Ven. Apr 17th, 2026

“Rinnamorarsi. Cronaca di sentimenti veri e immaginari”: la recensione del libro di Pupi Avati

“Rinnamorarsi. Cronaca di sentimenti veri e immaginari”: la recensione del libro di Pupi Avati
“Rinnamorarsi. Cronaca di sentimenti veri e immaginari”: la recensione del libro di Pupi Avati

Last Updated on 26/01/2026

“Rinnamorarsi. Cronaca di sentimenti veri e immaginari”, edito da Solferino, è il nuovo libro di Pupi Avati, tra memoria personale e riflessione sui legami che resistono al tempo…

“Rinnamorarsi. Cronaca di sentimenti veri e immaginari”: la recensione del libro di Pupi Avati

“Rinnamorarsi. Cronaca di sentimenti veri e immaginari” è il nuovo libro di Pupi Avati, regista, sceneggiatore, produttore e scrittore. Il volume, pubblicato da Solferino, è un memoir che apre uno spazio narrativo a metà tra ricordo e invenzione, con una lingua che alterna confessione e osservazione. Il libro esce per la collana “Notti bianche”, ideata e curata da Isabella Borghese, che prende il nome dal romanzo omonimo di Fëdor Dostoevskij. Il riferimento all’incontro, qui, resta centrale, anche quando assume una forma più metaforica: narrativa e saggistica convivono per un’idea di collana trasversale.

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La frase che mette subito a fuoco il tono

«Mi sono rinnamorato di mia moglie a ottantasei anni, ed è qualcosa che ha a che fare con l’ineffabile. O con la demenza senile». È una dichiarazione che chiarisce l’impostazione del libro: intimità senza retorica, ironia senza ricerca dell’effetto, e una forma di lucidità che non teme di sporcarsi con il dubbio.

Vecchiaia come stagione difficile, eppure decisiva

La vecchiaia, nel racconto di Avati, è un tempo che espone: il corpo tradisce, i ricordi insistono, le giornate somigliano a una partita giocata con il caso. Eppure proprio lì, nel punto in cui le cose si riducono, può riaffiorare qualcosa di essenziale. È in questo “tramonto” che prende forma la possibilità di rinnamorarsi, anche della stessa donna incontrata e scelta più di mezzo secolo fa sotto un portico di Bologna. Un sentimento che non arriva come rivelazione, ma come riemersione.

Ricordi, cinema e figure che tornano a galla

Nel libro rientrano volti e voci diventati opachi: ragazze che illuminavano feste d’adolescenza, corteggiamenti fatti di balli lenti e regali minimi, parenti anziane, rituali di famiglia, perfino immagini che sembravano perse. Accanto al privato, riaffiora anche il cinema: non come celebrazione, ma come luogo in crisi, che avrebbe bisogno di nuove energie e di passioni meno distratte.

Sentimenti, fragilità e minacce del presente

Sul filo dei suoi giorni, dove affetti e rimpianti, successi e inciampi coesistono in un presente continuo, Avati torna ai sentimenti elementari: l’amore, la cura, l’attenzione, la fatica di proteggere ciò che conta. Ne esce una riflessione sulla difficoltà di conservare i legami mentre il mondo contemporaneo accelera, semplifica e consuma. Il libro prova a stare dentro questa tensione, senza risolverla.

Nostalgia o consapevolezza: il tempo come misura

Più che nostalgia, qui sembra agire una consapevolezza: quella di ciò che è stato e non sarà più, e del tipo di pace che si può raggiungere quando il tempo non è più un nemico da battere. Avati descrive un possibile equilibrio: conservare ciò che è vitale e lasciare andare il resto, senza trasformare la perdita in posa.

Lo stile: misura, eleganza e distanza dalle cose

C’è un’idea di eleganza che attraversa tutto il testo, legata al modo di guardare le persone e gli eventi. Gli aneddoti non cercano lo scandalo né l’autoassoluzione: spesso contano più le sfumature dei verdetti. Anche quando affiora qualche giudizio, resta una forma di rispetto. Come se l’esperienza avesse insegnato a prendere distanza, a far emergere solo ciò che pesa davvero.

“Rinnamorarsi” come possibilità, non come slogan

Questo memoir è soprattutto una riflessione sulla possibilità di tornare ad amare, o di accorgersi che l’amore cambia forma senza per forza diminuire. La dichiarazione è rivolta alla compagna, ma si allarga alla vita intera: a ciò che si è vissuto, a ciò che si è capito tardi, alla forza che nasce dalla conoscenza e dal riconoscere le differenze. Senza rimpianti esibiti, senza consolazioni facili.

Un’immagine privata che diventa metodo di racconto

In una vecchia intervista Avati raccontava che molte idee per i suoi film nascevano durante i viaggi in auto, mentre guidava. È un dettaglio che sembra coerente con questo libro: il movimento come condizione della memoria, l’intimità come spazio in cui le parole arrivano senza pressione. È una scrittura che fa pensare a un tragitto: non lineare, non sempre ordinato, ma capace di mettere insieme episodi lontani e restituirli come presenti.

La chiusa: il desiderio di un “per sempre” credibile

«Oggi vorrei che a mia moglie piacesse la mia vita, vorrei la trovasse ardita, coraggiosa, imprevedibile, mai rassegnata. Vorrei così che si rinnamorasse di me, come io in questo tramonto mi sto rinnamorando di lei. E vorrei soprattutto che, in questo lungo e insidioso nostro percorso di insofferenze e gioie, quel misterioso “per sempre” si avverasse». È la frase che chiude il cerchio: il rinnamorarsi non come gesto romantico, ma come lavoro quotidiano sullo sguardo. E, soprattutto, come richiesta di essere ancora scelti.

Chi è Pupi Avati

Pupi Avati, sceneggiatore e produttore, è uno dei maestri riconosciuti del cinema italiano. Autore anche di numerosi romanzi, con Solferino ha pubblicato “L’archivio del diavolo” (2020), “L’alta fantasia” (2021) e “L’orto americano” (2023).

Scheda del libro

Titolo: Rinnamorarsi. Cronaca di sentimenti veri e immaginari
Autore: Pupi Avati
Editore: Solferino
Collana: Notti bianche
Anno edizione: 2025
Pagine: 128
ISBN: 9788828218135
Prezzo: € 15,00

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