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Aspettando Elena Ferrante: 3 grandi romanzi da leggere

Tre grandi romanzi da leggere in attesa dell’ultimo libro di Elena Ferrante, “La vita bugiarda degli altri”: “Il resto di niente” di Enzo Striano, “Aracoeli” di Elsa Morante e “Ferito a morte” di Raffaele La Capria

Aspettando Elena Ferrante

Se avete amato i romanzi di Elena Ferrante e siete in attesa del suo nuovo libro, “La vita bugiarda degli altri”, in uscita il 7 novembre, vi proponiamo tre (grandi) romanzi italiani tra storia, memoria e rapporti familiari complessi.

Enzo Striano, Il resto di niente

È la storia di Eleonora Fonseca Pimentel e della rivoluzione napoletana del 1799, ma è soprattutto un romanzo sulla città di Napoli e la “napoletanità” di ieri e di oggi. Su certe cose che restano sempre uguali e non cambieranno mai, nel bene e nel male. La città (e la prosa) è ricca e grassa, sudicia e splendente: una Napoli illuminista ancora immersa in un’atmosfera tardo barocca, metropoli viva e vivace, ma già crudele e misteriosa. Rivoluzione contro conservazione nella prima (e forse unica) metropoli d’Italia. Eleonora è un personaggio drammatico e malinconico che guarda al mondo con semplicità di bambina, ma una bambina del mondo nuovo, moderno, che non crede alle favole.

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Elsa Morante, Aracoeli

Aracoeli è un romanzo frammentario, costruito per giustapposizioni di flash che sembrano spesso allucinazioni. È un viaggio memoriale distorto e ubriaco alla ricerca di una madre sfuggente, distante nello spazio ma soprattutto nella memoria, e mai veramente a fuoco. Ha ragione chi ha detto che l’ultimo romanzo di Elsa Morante è la palinodia del precedente La Storia; lo è nella rappresentazione della figura della madre, nel suo lento scivolare nell’assenza. C’è un ultimo, precario, recupero della figura paterna, ma non basta: anche in questo caso si tratta di una presenza perduta. Un romanzo nichilista come pochi, “pasoliniano” (come Petrolio o Salò) nel suo rappresentare il magma vischioso della fine dei tempi. Anche se più che una discesa agli inferi è un’apocalisse senza salvezza. E il viaggio alla ricerca della madre non può che finire nel deserto, che è un nulla dell’animo più che un luogo fisico. E anche del rapporto totalizzante con la Natura (concretizzato nel “pascolismo” salvifico di La Storia) si ritrova in un solo barlume, spezzato subito dalla brutalità del reale. Un capolavoro vero.

Raffaele La Capria, Ferito a morte

Un altro romanzo napoletano. Alla vigilia del suo trasferimento a Roma, Massimo, giovane borghese della Napoli bene ripercorre con la memoria alcuni momenti della sua vita. Ma anche qui, protagonista vera è ancora la città, immobile e conformista, sonnolenta e violenta: è lei che “ferisce a morte” il protagonista. È la stessa città che più o meno negli stessi anni Francesco Rosi filmerà nel suo capolavoro Le mani sulla città. E poi c’è Carla, una ragazza che è quasi un fantasma, che vive nei ricordi del giovane e appare come un’epifania. La prosa è magistrale, in particolare nella resa del chiacchiericcio borghese partenopeo (se ne ricorderà molto il Sorrentino della Grande bellezza,di cui questo libro è, in un certo senso, l’ispiratore “occulto”).

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