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“Il giorno della nutria” di Andrea Zandomeneghi: la recensione del libro

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Candidato al POP – Premio Opera Prima 2019, “Il giorno della nutria” è il libro di esordio di Andrea Zandomeneghi edito da Tunué

Andrea Zandomeneghi
Andrea Zandomeneghi

Ambientato a Capalbio, nella Maremma Toscana, il romanzo è figlio della dimensione più singolare e vera della provincia italiana. Una provincia vista di “sguincio” e per questo ancora in grado di sorprendere. Un posto dove tutti conoscono tutto di tutti, ne parlano, dimenticano velocemente per non scordare mai e si fanno beffe delle etichette: sempre utili, soprattutto quando servono a sbarcare il lunario.

Così come ne è figlio nobilissimo l’autore, che solca questo luogo nel profondo e lo rispetta, tanto da risultarne ospite più che abitante, come solo può fare chi vi è nato e non ha ansie da colonizzatore. Perchè in fondo ha una ragione in più per maneggiare materiale biografico a scopo di finzione e farlo bene.

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La trama di “Il giorno della nutria”

Andrea Zandomeneghi aspira a fare letteratura, non mercato, e lo fa con una storia minima che trova respiro in una grande scrittura. “Il giorno della nutria” narra la vicenda di Davide che vive col nipote e la madre – malata di Parkinson e invocante l’eutanasia – ed è fiaccato nel corpo, quanto corrotto nell’animo, da un cronico mal di testa. Una mattina, al risveglio, mentre tenta di placare i postumi dell’ennesima sbronza con psicofarmaci e altro alcol, rinviene una nutria spellata e congelata sul pianerottolo di casa.

Sulla base di congetture, presagi, coincidenze e suggestioni, Davide opera ricostruzioni ossessive che lo portano, nel corso di una sola giornata sempre più vorticosa, a dubitare di tutte le persone che ha intorno, fino a scoprire la verità: anche su se stesso e sulle sue nevrosi.

Il giorno della nutria _ Zandomeneghi - copertina
Il giorno della nutria _ Zandomeneghi – copertina

Il nostro commento

La scrittura di Zandomeneghi è felice e immerge il lettore nel flusso di coscienza del protagonista, qualcosa che echeggia suggestioni di Kafka e Italo Svevo. Per come sono tutti riconducibili all’imprinting mentale di Davide, gli scambi di battute fra i personaggi fanno pensare ai delirii onirici di M. Night Shyamalan: in particore alle molteplici identità di Kevin Wendell Crumb alias “L’Orda”, il personaggio principale di Split, uno dei film più apprezzati del regista di origine indiana. Ma è il linguaggio curato e funambolico a fare la differenza, per uno stile narrativo sottile come un brusio ed un lessico vasto e letterario, che capta il lettore di la da digressioni e ragionamenti accompagnandolo pacificato alla soluzione della storia.

Più che un giallo anomalo “Il giorno della nutria” è un viaggio interiore alla scoperta del proprio sè, che percorre senza paura, quasi con voyeurismo, deformazioni di coscienza e aberrazioni di pensiero del protagonista. Un libro inconsueto che ha il merito di rivelare il talento di Zandomeneghi in un esordio intenso, non immune da migliorie ma assolutamente maturo, ed apre l’autore al mondo delle responsabilità: le attese in vista del prossimo lavoro.

Chi è Andrea Zandomeneghi

Andrea Zandomeneghi, 36 anni, è nato e cresciuto a Capalbio (Gr), dove è tornato ad abitare dopo un decennio passato a studiare a Firenze. Ha pubblicato il romanzo “Il giorno della nutria” (Tunué, 2019). Ha curato il volume antologico “Anatomè. Dissezioni narrative” (Ensamble, 2018). Scrive recensioni su Il Foglio. È stato condirettore della rivista letteraria CrapulaClub. Ha pubblicato recensioni, articoli e racconti su numerose riviste e antologie.

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