seconda del livello di innamoramento. Ad esempio Ovidio consiglia di dedicarsi ad altre attività che tengano la mente occupata e non facciano pensare all’amore, come gli impegni del foro o la guerra. Dedicato solo alle donne sono invece i Medicamina faciei feminae, un trattato di cosmetica che contiene ricette di cosmesi per la cura del volto.

Lettere d’amore scritte da eroine mitiche: le Heroides

E se un giorno Penelope scrivesse una lettera a Ulisse e gli chiedesse di ritornare presto in patria? È quello che immagina Ovidio nelle Heroides, una raccolta di epistole in versi che alcune donne del mito scrivono ai loro amati. Non solo Penelope e Ulisse ma anche Didone ad Enea, Arianna a Teseo e altre. A questo gruppo di epistole si aggiungono tre lettere scritte da uomini alle loro amanti, ciascuna seguita dalla riposta della donna. Nelle lettere le eroine, abbandonate o lontane dai loro amati, lamentano la loro condizione infelice in monologhi, solitari sfoghi d’amore.

Le festività tradizionali di Roma nei Fasti

Presente e passato si incontrano nei Fasti, un’opera in dodici libri in cui vengono celebrati e descritti mese per mese le festività del calendario romano, illustrando anche l’origine di riti e culti della tradizione. Il riferimento alle festività introdotte da Augusto sembra dimostrare un’adesione di Ovidio al programma augusteo. “Le date festive fissate nell’anno latino io canterò;/ canterò le loro origini e gli altri che sorgono e tramontano sotto la linea d’orizzonte”.

“Due crimini mi hanno rovinato, un carme e un errore…”

Nell’8 d.C. inaspettatamente Ovidio è colto da un provvedimento punitivo da parte di Augusto: la sua relegazione nella lontanissima città di Tomi, sul Mar Nero, dove il poeta morì nel 17 d.C. Ancora oggi le motivazioni di questa decisione non sono chiare. Ovidio nel secondo libro dei Tristia parla di “un carme e un errore” (carmen et error). Si sospetta che le ragioni possano essere ricercate nell’immoralità della sua poesia, nei toni leggeri, disinvolti e spregiudicati con cui viene trattato l’amore, specialmente nell’Ars Amatoria, in contrasto con l’opera di moralizzazione intrapresa da Augusto. Oppure si pensa al suo coinvolgimento negli scandali provocati dagli adulteri della figlia e della nipote di Augusto. Certo è che questo provvedimento provocò un’insanabile frattura nella vita e nella produzione ovidiana.

Le opere dell’esilio: i Tristia e le Epistulae ex Ponto

Solo e abbandonato a se stesso, Ovidio scrive i Tristia e le Epistulae ex Ponto. Nei cinque libri che compongono i Tristia, il poeta si lamenta della sua infelice condizione di relegato, difende la propria vita e i propri costumi, rivolge ad Augusto elogi e suppliche nella speranza di ottenere un’attenuazione della pena o almeno un cambio di destinazione. Le Epistulae ex Ponto sono una raccolta di epistole in distici elegiaci i cui destinatari rivelano una fitta trama di amicizie con personaggi influenti e molto vicini ad Augusto.

Augusto aveva addirittura escluso le sue opere dalla Biblioteca sul Palatino, non per demeriti letterari ma, probabilmente, come punizione alla sua persona e alle sue opere. Nonostante questo le opere di Ovidio continueranno ad essere lette e apprezzate fino a noi. Ovidio, benché segnato a vita dal provvedimento di Augusto, è riuscito comunque a imprimere un segno indelebile nella storia della letteratura latina.

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