La Bisbetica Domata: al Quirino il metateatro con Nancy Brilli. La recensione

di Alessia Tona

Un palco importante, un allestimento notevolmente funzionale e un gruppo di attori alle prese con una prova. C’è solo un solo problema, il regista è andato via a causa di una lite con la prima attrice. Cosa fare allora a dieci giorni dalla prima, se non prendere  in mano la situazione e mandare avanti la baracca? Ed ecco che il cast tutto si cimenta nelle prove del nuovo allestimento teatrale, intervallando una serie di fasi “sperimentali” nel tentativo di arrivare alla sera della prima.

IL METATEATRO DI CRISTINA PEZZOLI – Parliamo del riadattamento della celebre commedia The Taming of the Shrew, La Bisbetica domata di William Shakespeare, con la regia di Cristina Pezzoli. La compagnia mette in scena le prove  dello spettacolo intervallando momenti personali degli attori duplici interpreti dell’opera. Questo tentativo di capovolgimento scenico tra teatro e vita era già stato sperimentato e portato a termine con grande successo nella visione cinematografica e teatrale  del musical Kiss me Kate di Cole Porter.

In quel caso l’evidente somiglianza dei personaggi della Bisbetica con gli interpreti, portava avanti in modo fluido le vicende della storia di Padova e degli attori della compagnia, che si intersecavano in un vicendevole gioco delle parti. Il ritmo é velocissimo ma talvolta si perdono i dialoghi tra gli attori, ed è un vero peccato. Alcune scelte stilistiche rendono lo spettacolo uno studio pop  non proprio utile alla messa in scena, come l’uso della parola stessa a volte troppo moderna, di una loop station, o dello stesso rep proprio su alcuni monologhi che diventano fondamentali per delineare il punto di vista dei personaggi, che poco possono essere seguiti e amati.

CLASSICO O MODERNO? – Non necessariamente i testi classici devono essere rivisti in chiave moderna, o almeno credo che la chiave di lettura debba essere ben delineata. Il quadro che ci viene proposto è quello di un susseguirsi di scene che non lasciano il tempo della riflessione. Ed è questo il problema, a livello di immagini non è mai chiaro l’obbiettivo dei personaggi, tranne che per alcuni. La scena più bella e significativa, che funziona per ritmo, intensità è certamente quella tra Grumio (Gianluigi Igi Maggiorin) e Caterina (Nancy Brilli). In generale si tirano fuori problematiche e dinamiche della vita di compagnia e degli attori, che poco sono gustati e vissuti, e che sono di facile e cinica comprensione solo da chi ne vive le peripezie giornalmente.

Il problema cardine da un certo punto della storia nella storia, diventa quello di Caterina attrice, che non comprende come una donna possa passare dall’essere bisbetica a domata al punto di porre la mano sotto le scarpe del proprio uomo in segno di devozione e rispetto. Sarebbe troppo complicato analizzare il testo shakespeariano ma ciò che conta sapere, e che la protagonista alla fine riesce a domare il suo animo ribelle, e a portare a termine la prova generale. Insomma, un po’ confusionaria questa Bisbetica. Sono due storie che non si intersecano.

CATERINA, LA DONNA DI OGGI E DI SEMPRE – Ricordo che la domanda principale che mi ponevo alla fine del testo era: “Caterina dopo aver mostrato rispetto a Petruccio, si fa baciare e poi scappa, perché? Forse lo sta prendendo in giro? Ma chi è Caterina?”. Caterina è la “donna di oggi e di sempre”, che ama, che lotta, che è fragile e  facilmente piagabile, ma anche forte, furba e scaltra. Qui Caterina non fugge, quindi la lotta che porta avanti è quella con se stessa, una lotta che ha termine in un pensiero personale che non vediamo, ma che aspettiamo insieme al resto della compagnia che, tra una riflessione e uno sguardo allo smartphone, attende il rientro della prima attrice per il monologo finale. Sembra basti poco per fare i conti con se stessi.

Lo scopo primo della vicenda narrata da Shakespeare è quella certamente di raccontare la difficile condizione della donna, incastrata in un  secolo di matrimoni combinati, di devozione alla figura maschile del marito, e la secolare ma attualissima problematica del rapporto uomo-donna. Ma questa Bisbetica “metateatrale” non ha nessun feedback con una figura maschile e allora vorremo sapere quale lotta personale porta avanti. Tante le domande, come il taglio del prologo di Sly iniziale che  racchiude l’idea stessa della messa in scena: il teatro nel teatro. Interpreti non fuori posto, ma che avremmo preferito limati meglio nei propri “sopra le righe”. Augurando allo spettacolo di migliorarsi, alla fine è giusto ricordare che al di là del giudizio tecnico, quello principale spetta al pubblico unico ed imparziale giudice.

INFO – Dal 1° al 20 dicembre presso il Teatro Quirino di Roma, con Nancy Brilli, traduzione e drammaturgia Stefania Bertola, con Matteo Cremon   Federico Pacifici, Gianluigi Igi Meggiorin, Gennaro Di Biase, Anna Vinci, Dario Merlini, Brenda Lodigiani, Stefano Annoni e, nel ruolo del Dr. Jolly, Valerio Santoro. Scene Giacomo Andrico, costumi Nicoletta Ercole realizzati da Sartoria Tirelli, musiche Alessandro Nidi, luci Massimo Consoli, regia Cristina Pezzoli

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