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All’Ara Pacis da domani “Aquileia 2200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente “

Dal 9 novembre un’esposizione di grande suggestione e livello racconta le tappe salienti della storia di Aquileia attraverso reperti e testimonianze

Aquileia_Testa di vento
Aquileia_Testa di vento

In occasione dei 2.200 anni dalla fondazione dell’antica città di Aquileia, Roma Capitale e il Museo dell’Ara Pacis si preparano a celebrarne la storia con una imponente mostra in programma da sabato 9 novembre al 1° dicembre 2019.

La mostra Aquileia 2200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente intende ripercorrere le numerose “trasformazioni” della Città nei suoi momenti storicamente più significativi. Dall’antica città romana, l’Aquileia bizantina e medioevale e il Patriarcato, sino a giungere al periodo in cui la città fu parte dell’Impero Asburgico. Infine gli anni della Prima Guerra Mondiale e del successivo dopoguerra.

Il percorso è curato da Cristiano Tiussi, Direttore della Fondazione Aquileia, e da Marta Novello, Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Con un contributo di don Alessio Geretti, curatore delle iniziative culturali di Illegio. La mosta pone l’accento sull’importanza del rapporto Aquileia-Roma e sulla straordinaria capacità di rigenerarsi di una città, più volte risorta dopo invasioni, spoliazioni, guerre e terremoti.

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Le opere in mostra

Tra le diverse opere, alcune pregevolissime. Come l’iconica “testa di Vento” bronzea, di ascendenza ellenistica, la testa di vecchio, improntata a forte realismo. E ancora la bellissima stele funeraria del gladiatore, due eccezionali mosaici, rilievi marmorei e statue. È inoltre presente un’ampia e preziosa collezione di oggetti in ambra, in quanto la città era il punto d’arrivo dell’antichissima “Via dell’Ambra”.

Della mostra faranno inoltre parte 23 calchi di reperti aquileiesi realizzati nel 1937 in occasione della Mostra Augustea della Romanità. Questi oggi custoditi presso il Museo della Civiltà Romana e alcuni di essi restaurati per l’occasione grazie alla Fondazione Aquileia. Ancora, nella sezione del Cristianesimo, un bassorilievo in pietra calcarea del IV secolo raffigurante l’abbraccio tra Pietro e Paolo. E, per concludere, due spaccati storici sul Patriarcato di Aquileia e sul Milite Ignoto.

In quest’ultima sezione in particolare sarà esposto per la prima volta il tricolore, che avvolse, nella cerimonia in Basilica ad Aquileia nel 1921, il feretro del soldato scelto dalla madre di un soldato caduto e disperso, Maria Bergamas, per rappresentare tutte le vittime disperse in guerra.

Le fotografie del grande friulano Elio Ciol

Ad arricchire la mostra, al centro del percorso espositivo, sono collocate 43 splendide fotografie del friulano Elio Ciol. Il maestro, infatti, da decenni coglie l’essenza degli antichi oggetti e dei resti monumentali tuttora visibili, fornendo un formidabile apporto documentario, emozionante e vivido, di Aquileia. Questi e altri lavori del Maestro Ciol sono stati esposti quest’estate al MAMM di Mosca e prossimamente daranno vita a un’altra mostra a Ekaterinburg.

La proiezione del docu-film “Le tre vite di Aquileia”

Sarà infine proiettato, all’interno del percorso espositivo, un estratto del docu-film “Le tre vite di Aquileia” realizzato da 3D produzioni e destinato a entrare nella programmazione di Sky Arte. Il documentario ripercorre duemila anni di storia di Aquileia attraverso interviste, riprese realizzate nei luoghi simbolo di Aquileia. Presenti anche ricostruzioni virtuali e filmati d’epoca concessi dall’Istituto Luce.

La storia di Aquileia

Fondata nel 181 a.C., Aquileia fu concepita come avamposto di Roma nel lembo estremo nord-orientale della penisola, in seguito centro d’irradiazione del Cristianesimo nell’Italia Settentrionale e nelle regioni del Centro ed Est Europa. Città ricca e popolosa, tanto da essere ricordata dal poeta Ausonio (IV secolo d.C.) come la quarta d’Italia, dopo Roma, Milano e Capua.

Per secoli Aquileia è stata porto commerciale di primissimo piano dell’intero Mediterraneo e ha costituito la porta d’entrata non solo di derrate e di merci, ma anche di arte e idee provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che, rielaborate e metabolizzate, si sono poi diffuse nell’Italia Settentrionale, nei Balcani e nel Noricum. Fu anche sede di un principato ecclesiastico e di uno Stato Patriarcale, a partire dal 1077 e fino alla conquista veneziana nel 1420. Mentre il Patriarcato come entità ecclesiastica fu soppresso solo nel 1751, avendo come eredi le Arcidiocesi di Udine, per la parte veneta, e di Gorizia, per la parte imperiale.

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