Jonny Briggs. Comfortable in my skin: dal 20 aprile alla Galleria Marie-Laure Fleisch

L’EVENTO – La Galleria Marie-Laure Fleisch presenta Comfortable in My Skin, prima personale a Roma dell’artista inglese Jonny Briggs (Londra, 1985). In mostra una selezione di lavori realizzati tra il 2010 e il 2014 che delineano il suo più recente percorso creativo, focalizzato sull’urgenza di riscoprire se stesso mediante l’analisi della propria infanzia. Briggs, prediligendo il medium fotografico, ricostruisce in chiave simbolica i rapporti con i familiari e i ruoli giocati da ciascuno, cristallizzando fatti e luoghi vissuti con una vena ironica, nel tentativo di liberarsi da disagi passati, e raggiungere una consapevolezza maggiore del proprio io da adulto.

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LA MOSTRA – Con la complicità dei genitori egli mette in scena avvenimenti surreali per raccontare legami ancestrali e rapporti difficili, facendo della fotografia il risultato complesso di un lavoro di performance, scenografia, scultura e pittura. A partire dalla piccola opera che dà il titolo alla mostra, Comfortable in My Skin, in cui l’artista è ritratto con la testa intrappolata nella camicia del padre, il quale a sua volta, tradendo un’espressione esausta, sembra partorire il figlio adulto. In Holding invece è la madre ad avere la testa coperta da una camicia maschile, mentre il corpo, fintamente sospeso su una parete, simula una crocifissione domestica, emblema di un ruolo sacrificale della donna.
La stessa casa di famiglia, nella provincia inglese, è infatti il set prediletto da Briggs per le proprie simulazioni, talvolta diventando essa stessa protagonista assoluta con le sue invadenti carte da parati floreali e la moltitudine di oggetti accumulati negli anni. Una presenza vissuta dall’artista come viva, incombente, che ha assorbito la propria infanzia e custodito i propri segreti. L’opera The Home sintetizza questa sua visione, una fotografia di grande formato che inquadra un calco vinilico della cucina, color carne, simile a una pelle asportata e distesa sul prato. La casa rappresenta proprio una seconda pelle per l’artista, della quale vorrebbe disfarsi perché sentita come pesante e soffocante creatura ma che allo stesso tempo avverte inevitabilmente ancora come rifugio. L’atmosfera inquietante delle fotografie convive infatti con un sentimento di visibile attaccamento dell’artista all’ambiente, un contrasto forte esplicitato ad esempio in Smiling Inside, in cui Jonny Briggs indossa una mostruosa maschera che riprende esteriormente il volto serio del padre, ma internamente è il calco del proprio volto sorridente, contemporaneamente il corpo si stringe in un lenzuolo a fiori simile alla tappezzeria di casa, ancora una volta un riferimento al morboso confort di tale condizione.
JONNY BRIGGS
I paradossi e il confine sottile tra vero e falso attraversano continuamente il lavoro dell’artista inglese, il quale gioca con la percezione, rivelando solo alla fine il trucco. Come in Trompe l’Oeil, doppio inganno costruito ad hoc ricoprendo di vernice color magnolia un angolo della casa con tanto di vaso di fiori e canestro di frutta, o Heirloom, il martello del nonno carpentiere affiancato a una sua perfetta riproduzione in gommapiuma. Una mostra sulla dualità tra natura umana e cultura familiare, tra illusione e realtà, in cui Jonny Briggs tenta di delineare i contrasti e le sofferenze affrontate nel passaggio dall’infanzia all’età adulta.
Jonny Briggs (Londra, 1985) vive e lavora a Londra. Tra le mostre più importanti: Fondazione Fotografia Modena, (settembre 2015); Work in progress, Camden Arts Centre, Londra (2015); Florilegia, Grimaldi Gavin, Londra (2015); Foam Talent, l’Atelier Néerlandais, Parigi (2014);Monstrares, Julie Meneret, New York (2014); Family Politics, Jerwood Space, Londra (2014); The Future Can Wait, Victoria House, Londra (2014); Utopie Distribuée, White Project, Parigi (2013); Out of Focus: Photography, Saatchi Gallery, Londra (2012); The way we live now, The Design Museum, Londra (2011); Moscow Young Artist Biennale, Mosca (2010). È finalista e vincitore di numerosi premi tra i quali: Photobook Melbourne Photography Prize (2015); First Book Award (2015); Foam Talent (2014); Paul Huf Award (2014);Aesthetica Art Prize (2014); Jove Foundation International Art Prize (2012); The Catlin Prize (2012); Prix Leica (2010);International Photography Awards, Menzione d’onore (2009); Taylor Wessing Photographic Portrait (2009);Ovenden Contemporary, Primo Premio (2009); Compello Art & Saatchi Photography, Vincitore (2008). Tra le collezioni: Zabloudowicz Collection, Londra; Saatchi Gallery, Londra.
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