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Cinema Tedesco: i film – La recensione del libro

Il volume edito da Mimesis e a cura di Leonardo Quaresima, raccoglie una serie di interventi critici che coprono il cinema tedesco dalle origini fino al giorno d’oggi.

Cinema tedesco

Il libro più che un dizionario o una storia del cinema tradizionalmente intesa è costruito sulla campionatura di una serie di titoli-manifesto chiamati a rappresentare un segmento di storia del cinema (e non solo) della Germania di ieri e di oggi. I saggi infatti non analizzano soltanto i singoli film, ma si soffermano sulle interazioni delle pellicole con altri film e con le arti; oppure indagano i vari momenti della storia del cinema da un punto di vista più ampio (culturale, sociologico, filosofico), e sempre con un occhio ben puntato sulla storia di un paese che nel Novecento ha avuto, nel bene e nel male, un ruolo da protagonista.

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Famiglie cinematografiche

Il volume è composto da sedici saggi (più un’introduzione del curatore), ognuno dei quali intitolati ad un film, rappresentante però di tutta un’epoca del cinema tedesco. Insomma dai casi concreti i vari saggi cercano di offrire al lettore un quadro generale. Scrive nell’introduzione Leonardo Quaresima: “ogni film preso in esame non parlerà solo per il contesto che lo riguarda singolarmente, ma per un insieme assai più vasto di direzioni, influenze e ripercussioni”. Il volume quindi non ragiona per “capolavori”, casi singoli e isolati, ma per film che si fanno rappresentanti di “famiglie cinematografiche”, che generano connessioni, intrecci, relazioni, dentro e fuori la settima arte. Idea di base è dunque allargare la prospettiva, fornire un quadro dal raggio più ampio possibile.

I film

La Germania dagli anni Dieci alla Seconda guerra mondiale è rappresentata attraverso una serie di film entrati nel mito. Tra gli altri: Lo studente di Praga, Il gabinetto del dottor Caligari, Nosferatu, Metropolis, Il vaso di Pandora. Insomma, i più grandi del cinema tedesco antecedente al nazismo: Lang, Murnau, Pabst, Weine. Gli anni del nazismo, invece, sono analizzati attraverso una lettura attenta di Il trionfo della volontà, discusso film di Leni Riefenstahl. È trattato poi il cinema del dopoguerra, il cinema delle rovine e della ricostruzione (dell’arte, del paese e dell’identità). Si arriva poi all’altro grande momento del cinema tedesco: il “Neuer Deutscher Film” di Wenders, Herzog e Fassbinder; un periodo idealmente racchiuso tra Artisti sotto la tenda del circo: perplessi di Kluge e Heimat di Edgar Reitz. Si arriva fino al cinema d’oggi, di cui viene preso a modello e punto di partenza Lola corre di Tom Tykwer.

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Una continua ricerca di identità

Ma, come si diceva, il libro non ragiona per film presi nella loro singolarità. L’idea di metodo che sottostà a tutto il volume è quella di cercare e definire l’identità del cinema tedesco non in senso monolitico (d’altronde con la storia del paese sarebbe impossibile), ma insistendo sulle tante identità del cinema tedesco. Non si va, insomma, alla ricerca di uno “spirito tedesco” (per dirla con Giorgio Pasquali) nel cinema, quanto piuttosto delle innumerevoli sfaccettature di indagine e costruzione di identità in una cinematografia in continuo mutamento. E basta pensare a certo cinema contemporaneo proveniente dalla Germania: quello di Faith Akin, ad esempio.  

Cinema e oltre

Spesso i saggi indagano le implicazioni culturali dei film e del cinema preso in esame. Non può essere altrimenti in molti casi: si pensi al cinema di propaganda della Riefenstahl. Ma c’è spazio anche per altre indagini ad ampio spettro; facciamo solo l’esempio del saggio di Sonia Campanini su Il gabinetto del dottor Caligari, che si trasforma in un interessante studio del “cabinet” come spazio culturale e topos della Germania weimariana. Ma questo è solo un esempio (ne facciamo solo un altro: il saggio di Spinosa dove si indagano le “origini” antropologiche del cinema di Herzog); il volume è davvero ricchissimo di spunti, ed è uno strumento di studio molto accurato scientificamente e bibliograficamente. Accanto a questo è però anche (e soprattutto) una lettura accattivante: allo stesso tempo una storia del cinema attraverso le sue intersezioni culturali e una storia della Germania attraverso il suo cinema.

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