La prima grande retrospettiva italiana di John Giorno, protagonista dell’avanguardia newyorkese, approda al MAMbo
Dal 5 febbraio al 3 maggio 2026 il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna ospita John Giorno: The Performative Word, la prima retrospettiva italiana dedicata a John Giorno, poeta, performer, artista e figura cardine dell’avanguardia culturale newyorkese del XX secolo. L’iniziativa è inserita nel palinsesto di ART CITY Bologna 2026 e debutterà con un evento di apertura il 4 febbraio nella Sala delle Ciminiere dell’istituzione bolognese.
Profilo dell’artista
Nato a New York nel 1936 e scomparso nel 2019, Giorno ha operato ai confini tra poesia e performance, facendo della parola uno strumento plastico e relazionale. Figura trasversale della cultura contemporanea, ha portato la scrittura fuori dall’ambito stampato e convenzionale, espandendola in spazi performativi, nella comunicazione di massa e nelle arti visive.
Struttura e contenuti della mostra
La mostra è articolata in nuclei tematici che restituiscono oltre sessant’anni di attività, con materiali d’archivio, installazioni, video e opere visive. In particolare, viene valorizzato il ruolo del linguaggio poetico nelle sue diverse declinazioni performative e tecnologiche.
“Dial‑A‑Poem”: progetto storico e attualizzazione
Tra gli elementi centrali dell’esposizione figura il progetto Dial‑A‑Poem, iniziato da Giorno nel 1969: un sistema telefonico attraverso il quale gli utenti potevano ascoltare poesie registrate. Per la mostra bolognese è prevista una versione italiana dell’opera, con voci di poeti contemporanei disponibili tramite un numero telefonico dedicato.
Relazioni artistiche e influenze
Il percorso espositivo richiama le collaborazioni che hanno segnato la carriera di Giorno, tra cui figure della scena culturale newyorkese come Andy Warhol, William S. Burroughs e Patti Smith, e documenta come tali relazioni abbiano contribuito alla definizione di nuove pratiche artistiche.
Contesto istituzionale e obiettivi
Curata da Lorenzo Balbi e promossa dal settore Musei Civici del Comune di Bologna, la mostra intende offrire un’occasione di riflessione sulla genealogia delle pratiche poetiche performative e sulla loro influenza sulla contemporaneità. Il progetto si accompagna alla pubblicazione di un catalogo e a un programma di iniziative collaterali.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

