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L’anima Buona di Sezuan con Monica Guerritore al Quirino: la recensione

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In scena fino al 10 novembre al teatro Quirino L’anima Buona di Sezuan per la regia di Monica Guerritore, omaggio a Giorgio Strehler che ne curò la regia nel 1981

In scena fino al 10 novembre al teatro Quirino L’anima Buona di Sezuan per la regia di Monica Guerritore, omaggio a Giorgio Strehler che ne curò la regia nel 1981. Il testo di Bertold Brecht è una poetica parabola sull’amore e sulla bontà, fardello di chi ne è portatore.

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La trama dello spettacolo

Nella provincia cinese dello Sezuan sono attesi tre dèi la cui missione è quella di ricercare anime buone. Ne trovano una nella prostituta Shen Te la quale offrirà loro asilo per la notte. La lauta ricompensa permetterà alla donna di ricominciare a vivere onestamente. Ben presto la buona Shen Te, rilevata una tabaccheria, si ritroverà attorniata da persone false ed esigenti, dei veri e propri parassiti da cui sarà costretta a difendersi. Cercando di non soccombere al comandamento delle divinità del “fare del bene e amare”, costretta dagli avvenimenti, si costruisce una falsa identità impersonando un fantomatico cugino freddo e senza scrupoli. Ad aumentare le paure e l’angoscia l’arrivo inaspettato dell’amore.

Che fine ha fatto l’amore per gli esseri della propria specie?

La scena riporta immediatamente ad una provincia cinese, luoghi in cui la povertà disarmante non lascia spazio a grandi speranze. Questa provincia è abitata da variegati esseri i quali, aggrappandosi con forza alla crudeltà della vita, lottano contro le avversità a costo di sembrare animali rabbiosi e inferociti. Shen Te (Monica Guerritore) è una vera eroina la cui fragilità struggente è palpabile. Un cuore puro preda di sofferenze e povertà, narratrice involontaria di un cancro che sta distruggendo il mondo e i suoi abitanti.

Che fine ha fatto l’amore per gli esseri della propria specie? L’altruismo, la compassione. Come può un essere umano, forte e fragile allo stesso tempo, fare del bene agli altri e a se stesso? Una domanda che sembra aleggiare continuamente durante il corso della pièce. “Perde molto chi non ama”, dice la cara Shen Te, ed è crudelmente vero. L’amore sveglia da un torpore statico e apre gli occhi al mondo. Ci si confronta volenti o nolenti con pensieri e azioni da cui si sfugge, e non è facile restare indifferenti. Ma l’amore ha anche altre facce. Le scelte altruistiche nei confronti di terzi porteranno Shen Te, eroina quasi santa, a perdere ogni cosa. L’amore regala ma può anche togliere ed è un rischio che bisogna correre per vivere realmente.

Il nostro commento

“Tu debolezze non ne avevi. Io sì, una: ho amato”. L’amore può essere un difetto come scriveva lo stesso Brecht. Ma questo approfittarsi di tale sentimento a cosa può portare? L’anima buona di Sezuan non può essere analizzato sotto un profilo puramente tecnico. Si potrebbe parlare di recitazione, di scene e luci ma in questo caso il testo evocato è l’apice di tutto. Gli attori, al suo totale servizio, gli rendono omaggio grandiosamente. Non parla di perfezione, non è artificioso, è crudelmente reale. Restituisce nella giusta intensità tutte le emozioni che racchiude. Attuale e di denuncia, rivolta dal di dentro l’essere umano e ce ne fa guardare la natura. Un teatro che torna ad essere realmente civile e poetico, che denuncia noi stessi e quello che stiamo diventando.

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