MIBACT, il (vergognoso) bando per la cultura per 500 “giovani/schiavi”. La petizione per “reagire” e la replica del ministro Bray.

Finalmente. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha indetto un concorso per il reclutamento di 500 laureati da formare nell’inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano. Per partecipare al bando MIBAC c’è tempo sino al 21 gennaio 2014. Ma, prima di stappare le bottiglie di champagne conservate in fresco in attesa di un’altra opportunità lavorativa dalle istituzioni italiane, procedete con la lettura.

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REQUISITI – Ecco le condizioni, tanto elementari quanto spietate: età massima 35 anni, laurea triennale o quinquennale vecchio ordinamento, che includono corsi come lettere a filosofia, storia, scienze dell’architettura, ingegneria dell’informazione (ma non solo), con una votazione di 110/110 oppure diploma rilasciato dalle scuole di archivistica, paleografia e diplomatica con una votazione di 150/150. Può essere sufficiente? No. Occorre anche una conoscenza delle lingua inglese (certificazione di livello B2), oltre ai più ovvi requisiti di cittadinanza italiana o europea, diritti civili e politici, assenza di condanne penali. Ebbene, alzi la mano chi rientra in questo striminzito gruppo. Ma procedete, e capirete che, in fondo, l’opportunità non è poi così ghiotta.

LE SELEZIONI – Primo passo: compilare la domanda telematica (questo il link), allegando tutto il materiale richiesto. Secondo passo: rimanere indenni alla prima scrematura, se così vogliamo definirla. Terzo passo: se il numero di richieste corrisponderà al triplo di coloro che potranno “vincere” (esiste anche questo dubbio?), un quiz a risposta multipla per stabilire i “migliori”. Idem per tutti coloro che si trovano, a parità di punteggio, negli ultimi posti in ciascuna graduatoria regionale. Tra i più bravi di questi, infine,  si sceglierà il candidato più giovane.

IL TIROCINIO – Dodici mesi di formazione, un impegno settimanale che va dalle 30 alle 35 ore, senza buoni pasto. Per una indennità di partecipazione di euro 5mila per tutto l’anno. Lordi. Per quanto riguarda le assenze per motivi di salute, devono essere comunicate e giustificate entro il primo giorno di assenza, con relativo certificato da inviare entro il secondo giorno. Per motivi personali sono previsti 20 giorni, per motivi familiari 3, per donazione di sangue uno. Anche negli ultimi due casi, opportunamente documentate. Per i giorni in più, saranno decurtati i corrispettivi economici previsti. In casi di infortunio e maternità, il programma formativo deve essere sospeso per il relativo periodo di tempo. Causa assenze frequenti, il direttore dell’istituto, indipendentemente dai certificati e dalle motivazioni presentate, può decidere per l’interruzione del programma formativo. Fortunatamente ci sono le domeniche e le festività. Almeno quelle. Infine, la ciliegina sulla torta: «il rilascio dell’attestato non comporta nessun obbligo di assunzione da parte del Ministero». Un tirocinio, quindi, che non porterà a nulla. Come al solito. E, di conseguenza, mi sorge una domanda: quanto costera’ tutta questa macchina organizzativa allo Stato e a noi contribuenti?

DISTRIBUZIONE REGIONALE – Dei 500 giovani laureati, 28 saranno distribuiti in Emilia Romagna, 20 in Friuli Venezia Giulia, 15 in Liguria, 35 in Lombardia, 37 in Piemonte, 6 in Valle D’Aosta, 29 nel Veneto, 10 nel Trentino Alto Adige, 35 nel Lazio, 15 nelle Marche, 25 in Toscana, 15 in Umbria, 30 in Abruzzo, 24 in Basilicata, 30 in Calabria, 36 in Campania, 24 in Molise, 36 in Puglia, 30 in Sardegna, 20 in Sicilia.

LA PAROLA AI “GIOVANI” – “Dopo anni di assenza di bandi per il rilancio della cultura e dell’arte – afferma Matteo Bonotto, 32 anni, cantante lirico, a Uozzartquello che viene proposto ad un laureato di eccellenza (deve avere il massimo dei voti) è un rimborso di circa 400 euro al mese senza buono pasto con obblighi contrattuali peggiori rispetto ad un dipendente pubblico. Per fortuna in questo bando si vuole investire sui giovani. O forse si vuole soltanto risparmiare”. “Il Decreto “Valore Cultura” – dichiara Andrea Fiore, 31 anni, storico dell’arteoltre ad essere una misura inefficace nei confronti delle macroscopiche problematiche di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano, rappresenta l’ennesima azione di ingratitudine nei confronti di alcuni professionisti. Quello che vorrebbe passare come un’opportunità per 500 giovani è, in realtà, un attentato alla dignità dei lavoratori. Un ministro dovrebbe provare vergogna nel proporre ad un gruppo di élite un compenso di 416 euro mensili per un anno, con l’aggravante che «il rilascio dell’attestato non comporta nessun obbligo di assunzione da parte del Ministero».  Credo sia un provvedimento ridicolo ed oltraggioso, soprattutto se rapportato alle enormi risorse economiche destinate ad una classe politica, mai all’altezza dei loro compensi”. “Il decreto Valore Cultura rappresentava per noi, giovani professionisti, la speranza di una realizzazione professionale – aggiunge Arcangela Capozzi designer di prodotto, 28 anni – ma soprattutto vocazionale, per la possibilità di contribuire alla salvaguardia del nostro patrimonio artistico culturale. Nel decreto però non è contemplata una fetta enorme di tecnici aventi diploma di laurea e laurea specialistica in disegno industriale, sebbene la nostra formazione sia basata su studi di storia dell’arte, storia delle arti decorative industriali e storia dell’arte contemporanea sviluppati con tecniche e strumenti di digitalizzazione. Perché?”.

LA REPLICA DI MASSIMO BRAY (UPDATE DEL 16/12/2013) – “In questo momento – spiega Massimo Brayil Mibact, e insieme ad esso tutta la Pubblica Amministrazione, non può assumere personale, in base alle leggi vigenti. Purtroppo questo Ministero ne risente più di altri, perché non ha bisogno solo di personale amministrativo ma anche lavoratori formati e specializzati. (…) Sto facendo una battaglia sulla necessità di sbloccare il turnover e i concorsi da quando sono arrivato al Ministero e non intendo fermarmi. (…) Nel frattempo abbiamo la possibilità di impegnare 2,5 milioni di euro in formazione: con il decreto “Valore Cultura” abbiamo pensato di dedicarli a 500 giovani, per offrire a neolaureati l’opportunità di una specializzazione che li portasse dentro il patrimonio culturale. La retribuzione adottata è quella prevista per i tirocini, non c’è stata nessuna volontà di sfruttare il lavoro dei giovani laureati bensì di offrire loro un’opportunità unica di formazione. Il patrimonio culturale ha bisogno di lavoro: vero e dignitoso”. Ecco, appunto.

L’APPELLO DI UOZZART ALLE ISTITUZIONI – Per dare un futuro alla cultura italiana, occorre la voce di tutti. Nessun escluso. E’ stata lanciata una petizione contro il Bando del MiBACT. Qui il link.. Perché il lavoro è un diritto, scommettere (ancora) sulla cultura un dovere. Citofonare Bray.

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