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I formalisti russi nel cinema – la recensione del libro

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Da Jakobson a Jurij Lotman, da Osip Brik fino a Viktor Sklovskij, il libro contiene gli scritti sul cinema dei nomi più importanti della scuola formalista sovietica.

I formalisti russi nel cinema
I formalisti russi nel cinema , a cura di Pietro Montani, Mimesis 2019

Linguistica del cinema

Perché un gruppo di linguisti, studiosi di poetica e di folklore russi si interessò al cinema, tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento? Per motivi “d’avanguardia” innanzitutto, per amore del nuovo. Poi per spinta militante: si vedeva nel cinema un potente mezzo di alfabetizzazione delle masse. Ma non solo. Le ragioni di fondo furono sostanzialmente linguistiche. La grande intuizione fu quella della possibilità di adattare al cinema il discorso linguistico che la scuola aveva sviluppato in precedenza. Il cinema è un discorso, e la sua sintassi è il montaggio. La possibilità di combinare le immagini in movimento faceva del cinema qualcosa di profondamente diverso dalla fotografia, e in quest’ottica quello cinematografico era un linguaggio nuovo.

Sintassi del montaggio.

Dalla linguistica al cinema il passo è breve: la settima arte divenne così uno degli argomenti di riflessione principale di questo gruppo di studiosi. Ma già nel 1933 Roman Jakobson si chiedeva: “Decadenza del cinema?”. Problema centrale, a pochi decenni dalla sua invenzione. Sembra di sentire i Lumière: “il cinema è un’invenzione senza futuro”. Ma la domanda in realtà scaturiva da un’osservazione assai chiara. Il cinema rischia costantemente di perdere la sua vocazione sperimentale, la sua infinita potenzialità combinatoria per farsi subito classico, uguale a se stesso. Anche per Jakobson la centralità sta sempre nel montaggio; è dalla combinazione di quel “particolare sistema di segni” che scaturisce il senso.

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Poetica del cinema

Il cinema è un universo di segni, combinabili come i suoni e le parole di una lingua. Ma il cinema è anche arte, e dunque “poesia”. La funzione poetica della lingua, teorizzata da Jakobson, trova allora terreno fertile per una nuova “linguistica delle immagini”. Arrivare al significato attraverso la cesura (il montaggio): ecco la poetica del cinema. Una poetica propria del mezzo stesso, non ereditata da nessun altro medium; perché il cinema non è teatro fotografato, né un romanzo per immagini. Il cinema insomma, è per i formalisti “una scrittura sincretica ad alto tasso di ‘poieticità’ tecnica”. L’arte sta nella potenzialità del mezzo stesso.

Semantica del cinema

Sul rapporto con altri media e sulla semantica cinematografica è illuminante il saggio di Sklovskij su cinema e letteratura. Lo scritto elogia il fatto che la letteratura dell’epoca stesse iniziando ad imitare le procedure del cinema, così da lasciarsi alle spalle “residui” letterari come l’intreccio narrativo. Le cose poi andarono diversamente e il cinema si impossessò invece sempre di più di alcune tecniche del romanzo e del teatro; ma la riflessione formalista ci ricorda come il cinema abbia una lingua propria, che è essa stessa un veicolo di significato. Il significato del cinema va oltre le “storie”: è la dinamica del racconto che è il vero veicolo del significato. Registi come Robert Bresson, Godard, Pasolini o, più di recente, Soderbergh faranno tesoro di queste intuizioni.

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La sperimentazione continua

Al di là del fatto tecnico o puramente accademico queste riflessioni di più o meno un secolo fa ci ricordano come il cinema sia un mezzo per definizione “sperimentale”. Come sia possibile una ri-scrittura costante dei suoi significati a partire dalle proprie peculiarità tecniche (su tutte il montaggio). La rivoluzione digitale, inoltre, ha riportato il cinema, almeno in parte, ad una nuova fase “aurorale”; un momento in cui la sperimentazione torna ad essere praticata e l’importanza della riflessione linguistica sul mezzo torna ad essere d’attualità. Leggere i formalisti ci fa riflettere sulle potenzialità infinite del medium-cinema E non sarebbe male ricordare questa lezione davanti a certo cattivo cinema che spesso ci tocca guardare.

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