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Passy’s Kids, una mostra fotografica per i bambini del Congo: l’intervista collettiva

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Apre domani, sino all’1 luglio, presso il teatro San Genesio di Roma, la mostra fotografica The Gazelles of Silvana, sul progetto Passy’s Kids

Passy's Kids, mostra, congo
Ph Inge Ofenstein

Apre domani, sino all’1 luglio, presso il Teatro San Genesio di Roma, la mostra fotografica The Gazelles of Silvana. L’appuntamento, presentato dalla Wonderwall Entertainment e Vitala Festival in collaborazione con Teatro San Genesio e Fondazione Cariello Corbino, intende raccontare e promuovere il coraggioso progetto di Passy’s Kids.

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Gli scatti in mostra

Gli scatti e i testi a cura di Inge Ofenstein, Miguel Ángel Amórtegui, Helen Pope, Passy Mahano e Alberto Corbino racconteranno una storia di coraggio, dedizione, impegno e speranza. Quella dei bambini del Congo orientale, che vivono ogni giorno, da sempre, guerra, violenza armata, povertà e malattie, avidità e sfruttamento.

La mostra presenterà il progetto di una giovane donna coraggiosa, Passy Mahano, che ha scelto di abbandonare gli studi per riunire una piccola comunità di bambini vulnerabili dal vissuto doloroso per poter dare loro un’infanzia felice e una nuova vita. Una casa, un’educazione, una possibilità per il futuro.

Abbiamo colto l’occasione, quindi, di raccontare chi ha cercato di immortalare l’anima di questo progetto e la speranza negli occhi di chi lo vive. E, soprattutto, di chi ne vive. Storie straordinarie per noi, di drammatica quotidianità per loro.

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Cinque domande a Miguel Angel Amortegui, Helen Pope e Alberto Corbino

Miguel Angel Amortegui, fotografo di fama internazionale, fortemente legato al sociale. Cos’è l’arte per te?

Credo che l’arte sia il modo più potente di comunicare tra gli esseri umani, senza dubbio il più necessario. L’arte può andare al di là di molte culture, religioni, lingue e credenze e comunicare con noi a livello più profondo. La vera arte è disobbediente, provocatoria, ribelle, sfidante e sempre legata all’impegno di denunciare le ingiustizie sociali che ci riguardano.

Qual è stato il preciso momento in cui ti sei sentito, anche se a livello primordiale, artista?

Sono nato in una famiglia di artisti, molto anticonvenzionale. Mio padre era un pittore e un fotografo, mia madre era scultrice e pittrice. Mia madre insegnava all’Università delle Arti di Bogotá e io andavo a lavorare con lei sin da giovanissimo. E cercavo di copiare tutto ciò che insegnava ai suoi studenti. Questo durò per alcuni anni. Mi resi conto sin da giovanissimo che potevo esprimermi meglio attraverso l’arte, non ho mai capito o tentato di adottare un’altra forma di vita, al di fuori di questa dimensione.

Da cosa (o da chi) trai spunto per la tua arte?

Il mio lavoro si ispira alle storie di molte persone invisibili al “primo mondo”, alle persone che con il loro esempio mi insegnano il valore della dignità e della speranza, di alzarmi in piedi e continuare a camminare. Continuare a cercare un’utopia che potrei anche non raggiungere ma che tuttavia mi farà andare avanti, nella realizzazione dei miei progetti. Loro, le loro voci e la loro immensa speranza che brilla anche negli scenari più difficili è ciò che mi fa proseguire come artista e come attivista.

Parliamo ora con Helen Pope, la curatrice della mostra e importante membro del team gestionale e operativo di Passy’s Kids. Quali le tre opere, tra quelle in mostra, più significative. E perchè?

Tra le numerose fotografie selezionate per raccontare la storia delle Gazelles di Silvana e di Passy’s Kids, nel modo più esaustivo possibile, credo che queste tre in allegato siano particolarmente rappresentative.

La prima racconta il rapporto bellissimo che si è instaurato tra i bimbi dell’orfanotrofio e i Ranger del Parco Nazionale Virunga, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO ed il più antico parco nazionale in Africa. I Ranger svolgono un coraggioso, prezioso ed insostituibile ruolo per la conservazione e sicurezza del Parco e dei suoi visitatori, nonché della comunità locale e dell’orfanotrofio di Passy Mahano.

La seconda foto racconta il bellissimo momento in cui grazie al progetto, i bimbi dell’orfanotrofio sono stati trasferiti in una nuova casa e in una zona più protetta e sicura.

La terza foto ritrae due degli oltre 70 bimbi accolti e ospitati nell’orfanotrofio di Passy. La loro età varia, da neonati ai 15 anni, vivono e giocano insieme e i più grandi seguono i più piccoli.

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Un’ultima domanda per Alberto Corbino, Presidente della Fondazione Cariello Corbino. Quali i vostri prossimi progetti?

Nell’ambito del progetto di “Gazelles de Silvana – Centro per l’infanzia e per la comunità” a Rumangabo, nel Nord Kivu della Repubblica democratica del Congo, i prossimi passaggi prevedono la costruzione di un edificio da adibire a mensa- cucina- sala comune, di alcuni laboratori e di un centro di salute aperto a tutta la Comunità locale, che difficilmente riesce a raggiungere i posti medici più vicini, situati a parecchie ore di distanza. Contemporaneamente stiamo fornendo formazione specializzata in campo gestionale alla direttrice del centro Passy Mahano e ad un suo collaboratore – da effettuarsi nella vicina Uganda – per rendere più forte e indipendente il progetto. Noi auspichiamo che nel futuro, questo progetto possa autosostenersi, grazie anche al turismo legato al Parco Nazionale del Virunga, al cui confine si trova la nostra struttura.

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