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Intervista a Elena Somarè: “A 6 anni fischiavo le arie delle opere”

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La principale interprete del fischio melodico in Italia e nel mondo continua a incantare tutti. Ma è anche fotografa, e ha immortalato anche…

Elena Somarè è la principale interprete del fischio melodico in Italia e nel mondo. Una figlia d’arte, anche fotografa, che ha deciso di fare musica… fischiando. Ma lo fa in un modo magico. Lunedì Elena si è esibita all’Off/Off Theatre di Roma, in concerto con ”Il fischio magico”. E’ stata accompagnata da Lincoln Almad all’arpa paraguaiana e percussioni, da Gianluca Massetti al pianoforte e da Mats Hedberg alla chitarra. E il pubblico ne è rimasto incantato.

Elena Somaré
Elena Somaré

Le melodie di Elena all’Off/Off Theatre

Elena, per l’occasione, ha portato in scena le melodie latino-americane, da L’Avana a Buenos Aires, contenute nel suo secondo disco “Aliento”. Questo ripropone, in chiave del tutto inedita, 13 brani della musica sudamericana, tra grandi classici e canzoni meno note. E con strumenti inusuali, come l’arpa paraguaiana, la viola da gamba, la tiorba e la chitarra barocca.

L’abbiamo contattata, per scoprire qualcosa in più di lei, della sua vita. Nonchè della sua straordinaria arte e della sua sete di bellezza.

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Elena Somarè
Elena Somarè

L’intervista a Elena Somaré

Cos’è per te l’arte?

Per me è la capacità di esprimere sentimenti, suscitare idee. E’un racconto. Mi interessa quando riesce a emozionare, a mostrare un punto di vista differente della realtà.

Figlia d’arte, di padre pittore e di nonno poeta e scrittore: quanto conta (o quanto è rischioso) il proprio tessuto sociale e famigliare per diventare artista?

Nel mio caso è stato di grande aiuto. Quando, per diventare fotografa, ho lasciato l’università dove mi ero iscritta a Economia, sono stata capita e aiutata. Invece in altre famiglie sarei stata ostacolata.

Come fotografa e reporter hai fotografato divi e luoghi: un incontro e un posto che ti sono rimasti particolarmente nel cuore?

Difficile dirne solo uno…..se proprio devo scegliere forse un campo profughi in Macedonia, dove sono andata per fotografare Patch Adams. Ossia quel medico che ha inventato la terapia del sorriso e che ha ispirato un bellissimo film con Robin Williams. Quello era un luogo di dolore e di speranza che ha cambiato moltissimo la mia percezione della realtà. Una persona potrebbe essere Rita Levi Montalcini: aveva intorno un’aura percepibile. Ed io non sono certo una persona con tendenze mistiche.

Toglimi una curiosità: il tuo primo fischio quando e come è avvenuto?

In verità non lo ricordo. Però ricordo che mio padre fischiava e che io lo imitavo. Mio padre, da piccola, lo vedevo pochissimo. Mia madre, quando avevo 6/7 anni, mi faceva esibire davanti ai suoi amici e io già fischiavo le arie delle opere.

Finora hai dimostrato versatilità e passione, ma per cosa vorresti che la gente ti riconoscesse?

Io sto usando una forma espressiva antichissima, che probabilmente nella nostra storia evolutiva viene prima del linguaggio. La sto usando non per stupire il pubblico, non per fare virtuosismi, ma per fare buona musica con bravi musicisti. Per dare emozioni. Vedo che il pubblico questo lo riconosce, si emoziona, rimane incantato. Io non voglio niente di più.

Prossimi progetti.

Il 28 aprile, negli Emirati Arabi, suonerò in rappresentanza dell’Unione Europea, in occasione della giornata degli studenti della Sorbonne.

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