Dal fasto della corte spagnola agli incubi dell’inconscio, Goya ha raccontato l’uomo tra ragione, follia e violenza

Francisco Goya nacque a Fuendetodos nel 1746. Dopo gli studi a Madrid e un periodo in Italia, divenne pittore ufficiale di corte sotto Carlo IV. I suoi ritratti dei nobili e dei monarchi mostrano già una sottile ironia, un’osservazione impietosa della vanità e della fragilità del potere. Nel 1792 una grave malattia lo rese sordo, evento che segnò un cambiamento radicale nella sua visione artistica. Da quel momento, il mondo brillante della corte lasciò spazio a un universo più oscuro e introspettivo, popolato di visioni e incubi.
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La visione della tragedia
Con i cicli dei “Caprichos” e dei “Disastri della guerra”, Goya si fece cronista del dolore e della brutalità umana. Le incisioni raccontano senza retorica le atrocità del conflitto tra Spagna e Francia, mostrando corpi straziati e gesti di disperazione. Le “Pitture nere”, realizzate nella sua casa di campagna, sono tra le opere più inquietanti della storia dell’arte. “Saturno che divora i suoi figli” o “Il sabba delle streghe” incarnano una visione del mondo dominata dalla follia e dalla perdita di senso, in cui la ragione è ormai impotente.
L’eredità moderna
Goya è considerato un precursore dell’arte moderna perché ha portato la soggettività al centro della rappresentazione. Nelle sue opere non c’è più distanza tra realtà e visione, ma un flusso interiore che anticipa l’Espressionismo. La sua influenza si estende da Delacroix a Picasso, da Bacon a Otto Dix. Goya ha mostrato che l’arte può essere un atto di denuncia e introspezione, un modo per raccontare il lato oscuro dell’uomo e della storia.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

