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Storia dell’arte, l’Ottocento italiano in 5 grandi artisti

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L’Ottocento Italiano in cinque grandi nomi. Parliamo di Francesco Hayez, Giovanni Fattori, Giovanni Segantini, Vittorio Reggianini e Giulio Aristide Sartorio

Ottocento italiano
Ottocento italiano

Un percorso attraverso diverse personalità della pittura italiana, ognuna con una propria cifra stilistica, ognuna dotata di dignità storica, nel secolo in cui la Penisola ottiene l’unificazione nazionale.

Francesco Hayez, Giovanni Fattori, Giovanni Segantini

Francesco Hayez (1791 – 1882) è sicuramente l’esponente di spicco del Romanticismo italiano, movimento che contempla il sentimento tra i più alti valori umani. Coerentemente con ciò, si prenda in esame “Malinconia” (1840-42). La tela allegorica ritrae una giovane del Medioevo, i cui capelli corvini le ricadono disordinatamente sulle spalle. Mentre gli occhi sono arrossati. Tale aspetto trasandato è sintomatico di un intenso traviamento interiore, la cui manifestazione è sì affidata allo sguardo, ma sottolineata dal vaso di fiori al suo fianco, ormai appassiti e in decomposizione.

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F. Hayez “Malinconia” 1840-42 Pinacoteca di Brera

Da Castiglioncello Giovanni Fattori (1825 – 1908) immortala il paesaggio maremmano. Lo fa tramite una pittura a macchie di colore giustapposte. Soggetto ricorrente della sua produzione sono scene di vita agreste. Appartiene a questo filone “Riposo in Maremma”, del 1875. Dopo il duro lavoro nei campi, due contadini stanno riposando in un cono d’ombra. Il frutto della loro fatica, il grano mietuto, grava su una coppia di bovi. L’accostamento netto di luci e ombre restituisce tutta l’atmosfera di un’assolata giornata estiva. Sembra quasi di sentire il frinire delle cicale, ad accompagnare il sonno dei due soggetti umani.

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G.-Fattori “Riposo in Maremma” 1875 ca. coll. privata

Giovanni Segantini (1858-1899), divisionista, pone al centro della sua produzione la Natura, il paesaggio montano, svelati nella loro semplicità, nella loro più intima essenza. In una produzione di questo genere la presenza dell’uomo è inserita in un confronto totalizzante, come in “Mezzogiorno sulle Alpi” (1891). La ricerca della luce nel colore, cui è finalizzata la ricerca dell’autore, restituisce magistralmente i colori tersi di una tarda mattinata alpina. Ossia quando più alto è il sole. Con tutte le sensazioni di benessere che ciò suscita.

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G. Segantini “Mezzogiorno sulle Alpi” 1891 coll. privata

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Vittorio Reggianini e Giulio Aristide Sartorio

Tutt’altra atmosfera si respira, invece, nelle opere dell’accademico Vittorio Reggianini (1858 – 1938). Le giornate dei suoi personaggi sono scandite da lezioni di musica, serate mondane. Da rituali di corteggiamento e momenti ricreativi. Una versione ottocentesca di quelle spensierate rappresentazioni rococò di Fragonard e Boucher. Firma inconfondibile del pittore sono gli abiti serici delle sue dame, che ben si prestano ad uno sfoggio virtuosistico. Ciò è particolarmente apprezzabile in “La soirée” (datazione sconosciuta), un articolato accostamento di cangianti toni pastello sui quali la luce indugia diversamente.

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V. Reggianini “La soirée” data sconosciuta coll. privata

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Si presti infine attenzione a Giulio Aristide Sartorio (1860 -1932), la cui ricerca mostra assonanze con la concezione simbolista. L’artista esegue “La sirena” nel 1893, dopo aver visto la Grotta Verde a Capri. La creatura mitologica assurge qui a quell’ideale di femme fatale associata al vizio, tipicamente fin de siècle. Il suo suadente erotismo, esaltato dalle carni diafane e dalla massa di capelli rossi ondulati, infatti, attrae fatalmente il pescatore. I teschi che si intravedono sul fondo della verde distesa marina preannunciano il tragico destino del giovane. Quindi bellezza e morte sono irrimediabilmente legate.

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G. A. Sartorio “La Sirena” 1893 GAM di Torino

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