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Fascinazione indiana: alcuni titoli di ieri e di oggi per un viaggio letterario

L’oriente indiano è stata un polo di attrazione per autori di ogni epoca; alla ricerca dell’altro, ma anche di radici comuni, di insegnamenti lontani eppure straordinariamente vicini.

Letteratura indiana in Italia

Sono stati tanti gli scrittori italiani attratti dalla cultura tradizionale indiana, e non solo nel Novecento. Possiamo ricordare qui, di passaggio, Michele Kerbaker, il padre degli indianisti italiani le cui traduzioni aprirono al nostro paese le porte dell’epica sanscrita. Le sue traduzioni furono importantissime per la diffusione dell’interesse e della mitologia indiana. In particolare Kerbaker tradusse il Baghavad Gita, il celebre “Poema del beato”, che è parte del più ampio Mahabharata. L’indianista torinese tradusse anche parte di questo poema sacro, che è il più lungo che sia mai stato scritto (assai più lungo dell’Odissea, o della Bibbia o delle altre saghe) e per farlo scelse l’ottava ariostesca, il metro della grande epica italiana.

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Pasolini e oltre

In tempi più recenti l’interesse non è scemato. Un titolo minore di Pasolini, per esempio, andrebbe riscoperto a riguardo. Si tratta di L’odore dell’India, un reportage, un diario di viaggio (era stato in India con Alberto Moravia e Elsa Morante) destinato a diventare un libro di culto. La visione di Pasolini è poetica e politica ad un tempo (come sempre), e incredibilmente umana. Scrive da Benares: “È rinato quel mio vecchio io estetizzante e narcisistico: il mondo è l’India, ed è un mondo per poesia”. Quelli erano anche gli anni del celeberrimo India di Roberto Rossellini, documentario cinematografico, tra i picchi della produzione del regista. Certo, gli scritti di Edward Said ci hanno insegnato che quando l’occidente guarda ad oriente lo fa sempre con occhio “orientalista”, e che una descrizione da ovest dell’est è più complessa (se non impossibile) e soprattutto sempre più “politica” di quanto apparentemente non sembri. Lo ha capito bene uno scrittore come Mathias Enard, nel suo Bussola, per fare un solo esempio.

Due proposte recenti

Eppure la fascinazione indiana non smette di farsi sentire. Ci arrivano a proposito alcune segnalazioni editoriali di titoli recentemente pubblicati. È uscita in Italia una versione a fumetti del Mahabharata, ispirata all’adattamento che Jean Claude Carrière fece per uno spettacolo di Peter Brook del 1985, e reso a fumetti da Jean-Marie Michaud. Per Stampa alternativa invece segnaliamo l’uscita del romanzo Ajarn Farang maestro straniero di Enrico Corsi, storia di un viaggio ad oriente tra gli anni venti del Novecento e la Seconda Guerra mondiale, tra medicina olistica e conoscenza di sé. Il mito del viaggio ad est, insomma, continua.

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