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“L’angelo del crimine”, il serial killer che sconvolse l’Argentina: la recensione

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Arriva domani nelle sale italiane il film, diretto dal regista argentino Luis Ortega, che narra la storia del serial killer Carlos Robledo Puch

L'angelo del crimine
L’angelo del crimine

Arriva domani nelle sale italiane il film ‘L’angelo del crimine’, diretto dal regista argentino Luis Ortega, è un biopic drammatico presentato al festival di Cannes nel 2018. Il lungometraggio narra la vita vera di Carlos Robledo Puch, soprannominato in patria “l’angelo della morte”. Questo nella Buenos Aires degli anni Settanta venne condannato all’ergastolo, aveva appena 20 anni, per aver commesso 11 omicidi e altri crimini aberranti. Quali stupri, abusi sessuali e furti.

Carlos era un ragazzino con riccioli biondi e un viso da angelo, apparteneva ad un ottima famiglia e nulla poteva far presagire che si potesse trasformare in un serial killer sanguinario capace di seminare il terrore in un’intera nazione. Il regista si pone una domanda: “Come può una persona così carina essere così brutta dentro?”. E’ il crimine come diritto naturale, la violenza come conseguenza alla voglia di libertà, l’omicidio come conseguenza naturale della violenza. Il regista descrive tutto come un crescendo fino al suo arresto. Protagonisti di questo capolavoro in puro stile Almodovar, l’esordiente Lorenzo Ferro nei panni di Carlitos, il talentoso e affascinante Chino Darin (Durante la tormenta, Historia de Un clan) figlio dell’attore Ricardo Darin. Dal 30 maggio al cinema. Durata: 118 min.

La trama del film “L’angelo del crimine”

Buenos Aires, 1971. Carlos è un giovane diciassettenne, spavaldo, coi riccioli biondi e la faccia d’angelo. Fin da piccolo agognava le cose degli altri, ma solo nell’adolescenza si manifesta in lui la vocazione al ladrocinio. A scuola incontra Ramón, si sente immediatamente attratto da lui e cerca in tutti i modi di attrarre la sua attenzione. Entra a far parte della squadra della famiglia di Ramon con a capo il padre di lui. Con loro svaligiano case di lusso con naturalezza, senza preoccuparsi di affrettarsi, balla, usufruisce dello spazio privato altrui ed arriva uccidere senza rendersi conto della gravità, a volte pensando che fosse tutto uno scherzo. Fino alla morte dell’amato Ramón e oltre, Carlos proseguirà indisturbato le sue attività criminali, uccidendo ancora e talvolta facendo ritorno dai genitori come un figlio qualsiasi. Fino al giorno del suo arresto.

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L'angelo del crimine
L’angelo del crimine

Il nostro commento

Il film diretto da Luis Ortega è una biopic drammitica raffinata e potente. Il regista con uno stile che sente l’influenza dei produttori (i fratelli Almodovar) tratta con apparente leggerezza i fatti drammatici che sconvolsero l’intera Argentina. Ortega ricostruisce con grandissima cura le immagini dell’epoca, i dialoghi quasi teatrali, i costumi e toni più freddi tipici degli anni 70, il tutto contornato dalla colonna sonora ed i brani rock argentini e internazionali dell’epoca.

Fulcro del film il contrasto tra l’anima e l’aspetto del protagonista. A dispetto delle sue sembianze di un angelo con riccioli biondi e delle teorie fisionomiche di Cesare Lombroso (secondo cui i criminali corrispondono caratteristiche fisiche ben precise), Carlitos si trasformò in un serial killer capace di uccidere 11 persone e fare più di 20 furti. Era talmente bello che la stampa lo descriveva come una Marilyn versione maschile. All’epoca era diventato una vera e propria celebrità. Ortega riesce a farci addentrare nella psicologia del protagonista e farci capire come arriva ad uccidere in modo naturale. Carlitos si sente quasi una star del cinema. Vuole attirare l’attenzione di Dio e impressionarlo. Per lui è tutta una messa in scena.
La sceneggiatura ruota in torno il binomio amore e crimine. Reso autentico dall’interpretazione del protagonista Lorenzo Ferro che supera a pieni voti la sua prima prova sul grande schermo.

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Curiosità sul “vero” Carlos Robledo Puch

Il vero Carlos Eduardo Robledo Puch è stato condannato all’ergastolo per 11 omicidi, più di 20 furti e altrettanti crimini aberranti . E’ considerato il detenuto più longevo d’Agentina, avendo trascorso 45 anni in prigione dall’arresto avvenuto nel ’73.

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