Pubblicità Eni a San Pietro: quando i “soldi” deturpano arte, architettura, cultura e religione

Proprio a pochi giorni dal Natale, la notizia che non volevi avere. Quei cartelloni giganteschi in Piazza San Pietro con il cane a 6 zampe di Eni non delimitano un “work in progress” finanziato dal colosso energetico, ma è “semplicemente un’azione (pagata) di pubblicità”. La conferma mi è giunta proprio dall’ufficio stampa che, in seguito a una mail di Uozzart e a qualche sollecitazione, ha sciolto ogni dubbio: “Quest’azione pubblicitaria rientra in un piano più ampio: è il frutto di una collaborazione profonda tra Vaticano ed Eni”. E poi un velo omertoso di “non so altro”.

Eni a San Pietro, Roma

Eni a San Pietro, Roma

Foto di Uozzart

In questo stesso “pacchetto” rientra anche l’iniziativa che coinvolge la città di Milano: per il sesto anno consecutivo, continua la tradizione di esporre un’opera d’arte, gratuitamente, a Palazzo Marino. Dopo l’apprezzamento riscosso da Amore e Psiche, che nel 2012 è stata la mostra più visitata d’Italia, quest’anno, sino al 12 gennaio 2014, sarà possibile ammirare la Madonna di Foligno di Raffaello, per la prima volta a Milano proprio dai Musei Vaticani.

Questa dovrebbe essere la prima massiccia azione pubblicitaria svoltasi proprio all’interno della piazza di San Pietro. Quattro cartelloni pubblicitari ingombranti, alti 4-5 metri e larghi 8-9 metri, per un quadrato letale, che deturpa una delle più belle e incantevoli piazze non soltanto italiane, ma mondiali. Dovrebbe essere garantito a tutti gli italiani e gli stranieri che, in occasione delle feste, raggiungeranno (virtualmente o in loco) la piazza in occasione di concerti, eventi e liturgie, il massimo rispetto, per l’arte e per la religione. Che non può essere brandizzata in maniera così sfacciata e incivile.

Eni a San Pietro, Roma - Uozzart

Eni a San Pietro, Roma – Uozzart

Foto di Uozzart

Tutta questa vicenda va inquadrata in un contesto molto delicato per l’azienda petrolifera: l’amministratore delegato Paolo Scaroni e altri manager sono indagati per presunte tangenti destinate a funzionari pubblici in Algeria. Tutto è nato da una serie di commesse, per un totale di 11 miliardi di euro, che lo Stato algerino ha affidato alla Saipem. Per ottenerle, l’azienda controllata dall’Eni avrebbe pagato una tangente di 197 milioni di dollari all’intermediario Farid Noureddine Bedjaoui. Condizionale d’obbligo.

Indipendentemente da questo scandalo, che non ci tocca direttamente, la personale richiesta di Uozzart: quella di non offendere ulteriormente l’arte e l’architettura di Roma. Cari responsabili Eni, altrettanto cari del Vaticano (o chi di competenza), abbassate quei cartelloni e, indipendentemente dalla natura dell’accordo tra le due parti (se avete voglia di specificarlo, sono qui a vostra disposizione), dimostrate rispetto per chi ama l’arte, la cultura e la propria fede. Nella vita ci hanno troppe volte detto che ci sono cose che non hanno prezzo. Ecco, Piazza San Pietro dovrebbe essere inserita in questa lista. E, alla Chiesa in particolare, una ulteriore cortesia: umiltà e povertà non vanno soltanto predicati, ma inseguiti. Con il sudore della fronte.

Eni a San Pietro, Roma

Eni a San Pietro, Roma

Foto di www.olambientalista.it

UPDATE: L’Ufficio Stampa di ENI mi chiede “gentilmente” di precisare qualcosa da loro non specificata nel corso della chiacchierata che ha preceduto il post. Ossia che i cartelloni coprono i lavori di un cantiere già presente, i cui lavori sono portati avanti dal Vaticano, e non dall’azienda. Rimane, quindi, un’azione pubblicitaria, ma che coprirebbe in parte un cantiere in corso. La conferma anche dall’Ufficio Stampa del Vaticanoi lavori di restauro della fontana sono a carico dello Stato della Città del VaticanoEni paga lo spazio pubblicitario. Rimane il fatto che quella pubblicità è davvero un pugno nell’occhio. E nel cuore. Vi lascio con un dubbio: ma i lavori sono davvero durati così tanto o i cartelloni sono stati “lasciati” per qualche settimana in più? Riflettiamoci.