Il 1° giugno 2026 ricorrono cento anni dalla nascita di Marilyn Monroe: tra musei, cineteche, teatro e design, il mito viene riletto con materiali d’archivio, fotografie e operazioni culturali…
La ricorrenza “ufficiale” cade il 1° giugno, ma le iniziative si distribuiscono lungo la primavera e oltre. Il punto comune è la costruzione di un anno tematico che usa il centenario come perno: esposizioni con oggetti originali, rassegne che provano a superare i cliché, e prodotti editoriali e di licensing che riportano l’attrice dentro un racconto più materiale e verificabile.
Los Angeles: l’archivio in scena all’Academy Museum of Motion Pictures
La vigilia del compleanno, il 31 maggio, apre una delle tappe più attese: una mostra costruita su “prove” fisiche della carriera, dagli abiti di scena alle fotografie, passando per lettere e documenti. Il dispositivo è quello dell’esposizione d’archivio: centinaia di oggetti per ricomporre la figura pubblica e il lavoro dell’attrice, più che l’icona astratta. Il percorso mette insieme la dimensione hollywoodiana e quella privata, con materiali raramente mostrati.
Parigi: la Cinémathèque Française e la narrazione “oltre i cliché”
Dall’8 aprile al 26 luglio, la Cinémathèque propone una lettura che insiste sul nodo più trascurato: il mestiere d’attrice. Filmati, fotografie e manifesti non funzionano da semplice memorabilia, ma come strumenti per separare l’immagine stereotipata dalla costruzione dei ruoli. In controluce, torna anche la questione del “sistema” che l’ha prodotta: studio system, promozione, pose, comunicazione. Il risultato è un racconto più vicino al cinema che alla mitologia.
Londra: teatro musicale e impersonificazione
Ad aprile, la figura di Monroe entra in una dimensione performativa con uno show teatrale e musicale centrato sul centenario. L’operazione non è nuova, ma resta indicativa: il mito continua a circolare attraverso il corpo di chi lo reinterpreta. Sul palco c’è Suzie Kennedy, in uno spettacolo ospitato al Crazy Coqs. È un tassello che sposta l’attenzione dalla storia del cinema alla persistenza dell’icona come linguaggio popolare.
Un’esperienza immersiva itinerante: il mito come ambiente
Nel programma rientra anche un format immersivo “in viaggio”, annunciato in partenza da Hollywood in primavera. La formula è quella ormai consolidata: stanze multisensoriali, fotografie 3D, cimeli, contenuti interattivi. Qui il racconto non procede per cronologia ma per stimoli, e lavora sulla familiarità dell’immaginario: l’attrice come sequenza di segni riconoscibili, dal set alla posa, fino alla tragedia che chiude la biografia.
I film simbolo, tra memoria e stereotipo
Quando il calendario chiama in causa i titoli, la selezione è prevedibile ma significativa: A qualcuno piace caldo, La febbre del settimo anno, Il principe e la ballerina. Sono opere che continuano a funzionare da “riassunto” della star, e che spesso vengono citate più per le immagini che per il lavoro di recitazione. È anche su questo corto circuito che molte iniziative provano a intervenire, riportando le performance al centro.
Dalla scoperta al personaggio: biografia compressa, effetti lunghi
In questa rilettura torna anche la biografia essenziale: un’infanzia complicata, l’avvio come modella, l’ingresso nel sistema a vent’anni dopo essere stata notata da Ben Lyon. Il passaggio decisivo resta la trasformazione in archetipo, tra seduzione e libertà sessuale, in un’epoca che mostrava ancora resistenze culturali forti. Il centenario, in questo senso, diventa un pretesto per rimettere ordine: meno aneddoti, più tracce.
La tavolozza: Pantone e il colore come dispositivo narrativo
Tra le iniziative più curiose c’è la collaborazione con Pantone, che ha tradotto l’immagine di Monroe in una palette ufficiale. È un’operazione che parla più al design e al mercato che alla storia del cinema, ma dice qualcosa sulla tenuta del brand: l’icona diventa sistema cromatico, con tonalità battezzate in modo evocativo (tra cui Star White e High Risk Red). Il colore, qui, non descrive: codifica.
Un volume ufficiale: fotografia, set, promozione
Sul fronte editoriale, il centenario porta anche un libro fotografico presentato come pubblicazione ufficiale realizzata in collaborazione con la Marilyn Monroe Estate. L’impianto è quello della grande antologia: dalle immagini iniziali e promozionali ai set, fino ai ritratti che hanno contribuito a fissare la figura pubblica. Nel percorso compaiono firme che hanno modellato l’iconografia del Novecento, come Henri Cartier-Bresson e Richard Avedon, accanto a materiali più intimi che mostrano un volto meno “costruito”.
Il finale: Bert Stern, le ultime sedute e le immagini riscoperte
La chiusura si concentra su uno dei capitoli più citati e più delicati: The Last Sitting, con le fotografie di Bert Stern. Accanto, emergono anche scatti riemersi di recente che mostrano una Monroe luminosa e sorridente, realizzati da Allan Grant per un servizio uscito pochi giorni prima della morte. È un epilogo che ricorda perché il centenario non è solo celebrazione: è anche il tentativo di gestire, con strumenti culturali, una storia che il pubblico continua a leggere come mito e come perdita.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

