Nel 1926, Walter Benjamin passò alcune settimane a Marsiglia. Ne scrisse in appunti poi confluiti nel Passagen-Werk e in una prosa breve dal titolo Hashish a Marsiglia…

Nel 1926, Walter Benjamin passò alcune settimane a Marsiglia. Ne scrisse in appunti poi confluiti nel Passagen-Werk e in una prosa breve dal titolo Hashish a Marsiglia. Non fu un viaggio turistico: camminava al porto, si perdeva nei quartieri arabi, osservava la merce e i vetri.
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L’oppio della materia
Per Benjamin, Marsiglia era una città visiva: le vetrine opache, le bottiglie vuote, le insegne arrugginite. Scrisse: “Tutto qui è superficie che riflette il mondo stanco”. Più che narrare, annotava sensazioni, frammenti. Vedeva nella città un archivio mobile, dove la storia si imprime nella materia.
Una lente spezzata
Camminando oggi lungo il Vieux-Port, si riconoscono alcuni dettagli descritti nei suoi testi: il fumo dei traghetti, l’odore di sale e petrolio, i panni stesi. Marsiglia resta una città-immagine, specchio disordinato del tempo. Benjamin l’ha resa uno dei suoi luoghi mentali più enigmatici.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

