L’origine della parola “primavera” è un labirinto di influenze antiche: composta da “prima” e “vera”, con radici sanscrite e indoeuropee, la parola evoca l’ardore e lo splendore che accompagnano l’inizio di un nuovo ciclo

L’origine della parola “primavera” è un labirinto di influenze antiche, risalenti ben oltre il latino. Composta da “prima” e “vera”, con radici sanscrite e indoeuropee, questa parola evoca l’ardore e lo splendore che accompagnano l’inizio di un nuovo ciclo.
La festa nelle altre culture
Oltre al suo significato stagionale, la primavera è un simbolo universale di rinascita, celebrato in molte culture attraverso riti e festività. Nell’antica Mesopotamia, l’anno nuovo coincideva con l’equinozio di primavera, mentre in Egitto si onorava il ritorno della luce con la festa di Sham el Nessim. Anche la Pasqua cristiana, calcolata dall’equinozio e cadente dopo il plenilunio, si inscrive in questa tradizione millenaria. I giapponesi celebrano il Shunbun no hi visitando le tombe di famiglia, mentre il misterioso sito di Stonehenge potrebbe avere legami con gli equinozi e i solstizi, testimoniando l’antica osservazione astronomica.
Gli altri significati
La parola “primavera” riflette non solo il risveglio della natura ma anche la rinascita dell’animo umano. Dalla giovinezza piena di vigore alla rinascita interiore in età più matura, essa incarna la speranza e l’entusiasmo per un nuovo inizio. Ma è anche metafora di cambiamento e libertà. Dalla “primavera dei popoli” ai movimenti di ribellione come le “primavere arabe”, essa simboleggia la lotta per la rinascita e la dignità umana.
Cos’è l’equinozio
L’equinozio, il cui termine deriva dal latino aequa nox, ovvero “notte uguale (al dì)”, si verifica quando il Sole si trova esattamente allo zenit dell’Equatore ed il giorno e la notte hanno la stessa durata, di 12 ore ciascuno. Durante tale evento il circolo di illuminazione passa per i poli terrestri “tagliando la Terra” in due porzioni eque di luce e buio mentre la radiazione solare è perfettamente perpendicolare all’Equatore e all’asse terrestre.
Perché l’equinozio cambia data
Il moto di rivoluzione del nostro pianeta dura 6 ore, 9 minuti e 10 secondi in più dei canonici 365 giorni del calendario gregoriano. Per risolvere questo ritardo, l’uomo ha inserito un anno bisestile (quello con il 29 febbraio) ogni 4 anni e tale piccola oscillazione temporale è la ragione per cui l’equinozio e altri eventi simili non cadono precisamente nello stesso giorno
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

