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“La Divina Commedia” Opera Musical: la recensione

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Torna a Roma, presso il Teatro Brancaccio, sino al 7 aprile, “La Divina Commedia” Opera Musical

Torna a Roma, presso il Teatro Brancaccio, sino al 7 aprile, “La Divina Commedia” Opera Musical. Il musical porta in scena la più importante opera della letteratura italiana di tutti i tempi, conosciuta e studiata in tutto il mondo. Prodotta da Music International Company, l’opera vanta una troupe di grande talento e competenza che, con 24 cantanti-attori e ballerini-acrobati e oltre 50 professionisti, porta in tour una produzione innovativa e ambiziosa. Un vero kolossal teatrale.

Suddiviso in due atti, il musical è reso ancor più spettacolare da oltre 200 costumi utilizzati dal cast e più di 50 scenari che si susseguono l’uno dopo l’altro a ritmo serrato e in cambi scena a vista, tenendo alta l’attenzione del pubblico di ogni età, dal primo all’ultimo minuto.

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Ulisse – La Divina Commedia opera musical

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La trama di La Divina Commedia Opera Musical

La Divina Commedia Opera Musical accompagna il pubblico in un avvincente viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso. Lo spettacolo è valorizzato dall’interpretazione esclusiva di Giancarlo Giannini come voce narrante, che rappresenta la maturità di un Dante che ricorda quando a metà della propria esistenza, spinto da una forte crisi personale, trova nella scrittura una salvezza creativa. Per questa nuova edizione è stato previsto un restyling dei testi e della scatola scenica, ancora più moderna e impattante, che rende la Divina Commedia ancora più attuale e fruibile da tutti.

Il nostro commento

Lo spettacolo porta in scena la celebre opera dantesca esaltandone i versi grazie alle bellissime voci degli interpreti ed alla magnificenza delle musiche di Marco Frisina. Le parole di Dante si sposano con le sonorità create dal compositore in un matrimonio veramente suggestivo. Tra le arie più belle quelle dedicate a Paolo e Francesca, a Pier Delle Vigne e Pia Tolomei. Tutti i personaggi emergono dalle tenebre del proprio dolore con grande forza espressiva e accompagnano il protagonista, e il suo maestro Virgilio, nel viaggio verso il paradiso.

Come Dante, anche il pubblico difficilmente potrà scordare questi uomini e donne che mossi da un amore profondo sono rimasti intrappolati nella sofferenza eterna. La regia di Ortis è lineare, non tenta di strafare, e lascia agli interpreti largo spazio. Le coreografie vivono spesso un “a parte” dai contesti che rappresentano. In generale alcuni quadri ci appaiono più curati di altri e prendono forma fondendosi perfettamente nelle parti che li compongono.

Tra grafica e luci, in alcuni casi il gioco “illusorio” dei luoghi divini è perfetto. Non possiamo dire la stessa cosa del momento tanto atteso del Paradiso che ci appare un po’ spoglio. Purtroppo il paragone con la lontana e passata edizione in alcuni momenti, per chi ha avuto il piacere di vederla, è inevitabile. Ma questo è proprio un altro spettacolo dove Dante, e le voci che gli donano, ha la meglio su grafica ed effetti. Lo spettatore viene catturato dalla musica che entra sottopelle come un balsamo divino, dalle splendide voci e dai testi.

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Il cammino di Dante

Però non si evince molto una maturazione del personaggio tra l’arrivo al monte e la partenza dalla selva. Mentre per ogni personaggio il cerchio emotivo riprende in un gioco ciclico senza fine, per Dante è tutta un’altra la storia. Il percorso spirituale che affronta è poco evidente e diviene egli stesso esecutore delle sue stesse parole. Un vero peccato perché vorremmo sentire un respiro di sollievo alle porte del paradiso, una beatitudine cercata. Ci troviamo però all’ultima strofa di un testo che ha fatto la storia della letteratura e che ci ricorda la vita e l’amore che ” move il sole e l’altre stelle”.

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