Un tributo all’architetto eclettico tra arte, natura e architettura urbana: laboratori, visite guidate e reinterpretazioni pittoriche a Spazio Veneziano durante Open House 2026
Gino Coppedè (Firenze, 1866 – Roma, 1927) fu architetto, scultore e decoratore italiano. Figura eclettica della transizione tra Ottocento e Novecento, sviluppò un proprio linguaggio ornamentale che in alcune scelte coincide con i caratteri più immediati dello stile Liberty, l’interpretazione italiana dell’Art Nouveau. La sua formazione nelle arti decorative e l’esperienza nel laboratorio del padre gli permisero di sviluppare padronanza tecnica nell’intaglio e di entrare in contatto con importanti esponenti dell’architettura toscana. La sua attività si estese in diverse città italiane, tra cui Genova e Napoli, ma è soprattutto a Roma che consolidò la propria eredità con il Quartiere Coppedè.
L’eredità urbana del Quartiere Coppedè
Il Quartiere Coppedè a Roma rappresenta una delle realizzazioni più significative dell’architetto. Situato tra via Tagliamento e corso Trieste, il complesso residenziale si distingue per il ricco simbolismo decorativo, dove motivi floreali, sculture fantastiche e riferimenti stilistici che spaziano dal Liberty al neoclassico e al gotico convivono armoniosamente. Intorno a piazza Mincio emergono elementi distintivi come la Fontana delle Rane, i Villini delle Fate e la Palazzina del Ragno, che insieme ad altri edifici completano un progetto commissionato dalla Società Anonima Edilizia Moderna tra gli anni ’10 e ’20 del Novecento. L’intero complesso riflette la visione di Coppedè di un’architettura urbana in cui fantasia, decorazione e funzionalità residenziale si integrano in modo armonico.
Arte e natura nel progetto di Veneziano
Corrado Veneziano ha approfondito la dimensione naturalistica e simbolica delle opere di Coppedè, isolando motivi ricorrenti come sirene, centauri, vegetazione fantastica e animali immaginari. Questi elementi sono stati reinterpretati in un mosaico pittorico che esplora la relazione tra ambiente costruito e natura, evidenziando la presenza di riferimenti naturalistici all’interno delle strutture architettoniche progettate da Coppedè. Il lavoro di Veneziano non si limita alla riproduzione decorativa, ma sviluppa una lettura critica del patrimonio simbolico e della convivenza di forme animali e vegetali nei linguaggi architettonici di inizio Novecento.
Open House 2026: programma dell’evento
L’appuntamento del 24 maggio, con due turni alle ore 15 e alle ore 17 e una durata di circa 75 minuti, propone un incontro con uno storico dell’arte che approfondirà la genesi e lo sviluppo del quartiere Coppedè e il contesto artistico in cui si inserisce. Seguirà un laboratorio condiviso di pittura su legno e carta naturale, ispirato ai motivi iconografici dell’architetto, e una visita guidata a piazza Mincio che consentirà di osservare da vicino le peculiarità architettoniche e i dettagli decorativi delle strutture presenti. L’evento offre così un’occasione unica per comprendere l’impatto culturale e ambientale delle opere di Coppedè e l’originalità dell’approccio di Veneziano.
Un’anteprima verso il centenario
Questa iniziativa rappresenta una prima tappa di avvicinamento al centenario della morte di Coppedè, che cadrà nel 2027, offrendo al pubblico una prospettiva originale sull’eredità dell’architetto. La reinterpretazione di Veneziano permette di riscoprire motivi e simboli spesso trascurati, stimolando una riflessione sulla necessità di armonia tra costruito e natura nel contesto urbano.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

