Joseph Mallord William Turner visitò Napoli nel 1819, durante un Grand Tour che toccò anche Roma e Venezia. Ma fu il Golfo a imprimersi in modo definitivo nella sua mente pittorica…

William Turner visitò Napoli nel 1819, durante un Grand Tour che toccò anche Roma e Venezia. Ma fu il Golfo a imprimersi in modo definitivo nella sua mente pittorica. Il Vesuvio, la luce marina e i vapori sulfurei cambiarono la sua concezione del colore e dello spazio, portandolo verso l’astrazione luminosa che avrebbe segnato la sua maturità artistica.
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L’arrivo e la scoperta
Turner soggiornò a Napoli per alcune settimane, prendendo appunti e realizzando decine di schizzi a matita e acquerello. Alcuni conservati oggi alla Tate Gallery, mostrano il vulcano in eruzione, le barche dei pescatori, i riflessi dorati sul mare. Ma quello che colpisce è l’ossessione per la luce: nelle sue lettere, Turner parla di un cielo “che brucia anche quando è limpido”.
Il Vesuvio come soggetto
Napoli gli offrì un tema sublime: natura e distruzione fuse in un unico soggetto. In particolare, l’eruzione del 1819 – modesta ma visibile dalla costa – ispirò un ciclo di studi su nuvole, fumo e controluce che saranno ripresi in quadri come The Burning of the Houses of Lords and Commons. Il Vesuvio divenne così modello per una pittura che non racconta eventi, ma li trasforma in materia visiva.
Un lascito luminoso
La visione di Turner non restituì mai Napoli in forma narrativa. Non ci sono mercati o chiese, ma orizzonti infuocati, marine evanescenti, ceneri sospese. La città, per lui, è luce in trasformazione, colore in eccesso. Ancora oggi, visitando il Museo di Capodimonte o le vedute dalla collina di Posillipo, si ritrova quel sentimento: Napoli come scintilla pittorica, mai del tutto afferrabile.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

