Last Updated on 10/12/2024
Il gesto di Lila, che nell’epilogo de L’Amica Geniale 4 fa recapitare a Lenù le due bambole perdute nell’infanzia, rappresenta un simbolo potentissimo della loro amicizia

Il gesto di Lila, che nell’epilogo de L’Amica Geniale 4 fa recapitare a Lenù le due bambole perdute nell’infanzia, rappresenta un simbolo potentissimo della loro amicizia e del legame complesso, ma indissolubile, che le ha unite per tutta la vita. Le bambole, gettate nello scantinato da bambine, hanno sempre avuto un significato metaforico: erano un simbolo della loro innocenza, del mondo immaginativo che condividevano e della prima esperienza di perdita, quando il gioco e la realtà iniziarono a confondersi.
È come se volesse restituire a Lenù il punto di partenza
Nel farle recapitare, Lila sembra chiudere il cerchio di quella relazione intensa, segnata da conflitti, complicità e tradimenti. È come se volesse restituire a Elena il punto di partenza, quel frammento del loro passato che ha dato origine a tutto. Nonostante l’amicizia si sia trasformata nel tempo e il distacco fisico ed emotivo le abbia allontanate, questo gesto ribadisce che quel legame non si è mai davvero spezzato.
Non sono solo un regalo, ma un’eredità emotiva
Per Elena, le bambole rappresentano un messaggio profondo: la consapevolezza che Lila non l’ha mai dimenticata e che, in fondo, la loro storia comune resterà per sempre scolpita nei ricordi di entrambe. È anche un atto enigmatico, in linea con il personaggio di Lila, che sparisce senza spiegazioni, lasciando Elena (e il lettore/spettatore) con domande e riflessioni sull’amicizia, l’identità e la memoria. Le bambole, quindi, non sono solo un regalo, ma un’eredità emotiva, un ultimo dialogo silenzioso tra le due protagoniste.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

