Nel cuore di Bologna prende forma un’esposizione che usa rifiuti industriali e oggetti di uso quotidiano per costruire figure riconoscibili. Un percorso che riflette sul consumo, la sostenibilità e il rapporto con l’ambiente, offrendo spunti critici senza retorica
A Bologna, nella sede della Regione Emilia‑Romagna in viale Aldo Moro, è stata inaugurata la mostra Il lato bello e utile del rifiuto, inserita nel calendario di eventi legati ad Arte Fiera 2026‑Art City. Il progetto, promosso nell’ambito dell’iniziativa artistica Scart del Gruppo Hera, presenta un allestimento che invita a guardare materiali di scarto con occhi diversi, trasformandoli in opere capaci di attirare l’attenzione e sollecitare una riflessione sul valore delle cose.
L’arte che rinasce dallo scarto
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso una serie di opere raffiguranti animali — tra cui lupi, orsi, cavalli, aquile, gufi, cani, fenicotteri e gabbiani — realizzate con materiali di recupero. Oggetti e componenti provenienti da lavorazioni industriali e dalla vita quotidiana, come carta di giornale, barattoli di latta, bombolette spray, reti metalliche, abiti dismessi e policarbonato di scarto, vengono assemblati per dare forma a figure riconoscibili, in cui la materia mantiene evidenti tracce della propria origine.
Temi esplicitati attraverso la materia
Il contrasto tra ciò che è originariamente scarto e ciò che appare come opera compiuta costituisce il nucleo critico della mostra. Le opere non mascherano la loro provenienza: anzi, la conservano come elemento di narrazione. In questo modo, il visitatore è stimolato a ripensare il rapporto tra consumo e valore, tra attività umane e ambiente, mettendo in discussione consuetudini e percezioni consolidate.
Arte e sostenibilità come terreno di dialogo
L’esposizione è anche espressione di un più ampio discorso su economia circolare e pratiche sostenibili. La selezione di materiali e il loro uso creativo intendono mostrare come elementi destinati all’abbandono possano essere reintegrati nel discorso culturale e visivo, senza rinunciare alla loro identità. L’allestimento si pone come punto d’incontro tra estetica, ambiente e criticità sociali legate alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti.
Un focus sul valore delle cose
La mostra, oltre a proporsi come evento culturale nel calendario di Bologna, stimola una riflessione più ampia sul valore che attribuiamo agli oggetti e sulle possibilità di reinterpretazione di ciò che consideriamo inutile. In un periodo in cui la sostenibilità è al centro delle politiche pubbliche e delle pratiche industriali, l’esposizione conduce a interrogarsi sul significato di “rifiuto” e sulle potenzialità insite nel riuso creativo e critico.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

