Gio. Apr 16th, 2026

Piazza Venezia: l’opera collettiva di Marinella Senatore sui silos della Metro C

Piazza Venezia: l’opera collettiva di Marinella Senatore sui silos della Metro C
Piazza Venezia: l’opera collettiva di Marinella Senatore sui silos della Metro C

Sui silos della Metro C a Piazza Venezia, il nuovo lavoro di Marinella Senatore trasforma il cantiere in un teatro di comunità e colori

Piazza Venezia è da tempo un cantiere aperto, luogo di passaggio e trasformazione. Ma da qualche settimana, è diventata anche un’opera d’arte a cielo aperto. A firmarla è Marinella Senatore, artista italiana nota per il suo approccio partecipativo, che ha fatto della collettività non solo il soggetto, ma la materia stessa del suo lavoro. Il progetto si inserisce nell’iniziativa Murales, che propone interventi site-specific sui silos della futura stazione della Metro C, nel cuore archeologico e simbolico della città.

“Ci eleviamo sollevando gli altri” è il titolo scelto da Senatore: una frase che è insieme dichiarazione d’intenti e chiave di lettura. Le sagome colorate che si stagliano sul fondo rosso, giallo, rosa e nero non sono figure astratte, ma persone reali che l’artista ha incontrato nei suoi dodici anni di pratiche condivise, con oltre otto milioni di partecipanti in ventiquattro Paesi. Le loro ombre si intrecciano oggi con quelle dei romani, in un racconto visivo che trasforma la piazza in una scena viva e aperta.

La città come scena, la comunità come attore

L’opera di Senatore affonda le radici nella tradizione del teatro popolare romano, ma anche nel paesaggio urbano e nei suoni che lo abitano. Il cantiere diventa così spazio espressivo, carico di simboli, dove arte, architettura e memoria si sovrappongono. È un progetto che parla di stratificazione: quella dei corpi, delle storie e delle civiltà che si incontrano proprio sotto la superficie di Piazza Venezia, dove la stazione sta nascendo tra rovine e nuove visioni.

“Roma è un teatro a cielo aperto”, ha raccontato l’artista. Il suo murale ne è la prova: un palcoscenico temporaneo eppure profondamente radicato nella città, che restituisce al pubblico un senso di appartenenza, anche in un luogo normalmente percepito come ostile, fatto di transenne e rumore.

Arte pubblica per una città in trasformazione

L’intervento prende il posto dell’opera Costellazioni di Roma di Pietro Ruffo, anch’essa pensata per i silos e destinata a una nuova vita nei quartieri periferici. Non è solo un ricambio estetico: è una visione della città che si allarga, che distribuisce arte e senso oltre i confini del centro. Promossa da Webuild e Vianini Lavori, con il sostegno del Comune e delle Soprintendenze, l’iniziativa vuole cambiare lo sguardo sul cantiere, da luogo di disagio a spazio di cultura.

La nuova stazione sarà pronta tra qualche anno, ma intanto i romani possono continuare a camminare accanto a un’opera che non racconta solo Roma, ma tutte le città, tutte le mani, tutte le storie che sanno elevarsi insieme.

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