Una mostra che restituisce il tratto intimo e civile della fotografa siciliana, tra cronaca e poesia visiva. Un percorso che ripercorre l’impegno, la coerenza e la forza di un linguaggio di Letizia Battaglia

La mostra approda al Museo Civico San Domenico di Forlì, dal 18 ottobre all’11 gennaio, e raccoglie oltre duecento fotografie tratte dalla produzione di Letizia Battaglia, insieme a libri, giornali e riviste provenienti dal suo archivio personale. Presentata originariamente a Parigi e ad Arles, la tappa forlivese amplia la selezione includendo immagini inedite e ventidue pubblicazioni con cui la fotografa ha collaborato o delle quali è stata fondatrice.
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Il profilo della fotografa
Letizia Battaglia inizia la propria attività tra Palermo e Milano nei primi anni Settanta, realizzando reportage per diverse riviste italiane. Fin dagli esordi unisce l’immagine al racconto giornalistico, definendo una pratica che coniuga osservazione e testimonianza. A partire dalla metà degli anni Settanta, tornata a Palermo, lavora per il giornale L’Ora. Qui documenta la vita della città e le ferite lasciate dalla violenza mafiosa: un racconto quotidiano che diventa presto memoria collettiva.
La struttura della mostra
Curata da Walter Guadagnini e ideata da Camera – Centro Italiano per la Fotografia in collaborazione con l’Archivio Battaglia, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e il Comune di Forlì, la mostra ripercorre sia la dimensione documentaria del lavoro della fotografa, sia l’interesse per il ritratto e per la vita urbana e rurale della Sicilia. L’allestimento alterna sezioni tematiche e cronologiche, costruendo un racconto che mette in dialogo la Palermo degli anni di piombo con momenti di intimità domestica e quotidiana.
Un impegno civile radicato
Il percorso espositivo non si limita all’aspetto estetico della fotografia, ma evidenzia la scelta consapevole di Battaglia di unire immagine, racconto e impegno civile. Vincitrice nel 1985 del premio W. Eugene Smith, l’autrice ha lavorato anche all’estero, dall’Unione Sovietica agli Stati Uniti, dalla Turchia all’Islanda, mantenendo sempre una coerenza profonda tra il gesto fotografico e la necessità di testimoniare.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

