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L’Ottocento in pittura: le scene mitologiche di Francis Bernard Dicksee

Last Updated on 18/06/2020

Nella Londra della seconda metà del XIX sec., nel pieno del Preraffaellismo, Francis Bernard Dicksee mette in scena i suoi meriti artistici...

Nella Londra della seconda metà del XIX sec., nel pieno del Preraffaellismo, Francis Bernard Dicksee mette in scena i suoi meriti artistici…

Chi era Francis Bernard Dicksee

Sir Francis Bernard Dicksee (Londra, 27 novembre 1853 – Londra 17 ottobre 1928) nacque da una famiglia di artisti: sia il padre che il fratello erano infatti entrambi pittori. Sebbene non fosse ufficialmente un membro della Confraternita dei Preraffaelliti, molti suoi lavori hanno un’impostazione riallacciabile a quella del movimento succitato, a partire dai soggetti prediletti, fondamentalmente storici e mitologici.

Era anche un noto esecutore di ritratti mondani di donne, peculiarità che contribuì non poco al suo successo. Sull’onda di tali consensi, nel 1870 entrò alla Royal Academy of Arts, per poi diventarne Presidente (nel 1924). Risale invece al 1925 la nomina di baronetto. Tra i riconoscimenti ottenuti, va ricordata anche l’ammissione nell’Ordine Reale Vittoriano, ad opera di re Giorgio V. Lasciò il mondo terreno il 17 ottobre 1928, nella sua città natale, Londra, quale uno dei pittori più rappresentativi di quel tempo.

L’opera: “la belle dame sans merci”

La fonte di ispirazione del quadro

Il dipinto “La Belle Dame Sans Merci” è un olio su tela di grandi dimensioni (137,2 x 188 cm), dipinto nel 1901 e oggi conservato al Bristol Museum & Art Gallery. Esso è ispirato ad una ballata del XV secolo scritta dal poeta francese Alain Chartier e poi ripresa nel XIX secolo da John Keats in due versioni.

Il poema racconta di un cavaliere che, in una cavalcata in terre desolate, incontra una donna bella come una fata, ma con gli occhi selvaggi. Immediatamente se ne innamora, la fa salire sul cavallo, crea per lei corone e bracciali di fiori profumati, fino a quando giungono davanti ad una grotta (nell’opera di Keats la grotta degli elfi).

Qui la donna piange e lo culla, dispera e dice in lingua straniera che lo ama. Il cavaliere cede alle carezze e si addormenta. Ha delle visioni in cui re e principi pallidi gli dicono che la bella dama senza pietà li ha assoggettati. Al risveglio si ritrova solo, nella stessa landa desolata dell’incontro con la donna, dove continua ad aspettare.

La descrizione dell’opera

Come Leighton e a differenza di Waterhouse, Dicksee riservava una cura particolare alla resa del dettaglio. Nell’opera in questione egli indugia particolarmente sull’armatura del cavaliere. L’abito della donna è una variante del bliaud del XII secolo, con maniche svasate e non a buffo; la scollatura dell’abito è caratterizzata da orlature dorate che scendono tra i seni e girano per ogni lato intorno alla vita. La gonna è ampia e svasata, con un poco di strascico. In vita la fanciulla porta una sorta di ghirlanda di fiori, rose probabilmente, molto simile a quella che le cinge il capo a mo’ di corona; i capelli sono liberi, sciolti, colore del fuoco. Il cavaliere invece ha un’armatura tipica della fine del Medioevo e inizi del Rinascimento, un’armatura costosa, arricchita da motivi ornamentali.

Il perfetto equilibrio tra moto e staticità

Come si potrà notare, la caratteristica più apprezzabile del lavoro in questione è il perfetto equilibrio tra moto e staticità: la dama, infatti, con i suoi lunghi e folti capelli rossi (elemento tipico dell’arte Pre-raffaellita, che richiama la chioma della Beatrice dantesca) e il leggero abito, si presta ai giochi creati dal vento. Anche la scelta di colori sembra richiamare un delicato movimento: dalle sfumature del rosso e dell’aranciato dei capelli al rosa antico dell’abito, in una mirabile commistione.

Punto di incontro fra i due soggetti umani è il cavallo, cristallizzato nel suo incedere dalla mano del padrone, che lo governa. Esso funge da mediatore tra il dinamismo della dama e l’immobilità del cavaliere, come pietrificato dalla splendida visione della donna. Se il vento increspa la folta chioma della dama e ne agita le vesti, nessun effetto esso sortisce sull’armatura dell’uomo. Sullo sfondo, i profumati cespugli di rose, elemento tipico dei giardini inglesi del XIX secolo, sembrano emanare i loro delicati sentori, partecipando all’intensità emotiva della scena immortalata dall’artista.

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