Gio. Lug 30th, 2026

Il Settecento a Cinecittà: in mostra i costumi che raccontano Casanova, Dracula e “Mercoledì 2”

Il Settecento a Cinecittà: in mostra i costumi che raccontano Casanova, Dracula e “Mercoledì 2”
Il Settecento a Cinecittà: in mostra i costumi che raccontano Casanova, Dracula e “Mercoledì 2”

Dal 20 febbraio negli studios di Cinecittà a Roma, una nuova tappa di Cinecittà si Mostra porta il ’700 dentro armadi, sartorie e set ricostruiti. In primo piano l’omaggio a “Il Casanova” di Fellini

Il Settecento entra a Cinecittà senza passare dalla ricostruzione museale tradizionale. La nuova esposizione di Cinecittà si Mostra, allestita dal 20 febbraio negli studios sulla Tuscolana a Roma, mette al centro un’idea semplice: l’epoca non come datazione, ma come materia. Merletti, bottoni, damaschi e tagli diventano la scorciatoia più rapida per capire come cinema e serie tv trasformino l’immaginario storico in racconto.

Il posto d’onore: Fellini, Sutherland e “Il Casanova”

Il fulcro è un omaggio a “Il Casanova” di Federico Fellini, a cinquant’anni dall’uscita in sala. In mostra c’è l’abito di Donald Sutherland, protagonista del film, con un focus costruito attorno a tre capi: due abiti femminili indossati da dame veneziane e uno creato per Casanova. La scelta di mettere questi pezzi in primo piano non è solo celebrativa: il costume, in questo caso, è parte della regia, una trama parallela che definisce atmosfera e psicologia.

Danilo Donati: centenario, metodo e premio

Dietro l’operazione c’è anche un anniversario: ricorrono i cento anni dalla nascita di Danilo Donati, scenografo e costumista legato a Fellini. Il lavoro sul guardaroba di “Il Casanova” gli valse un premio Oscar, ma ciò che colpisce è il metodo: ricostruzione, citazione, invenzione. Nelle note che accompagnano il racconto della produzione, emerge una Cinecittà che non “ospita” il film, ma lo costruisce: ambienti e scene, laguna veneziana compresa, vengono ricreati in studio, con teatri occupati dalla produzione.

Venezia rifatta in studio: pittura, architettura, tessuti

La ricostruzione del mondo di Casanova passa anche da un immaginario pittorico. Donati lavora sull’architettura della Serenissima guardando al gusto figurativo di autori come Turner, Hogarth, Guardi e Canaletto, e alla grande pittura settecentesca. Poi c’è il fronte più concreto, quello della manifattura: i costumi sono numerosi e complessi, le sartorie lavorano a ritmo pieno, e per alcuni tessuti “giusti” Donati arriva a muoversi personalmente fino a Londra. Quando serve, le stoffe vengono anche tinte in atelier, con vasche allestite sul posto per intervenire sul colore.

Dal trono alla ghigliottina: “Le Déluge” e il rigore storico

La mostra non si limita al Settecento “da maschera”. Tra i pezzi esposti c’è anche un abito legato a “Le Déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta”, con Guillaume Canet nei panni di Luigi XVI. Il costume risponde al rigore storico, ma diventa anche simbolo narrativo: un potere che si irrigidisce mentre sta per crollare. Nello stesso contesto viene ricordato il lavoro sui costumi premiato con un David di Donatello a Massimo Cantini Parrini, a conferma di quanto l’abito, nel cinema contemporaneo, sia tornato a pesare come scelta autoriale.

Il gotico in chiave ’700: Dracula e la seduzione del dettaglio

Il Settecento che arriva da Cinecittà è anche un’epoca contaminata. Nel percorso compaiono il “Dracula” di Luc Besson e l’abito indossato da Caleb Landry Jones, in tinte pastello e con ricami accurati. Qui l’aderenza storica non è l’unico obiettivo: il taglio e la decorazione servono a costruire un “personaggio” prima ancora di raccontarlo, sfruttando l’eleganza dell’epoca per piegarla a un tono cupo e romantico.

“Mercoledì 2”: il carnevale veneziano come costume pop

Un altro salto di registro passa per “Mercoledì 2”: Steve Buscemi, nel ruolo del preside Dort, entra in mostra con un completo viola pensato per un galà veneziano a tema carnevale settecentesco. Qui il Settecento è dichiaratamente scenografia sociale: un codice visivo immediato, quasi una divisa, dove il colore e l’insieme valgono quanto il dettaglio. L’abito è ideato da Colleen Atwood, affiancata da Mark Sutherland, e riprende atmosfere gotiche pur restando dentro un contesto di festa e rappresentazione.

Pištěk, Forman e l’idea del costume come firma

A chiudere il focus sul Settecento c’è un nome che rimanda a un’altra idea di cinema: Theodor Pištěk, costumista e pittore ceco scomparso nel 2025. In mostra due abiti che riportano alla collaborazione con Miloš Forman e alla stagione in cui il costume diventava un marchio di stile, riconoscibile quanto un’inquadratura. Nel percorso i rimandi passano anche da “Amadeus” e “Valmont”, due titoli che usano l’epoca in modo opposto: uno come vertigine teatrale, l’altro come geometria morale.

Appassionato/a di arte, spettacolo e cultura? Segui le nostre pagine FacebookXGoogle News e iscriviti alla nostra newsletter

Related Post

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da Uozzart

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere