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Light of my life, la recensione del film di Casey Affleck

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Arriva nelle sale italiane, a partire dal 21 novembre, il film “Light of my life” di Casey Affleck. Distribuito da Notorious Pictures a partire dal 21 novembre 2019. Le dichiarazioni del regista e di Anna Pniowsky durante la conferenza stampa

Light of my life
Light of my life

Si è tenuta ieri a Roma la conferenza stampa per ‘Light of my life’, film scritto, diretto ed interpretato da Casey Affleck, fratello minore di Ben Affleck. Il film rappresenta l’esordio dell’attore alla regia, dopo l’Oscar per la sua brillante interpretazione in Manchester By the Sea e il documentario su ‘Joaquin Phoenix – Io sono qui’. A partire dal 21 novembre, distribuito da Notorious Pictures a partire dal 21 novembre 2019. Durata: 119 minuti. Nel cast Anna Pniowsky, Tom Bower ed Elisabeth Moss.

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La trama del film

Affleck riesce con un piccolo film a raccontare una fiaba intima e apocalittica quasi ancestrale, una fiaba antica come il mondo, è l’amore universale, quello di un padre per sua figlia, disposto a tutto per proteggerla. Con questo film Affleck alza ancora una volta l’asticella e sale ufficialmente in quella nicchia di Hollywood che fa cinema di qualità. 

E’ la storia di un padre e di sua figlia Rag (Anna Pniowsky) di undici anni, che sono costretti ad una vita nomade dopo essere sopravvissuti ad una epidemia  che ha decimato la popolazione mondiale sterminando, quasi totalmente, quella femminile. In questo contesto apocalittico si sviluppa la storia di un padre che cerca di proteggere la figlia dal mondo intero. 

L’incontro con il regista e l’attrice

In conferenza Affleck spiega come gli è venuta l’idea di girare un disaster movie in “un luogo tremendamente orribile in cui vivere e questo è il motivo per cui ho scelto di raccontare questa storia, in un mondo sull’orlo della distruzione” , un luogo dove c’è il declino dei valori morali, in cui lui sembra quasi portare il peso dell’umanità, è padre ma anche madre, è la capanna sicura dove proteggersi dai mali del mondo. Per il regista e attore questo film è molto personale, ha iniziato a scrivere questa storia quando è diventato padre: 

“Ho scelto di raccontare questa storia della buonanotte che raccontavo anche ai miei figli parlando degli animali che non erano stati selezionati per poter salire sull’arca di Noè,  questa è stata la prima cosa che ho scritto di questa sceneggiatura, tutto il resto è partito da qua. L’idea era quella di fissarmi su quello che è la società, quali sono le scelte di una società e cercare di capire come mai l’umanità è minacciata dall’estinzione”.

Casey Affleck: “Un percorso sull’inevitabile perdita dell’innocenza

Il film è un dramma sull’esistenza, come ha affermato il regista- attore, è incentrato sul  rapporto tra un padre e una figlia, sulla crescita e la perdita dell’innocenza:

‘Quando ho iniziato a scrivere Light of My Life, mi è venuto in mente il lavoro fatto con Gus Van Santsul set di Gerry, un film che racconta di due persone sole nel deserto in cui non accade nulla finché l’uno uccide l’altro. Io ero molto inquieto, non capivo il senso del film e Gus mi spiegò che per capirlo dovevamo guardarci attorno, ‘sentire’ ciò che stava accadendo: ecco il senso del film si sarebbe formato strada facendo, e l’avremmo capito solo arrivati alla fine, l’importante era che si lasciasse fare, un vero let it be. Questo ricordo mi ha sostenuto e confortato, non ho mai forzato i tempi e solo chiudendo la post produzione ho compreso che si tratta di un percorso sull’inevitabile perdita dell’innocenza, e quella ‘luce della mia vita’ si illuminava sempre più forte perché stava crescendo, stava diventando una giovane donna”.

Casey Affleck su Anna Pniowsky: “è riuscita a raggiungere il giusto equilibrio tra vulnerabilità e indipendenza

Rag sta crescendo e con lei cresce il suo problema, è l’arrivo della pubertà sotto forma di metafora. In questo luogo apocalittico dove sembrano persi i valori morali si fanno spazio ricordi, paure, istinti primordiali. 

Riguardo all’attrice Anna Pniowsky, Affleck ha affermato: “Si è distinta immediatamente,  stagliata rispetto agli altri, per questa qualità che lei possiede, qualcosa di impossibile da insegnare, e ti chiedi sempre cosa frulla nella sua testa mentre sta davanti alla macchina da presa, perché non sta semplicemente recitando, ma è riuscita a raggiungere il giusto equilibrio tra vulnerabilità e indipendenza e al contempo è stata in grado di ricevere indicazioni di regia, ma anche di essere autonoma”.

Poi alla domanda sulla sua scelta dell’estinzione delle donne e se avesse cambiato qualcosa il movimento #metoo ha risposto :“Non potrei pensare un mondo senza donne – si anima il regista attore – e il #metoo ha cambiato tutto, a Hollywood come ovunque: non si può né deve più tornare indietro”. 

Il nostro commento

Il dramma esistenziale firmato da Affleck è sicuramente autentico e originale. Un film intimo e personale che racconta con intelligenza  il rapporto di fiducia tra un genitore e un figlio. Brillante l’interpretazione dell’esordiente Anna Pniowsky che entrata perfettamente nel personaggio : “Per prima cosa, mi sono tagliata i capelli, e non è stato semplice! Ho messo un po’ di me stessa in Rag, non è stato un processo particolarmente complicato”.

Sicuramente la giovane attrice canadese ben si è adattata ai climi rigidi della Patagonia Argentina. In questo disaster movie a crollare non sono i palazzi ma i valori morali.  Un film di genere che dal genere si distanzia, rimane un film indipendente e innovativo. 

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