Firmato un accordo tra Ministero della Cultura e sette regioni italiane per sostenere la candidatura della Via Francigena come Patrimonio dell’Umanità. Il verdetto atteso nei prossimi mesi

La Via Francigena si prepara a scrivere un nuovo capitolo della sua lunga storia. Un protocollo d’intesa firmato a Venezia tra il Ministero della Cultura e le sette regioni attraversate dal percorso italiano sancisce la volontà congiunta di candidare l’antico itinerario alla lista dei beni Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
Un passaggio simbolico e concreto, che rafforza un cammino iniziato secoli fa e oggi rinato sotto il segno del turismo lento, della valorizzazione territoriale e del dialogo culturale.
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La Via Francigena, un filo che cuce l’italia
Tracciata fin dal VI secolo dai Longobardi e identificata dal secolo VIII con il Regno dei Franchi, la Via Francigena non è un unico sentiero, ma un intreccio di strade e memorie che collegano la Valle d’Aosta al Lazio. Roma ne è il cuore simbolico, meta di pellegrinaggi medievali e, oggi, di viaggiatori che cercano un’Italia più autentica, da attraversare passo dopo passo.
Le regioni interessate — Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio — condividono un obiettivo comune: riconoscere il valore storico e culturale di un itinerario capace di parlare al presente attraverso la memoria del passato.
Un riconoscimento atteso, un turismo che cambia
Il dossier di candidatura è già pronto e vede la Toscana nel ruolo di capofila. Il prossimo appuntamento sarà cruciale: entro metà giugno, la Commissione Italiana dell’UNESCO dovrà esprimere un primo giudizio ufficiale. Se positivo, si potrà procedere con la valutazione del Centro del Patrimonio Mondiale, prevista entro settembre 2025.
L’eventuale riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’Umanità sancirebbe la Via Francigena come modello di sviluppo sostenibile e rilancio territoriale. Non più solo un cammino di fede, ma un’arteria viva di cultura, economia e natura. L’accordo firmato a Venezia è il segnale di una visione condivisa. Un’Italia che cammina unita lungo una via antica per costruire il turismo di domani.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

