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Non si uccidono così anche i cavalli?: la recensione

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Sino al 6 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma “Non si uccidono così anche i cavalli?”, il suggestivo spettacolo con Giuseppe Zeno, Silvia Salemi e la partecipazione straordinaria di Piji. Adattamento di Giancarlo Fares

Non si uccidono così anche i cavalli? Da sinistra Piji, Giuseppe Zeno e Silvia Salemi
Non si uccidono così anche i cavalli? Da sinistra Piji, Giuseppe Zeno e Silvia Salemi

Sino al 6 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma “Non si uccidono così anche i cavalli?”, il suggestivo spettacolo con Giuseppe Zeno, Silvia Salemi e la partecipazione straordinaria di Piji. Adattamento di Giancarlo Fares. Tratto dall’omonimo romanzo di Horace Mccoy.

Nel 1969 Sydney Pollack, firma la regia di Non si uccidono così anche i cavalli tratto dal romanzo di Horace McCoy. Nel 2017 Giancarlo Fares, regista e attore italiano, rende omaggio ad entrambi con la trasposizione teatrale della nota trama. Lo spettacolo mantiene una vivacità perenne, il cui brio è ombreggiato da un sottile velo nascosto; la consapevole tortura.

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La trama dello spettacolo

Anni 30, California, nel pieno della Grande depressione, lo spettacolo più in voga era quello delle gare di ballo, estenuanti maratone il cui scopo era un premio in denaro che avrebbe cambiato la sorte dei fortunati, mal capitati, vincitori. Come cavalli all’ippodromo i concorrenti si esibiscono in rocambolesche e sfinenti prove di abilità artistica solo, inseguendo l’illusione della fama. Un concetto ben noto alla società moderna, il cui fine ultimo non sembra più essere l’esistenza stessa nei suoi attimi irripetibili, quanto una corsa estenuante al farsi notare, al prevalere, al vincere un premio (forse questa benedetta fama) che svanirà in breve, ma a quale scopo? La povertà ritorna come un fantasma a ricordarci che la storia si ripete.

Una colonna sonora in puro stile swing e jazz

Come nell’opera teatrale Miseria e nobiltà (delicatamente omaggiata nel quadro di chiusura del primo atto) questi due spettri sociali sono nuovamente messi a confronto. La piecé è incorniciata da una colonna sonora in puro stile swing e jazz appositamente riarrangiata e composta da Piji. È il caso del brano di apertura del secondo atto Lurido Tango, che riporta lo spettatore nei meandri profondi della storia dove, tra una breve pausa e un ballo, gli istinti primordiali prendono il sopravvento e uomini e donne diventano preda dell’animalità sessuale al solo scopo di possedersi l’un l’altro senza freni.

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Il nostro commento

Giuseppe Zeno, nel ruolo di Joe, è un eccellente matador. Riesce a mantenere costante il contatto tra lo spettatore e lo spettacolo, fungendo da egregio mediatore tra le parti ma tenendosi freddamente lontano da molti avvenimenti. Mentre la corsa della vita continua, e i suoi concorrenti si dissolvono come niente sul campo, il matador sente sempre maggiormente il peso e l’angoscia dell’atto in scena. Diviene umanamente compassionevole quando qualcuno sfinito cede alla stanchezza, provando una pena immensa verso questa bestia da circo, ma ritorna ad essere un sadico presentatore quando la corsa ricomincia.

“Disarmanti, divertenti, strazianti, fortemente aggrappati alla speranza tutti i protagonisti della gara”

In questo carrozzone della vita Fares, lancia piccole e determinanti provocazioni per orecchie che vogliono ascoltare: “lo spettacolo cosi come in uno specchio la rappresenta”. Ed ecco che la nostra vita è riflessa in un attimo. I personaggi non parlano, sono le espressioni, i gesti a condurci in un percorso di distruzionefisico e mentale. Disarmanti, divertenti, strazianti, fortemente aggrappati alla speranza tutti i protagonisti della gara.

La voce di Gloria, interpretata da una delicata e briosa Silvia Salemi, la sentiamo sognante e determinata a non mollare fino alla fine. Ma un finale più morbido rispetto alla versione cinematografica ci fa sentire la mancanza di qualcosa di fondamentale. Un amaro in bocca inaspettato, che scuote le viscere ma necessario in uno momento teatrale pieno di parole importanti, in mezzo a un’estenuante corsa alla vita che pare non terminare mai.

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