Letizia Battaglia: un viaggio tra Palermo e la coscienza civile, con l’obiettivo puntato contro il potere e il silenzio

Letizia Battaglia nasce a Palermo nel 1935. Dopo un’esperienza iniziale nella scrittura, scopre la fotografia negli anni Settanta. Da quel momento, la sua vita si intreccia indissolubilmente con la cronaca della sua città, raccontata con lucidità e coraggio attraverso la sua macchina fotografica.
La sua lunga collaborazione con il quotidiano “L’Ora” la porta nei luoghi più oscuri della Sicilia: scenari di delitti mafiosi, processioni popolari, ospedali psichiatrici, quartieri dimenticati. Ma ogni scatto è anche un atto d’amore verso una terra lacerata, e verso la dignità delle sue persone.
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Il volto della mafia, ma non solo
È nota a livello internazionale per aver documentato gli anni più cruenti della guerra di mafia tra gli anni Settanta e Ottanta. Tuttavia, ridurre Letizia Battaglia a “fotografa della mafia” sarebbe un errore. Il suo lavoro ha sempre avuto un forte respiro umano e politico, con un’attenzione costante alle donne, ai bambini, agli ultimi.
In ogni immagine si percepisce un’urgenza etica: la necessità di esserci, di testimoniare, di non voltare lo sguardo. Le sue fotografie sono spesso crude, ma mai compiaciute. Catturano la verità, anche quando fa male.
La forza delle immagini in bianco e nero
Battaglia ha scelto quasi sempre il bianco e nero, una scelta estetica e morale. “Il colore distrae”, affermava. E in effetti, nelle sue immagini, nulla distrae: tutto è essenziale. L’inquadratura, la luce, i volti.
Il suo archivio fotografico, oggi custodito presso il Centro Internazionale di Fotografia di Palermo da lei fondato, è una delle testimonianze più preziose del secondo Novecento italiano.
Un’eredità viva
Letizia Battaglia è scomparsa nel 2022, ma il suo lavoro continua a vivere e a interrogare. Le sue fotografie sono esposte nei più importanti musei e centri culturali del mondo, ma trovano la loro forza soprattutto nell’impatto che hanno avuto – e continuano ad avere – sulla coscienza collettiva.
Più che una fotografa, è stata una resistente. Una donna che ha scelto di raccontare, con ostinazione e sensibilità, ciò che altri volevano nascondere.
Le sue foto più belle






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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

