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Riconfigurazioni, Gianpaolo Conti in mostra al Kubla Khan di Roma

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Si aprirà giovedì 23 maggio, alle ore 19, la nuova mostra fotografica del fotografo e regista

Gianpaolo Conti al Kubla Khan

Si aprirà giovedì 23 maggio, alle ore 19, la nuova mostra fotografica “Riconfigurazioni” di Gianpaolo Conti, presso il ristorante Kubla Khan di Roma, in via Urbana 77, a Roma. L’esposizione sarà visitabile sino al 12 giugno. Circa 15 le opere esposte.

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Chi è Gianpaolo Conti

Gianpaolo Conti è fotografo e regista, vive e lavora a Roma. Ha iniziato giovanissimo a fotografare e dopo il diploma in regia nel 1987 realizza decine di documentari, cortometraggi e videoclip, curandone anche le riprese e il montaggio. Dal 2009 è impegnato nella regia di spot pubblicitari. Il suo linguaggio espressivo nasce proprio qui, nelle lunghe sessioni di editing in sala di montaggio, dove intraprende una sua personale ricerca sulle immagini, partendo dall’osservazione dei singoli fotogrammi, selezionandoli e riassemblandoli in sequenze di forme e colori attraverso la loro scomposizione e ricomposizione.

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Le opere in mostra

L’artista, traendo esperienza dall’attività di regista, ha imparato a giocare con l’accumulo d’immagini, con la superfetazione – dichiara Devis Torelli – sino a ri-convogliare l’universale nel particolare con esiti che solleticano la percezione; e così, come in questa mostra a Roma al Kubla Khan, il volto incantevole e ricolmo di palinsesti di significato d’una Callas diventa un reticolo di sensazioni e di significati che non attendono altro che la cartina di tornasole dell’anima dello spettatore: un canarino in gabbia o un vetro limpidissimo ormai rotto dall’uomo, una mantide nella sua tela o una diva incastonata in una visione di nuovo millennio. E questo gioco alla superfetazione, questa sovrapposizione, questo potere deformante che utilizza Gianpaolo Conti non risparmia e innalza a immagine emblema dei nostri anni un biglietto della metro, riconvertito in barchetta riconvertita in simbolo d’una mobilità sostenibile negli anni e nei giorni, delle battaglie per la salute del pianeta.

“Ma cos’è l’arte se non la volontà e la possibilità di spiazzare lo spettatore deformando un paesaggio urbano, una tangenziale, opera urbanistica che affascina l’artista a tal punto da indurlo, nel corso degli anni, a indagarla come fosse una sua cifra stilistica; come una sorta di continua a perpetua ispirazione, Conti nella serie delle tangenziali esplora di volta in volta le possibili “Riconfigurazioni” del paesaggio urbano. Ed è in questa partita che Giampaolo Conti prende un emblema d’un movimento futurista come quello d’una canoa, un “4 con” di quelli che illuminano la città eterna nei pomeriggi primaverili, per renderlo una concrezione su cemento, gesto preso nel suo attimo di maggiore tensione bloccato sul muro d’una città che di veramente eterno ha soltanto le opere che gli artisti han voluto regalarle”.

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