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Fabio Barilari: “l’arte è uno spazio assoluto di libertà”

E’ in corso a Roma, presso il Teatro San Genesio di Roma, la mostra personale di pittura di Fabio Barilari, “Time Off”, sino al 9 giugno

Fabio Barilari
Fabio Barilari

E’ in corso a Roma, presso il Teatro San Genesio di Roma, nell’ambito degli eventi organizzati dal Vitala Festival a favore della musica e dell’arte, la mostra personale di pittura di Fabio Barilari, “Time Off”. Sino al 9 giugno, a ingresso libero.

In questa occasione, Barilari presenta numerosi lavori nuovi che proseguono e sviluppano ulteriormente il suo interesse per il racconto di luoghi ed atmosfere. Alternando differenti tecniche di disegno e narrazione. In particolare per questa esposizione, la sua attenzione è dedicata agli spazi emozionali, mentali e fisici del tempo libero – del Time Off. Istanti che raccolgono e raccontano sensazioni e luoghi: “Time Off” è il tempo del disegno e della pittura.

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Chi è Fabio Barilari

Architetto e illustratore, si specializza nello studio e nella progettazione architettonica ed urbana. Lo studio Fabio Barilari Architetti ha ottenuto riconoscimenti e pubblicazioni nazionali ed internazionali quali il 1° premio Inarch nel 2000 e nel 2010. Professore ad Arcadia University, ha insegnato progettazione architettonica ed urbana presso La Sapienza, e presso le sedi a Roma di California Polytechnic, Cornell University, Iowa State University.

Come illustratore è stato pubblicato su riviste di fumetto d’autore (ANIMAls) e di musica (Follow that Dream). Dal 2013 collabora con il Goethe-Institut in un progetto volto all’illustrazione delle principali città in Germania. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia, Germania, Francia, Stati Uniti, Spagna, Cina, Vietnam, Ucraina e Corea.

L’abbiamo contattato in occasione di questa mostra. E gli abbiamo posto le nostre domande.

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Cinque domande a Fabio Barilari

Cosa è l’arte per te?

Difficile riassumerlo in poche parole che non siano scontate. Forse è prima di tutto uno spazio di libertà, un mezzo di espressione senza limiti per chi la pratica e una possibilità di evasione senza limiti per chi decide di aprirle la porta. Uno spazio di libertà assoluta, che però richiede tecnica e dedizione. Vale per il disegno, la pittura, per la musica, per la letteratura: per qualunque forma di espressione artistica.

Qual è stato il preciso momento in cui ti sei sentito, anche se a livello primordiale, artista?

Ho una formazione classica dal liceo e una tecnica dall’Università di Architettura. Faccio fatica a considerarmi un artista, anche se ho sempre disegnato e dipinto. Ricordo però chiaramente un momento, nei primi anni di facoltà, in cui misi a fuoco che la creatività, una certa dose di talento, l’arte, più in generale, erano una parte determinante di me. Fu una bella sensazione, perchè erano delle note che formavano un accordo.

Anni dopo lessi il racconto del viaggio in Tunisia di Paul Klee nel 1914, un artista che amo molto, anche per le sue forti componenti architettoniche. Durante quel viaggio mise a fuoco questa sua vocazione e lo scrisse esplicitamente, e sono parole molto belle, nelle quali si percepisce quel tipo di chiarezza mista a soddisfazione, quando metti un pò a fuoco chi sei, in un certo senso.

Da cosa (o da chi) trai spunto per la tua arte?

Ho molti riferimenti differenti, che provengono da ambiti estremamente diversificati tra loro. E’ un pò difficile da spiegare la dinamica con la quale sono sempre presenti, per me. Paul Klee, per citarlo nuovamente. E poi Mark Rothko, Carlo Scarpa, Enric Miralles, Steve McCurry, Basquiat, Keith Richards, Antonello da Messina, Tadao Ando, Lou Reed, Gipi. L’ho detto, è un pò complicato spiegare le connessioni tra questi nomi, perchè riguardano la propria storia personale e le corde che fanno suonare interiormente. Ecco mi interessa moltissimo la musica, che credo sinceramente sia il comune denominatore di tutto.

Le tre opere che ti rappresentano di più e perchè

Parlando solo di disegno e pittura, e quindi escludendo completamente l’architettura, sono particolarmente legato a 3 lavori, per motivi molto diversi tra loro. “30 Nodi” è esposto ora alla Saatchi Gallery a Londra. Lavoro da tempo sulla scomposizione dell’immagine figurativa e sul rapporto tra componente statica e componente dinamica, sia nella pittura che nell’architettura. Per deviazione professionale, questa scomposizione tendo naturalmente ad applicarla ad immagini architettoniche o urbane, ma più in generale, il mare è uno dei soggetti che amo e rappresento di più. In questo quadro mi sembra di aver ottenuto un risultato equilibrato tra tutti questi temi.

E le altre due?

“Essaouira, Promenade” è un lavoro che fa parte di usa serie piuttosto ampia di illustrazioni dedicate alla città di Essaouira in Marocco. Uso molto il disegno per raccontare e descrivere i luoghi che visito. Per me è un’alternativa alla parola scritta o alla fotografia; forse una via di mezzo tra questi due linguaggi. Questa città sulla costa atlantica del Marocco, mi ha colpito molto per diversi motivi: certamente l’atmosfera generale che si respira e che è difficile da descrivere a parole; poi l’impianto urbano, l’architettura, il suo rapporto con il mare e la vita all’interno della Medina. In questo lavoro mi sembra di essere riuscito a descrivere molti di questi temi nel modo giusto.

Architettonica #1 invece riguarda una ricerca personale sul significato del disegno manuale nell’ambito della progettazione architettonica. E’ uno strumento dimenticato da un pò di tempo, nel quale trovo che oggi ci siano delle potenzialità enormi di ricerca, a valle di circa 20 anni di rivoluzione informatica in questo settore. In questo caso, quindi, si tratta di una fusione di linguaggi differenti: architettura, disegno, colore e strumenti informatici, e mi interessa moltissimo la commistione tra forme di espressione differenti, perché credo sia uno dei percorsi migliori per progredire.

Prossimi progetti

Qui devo entrare nell’ambito dell’architettura, perchè è il settore nel quale sto sviluppando i progetti che mi interessano di più in questo momento. In particolare, un progetto a lungo termine per una scuola in Kenya, in un territorio Maasai, che negli anni a venire si dovrà sviluppare in un piccolo campus. Al suo interno ho anche previsto la realizzazione di una serie di opere di pittura, ma su queste vorrei restare alla regia, in un certo senso, lasciandole sviluppare tecnicamente alle persone della comunità locale.

Poi un altro progetto che mi interessa particolarmente è quello nato da una mostra di illustrazioni e fotografia alla quale lavorai alcuni anni fa, sul campo profughi di Za’atari in Giordania. In questo caso stiamo cercando di sviluppare un progetto architettonico nell’ambito della cooperazione, finalizzato alla formazione dei ragazzi rifugiati nel campo. Si tratta di progetti di architettura, nei quali tuttavia mi interessa molto anche l’aspetto divulgativo, e in questo ambito entra l’uso dell’illustrazione.

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