Parigi, 29 maggio 1913: al Théâtre des Champs-Élysées la prima del balletto di Igor Stravinskij, coreografato da Vaslav Nijinskij, scatenò urla, risate e pugni…

Parigi, 29 maggio 1913: al Théâtre des Champs-Élysées la prima del balletto di Igor Stravinskij, coreografato da Vaslav Nijinskij, scatenò urla, risate e pugni. Nel caos, l’orchestra proseguì fino all’ultima nota, cambiando per sempre la musica del Novecento.
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Ritmo contro convenzione
La partitura, ricca di poliritmie e dissonanze, accompagnava un rito pagano in cui una vergine si sacrifica alla terra. Il pubblico, abituato alle grazie di Debussy, non riconobbe quel pulsare arcaico: i fischi coprirono gli oboi, alcuni spettatori si affrontarono a colpi di bastone.
Nijinskij e la danza spezzata
Sul palco, saltelli rigidi e ginocchia piegate negavano la linea classica. Dal retropalco, Nijinskij gridava il tempo ai ballerini perché l’orchestra era sommersa dal frastuono. Stravinskij osservava furioso ma convinto di aver aperto un varco irreversibile.
Dal fiasco al mito
Repliche successive a Londra e Zurigo trovarono ascoltatori più ricettivi. Oggi la “Sagra” è considerata pietra angolare della modernità musicale, e la serata del 1913 un test di resistenza culturale che il pubblico, alla fine, imparò a superare.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

