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“Le invisibili”: la recensione della commedia sociale che fa sperare

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Già campione d’incassi in Francia con ben 10 milioni di euro al box office, arriva in Italia ‘Le invisibili’. Il film, diretto da Louis Julien Petit, racconta la storia di quattro donne senza fissa dimora e delle loro assistenti sociali (Audrey Lamy e Corinne Maserio). Più precisamente racconta la storia di donne fragili e combattive accomunate dalla solidarietà femminile ed umana, dalla voglia di riscatto e di speranza. Durata: 102 minuti. Uscita al cinema il 18 aprile 2019.

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La trama di “Le invisibili”

Lady D, Édith Piaf, Brigitte Macron, Beyoncé sono quattro donne senza fissa dimora che insieme ad altre trovano riparo presso al centro di accoglienza Envol. Queste donne ai margini della società cercano la quotidianità, un caffè, una doccia, un abbraccio. Almeno fino a quando Audrey (Audry Lamy) e Manu (Corinne Maserio), che dirigono il centro, non ricevono lo ‘sfratto’. A questo punto le assistenti sociali, con l’aiuto di Hélène (Noémie Lvovsky), psicologa trascurata dal marito, tutte determinate a non arrendersi, decidono di costruire, negli ultimi mesi del centro, un laboratorio per reinserire le donne nella società. Ridando loro un lavoro e, magari, la dignità perduta.

Le invisibili
Le invisibili

Il nostro commento

Presentato al Rendez-Vous, festival del nuovo cinema francese a Roma, ‘Le invisibili’, è una commedia sociale drammatica e al contempo ironica. La sceneggiatura ispirata al lavoro sul campo di Claire Lajeunie, a cui è dedicato un libro e un documentario, racconta in modo fluido e lineare come ‘le invisibili’ non siano solo le donne senza fissa dimora, ma anche le loro assistenti sociali che si dedicano completamente al lavoro, sacrificando la loro vita pur di dare speranza ed un futuro migliore.

Louis Julien Petit dirige con maestria e delicatezza questo gruppo di donne formato da attrici professioniste e donne di strada, che donano autenticità alla pellicola. Questo film manifesto, sempre sospeso tra il dramma e l’ironia, ci fa riflettere su come attraverso la solidarietà si possa dare speranza anche a chi non c’è la più e forse non l’ha mai avuta, a chi è ‘invisibile’ ai nostri occhi, ma da cui avremmo molto da imparare.

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